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Polo Tecnologico, da sogno a realtà. Due fasi per attrarre e individuare investitori

L'idea alla base del nuovo polo, che è riassumibile nella frase “Diversis Gentibus Una”, sarà quella di tornare alle origini della città, nel momento di massimo splendore

giovedì 14 dicembre 2017 07:30

di Filippo Ciapini

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Sarà una cordata di imprese livornesi, gestita da Simurg, a curare lo studio di fattibilità per la realizzazione del nuovo polo tecnologico di Livorno. “E’ una sfida importantissima – spiega l’assessore alle Attività produttive Francesca Martini – bisognerà ridefinire le linee guida per attrarre e individuare investitori e imprese di qualità. Livorno ha moltissimo da offrire e questo polo sarà una svolta per la città”.
Il progetto, presentato al Cisternino di città, si articolerà in  due fasi, ognuna con una finalità ben precisa. Il prossimo 25 gennaio partirà una prima fase di ascolto dove saranno coinvolti, ed appunto “ascoltati”, tutti gli operatori economici che desiderano investire su Livorno. Dopodiché sarà fatta una mappatura delle iniziative più interessanti per arrivare allo studio di fattibilità dove saranno valutate tutte le condizioni necessarie per lo sviluppo del Polo e “sbloccare” il finanziamento di 5 milioni di euro del Ministero dello Sviluppo Economico. “Vogliamo riqualificare il territorio livornese – spiega il dottor Moreno Toigo della Simurg – l’area dei vecchi macelli è l’obbiettivo primario, è abbandonata dal 1993 ed è già pronta, siamo fiduciosi”.
L’idea alla base del nuovo polo, che è riassumibile nella frase “Diversis Gentibus Una” (frase incisa sul tallero d’oro livornese nel 1655), sarà quella di tornare alle origini della città, nel momento di massimo splendore, quando i valori di riferimento erano l’apertura al mondo, l’unità nella diversità e la proiezione verso il futuro e l’innovazione. “Dovremo mettere sullo stesso piano contenuto e contenitore – conclude l’assessore Martini – in passato sono state create cattedrali nel deserto, non vogliamo fare altri errori del genere”.

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1 commento

 
  1. # Antonio Caprai

    Oltre ai soldi e alla struttura occorrono idee e collaborazioni con chi già svolge attività nei poli tecnologici e di ricerca. Occorre avere contatti continui e proficui con il CNR di Pisa e l’Università. Altrimenti sarà quello che si dice voler evitare: una cattedrale nel deserto. Già, purtroppo, nel recente passato il comune ha avuto l’idea di un polo tecnologico, fatto per dare poltrone a assoluti incompetenti. Per questo nulla è decollato.

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