|
Ironico, malinconico, epico e trasognato: ecco Angelo Tremamondo
GUARDA LE FOTO DI SCENA IL BACKSTAGE DELLO SPETTACOLO - GUARDA ANGELO TREMAMONDO - GUARDA LO SPETTACOLO
 | | Una scena dello spettacolo dedicato a Angelo Tremamondo (foto Augusto Bizzi) | LIVORNO - Livorno, Venezia, Parigi, Londra, Canaletto, la Regina Carlotta, il Re d'Inghilterra Giorgio il Pazzo e lui: Angelo Tremamondo, lo spadaccino livornese che fece innamorare di sé e della sua arma tutta l'Europa del Settecento. Luoghi e personaggi da film per una storia tra mito e leggenda. Così lo spettacolo "Angelo Tremamondo, l'Angelo della Scherma" di e con Alberto Bona con la regia di Giampaolo Zennaro e la direzione di produzione del maestro Mario Menicagli e Gianluigi Guarnotta ha fatto sognare e applaudire una traboccante Goldonetta nella serata di mercoledì 25 maggio. Uno spettacolo che ha dato così ufficialmente il via ai Campionati Italiani Assoluti di scherma che da oggi, giovedì 26 maggio, fino a domenica 29 saranno ospitati a Livorno, la patria della scherma. Una riscoperta delle origini, un filo rosso che ridona così il padre della nobile arte del tirar di scherma livornese, Angelo Tremamondo, alla sua gente, ad una Livorno che ha bisogno di conoscere e riscoprire le sue orme per capire la grandezza e il patrimonio di uno sport così nobile che tanto ha dato alla sua città .
Lo spettacolo si apre con un Tremamondo a duello che con un flashback narrativo ripercorre il suo cammino che lo ha portato da Livorno fino alla corte dei Reali d'Inghilterra. Un percorso ironico, epico e trasognato allo stesso tempo, nostalgico nel finale, fatto di amicizia vera, di scherma e di lealtà , ma in cui non manca certo quello spirito tutto labronico, quel mix di spavalderia e burla tipico della gente bagnata dal salmastro dei Quattro Mori. Il tutto accompagnato dalle stupende musiche del maestro Mario Menicagli, malinconiche e struggenti al punto giusto, capaci di raggiungere l'acmé del pathos narrativo quasi rapendo lo spettatore, creando così una mimesi con il testo e con la scena.
Le interviste del dopo spettacolo.
Il regista. "Com'è Tremamondo? Il classico livornese - spiega un soddisfatto regista Giampaolo Zennaro - ma lo dico nel senso più buono del termine, nella sua accezione migliore. Non un becero, ma un elegante e un puro. Ho imparato molto da questo spettacolo, venendo dalla regia operistica spesso si incontrano gli spadaccini. Ma mai avevo fatto una drammaturgia della scherma ed ho imparato cos'è la scherma. Questo spettacolo - continua il regista Zennaro - è poi uno spettacolo che si presta molto bene anche per un riadattamento cinematografico. Ci sono tre grandi città europee, c'è uno sport nobile come la scherma, c'è la passione, c'è l'amore. Ci sono tutti gli ingredienti per una produzione che possa riguardare tre nazioni. Sarebbe un film europeo. Chissà che non si trovi un produttore interessato..."
Il direttore di produzione
Mario Menicagli: "C'è da dire che si partiva da un'idea geniale di Bona e Zennaro, ovvero quella di mettere in scena un personaggio come Tremamondo che parla da sè. Dopo lo spettacolo che abbiamo appena visto - commenta il maestro Menicagli - non puoi non innamorarti della scherma. Grazie a Tremamondo poi, abbiamo riscoperto la nobiltà della radici della nostra città e questo mi fa riflettere e mi inorgoglisce allo stesso tempo"
Gli attori.
Eleonora Zacchi, la Regina Carlotta è ancora emozionata nel suo camerino. "E' stata un'esperienza fantastica- commenta Zacchi - che mi ha permesso di conoscere anche un personaggio di questo calibro come Angelo Tremamondo. Posso dire di aver imparato qualcosa sulle origni della scherma livornese e perché no, di essere rimasta affascinata da un tipo come l'Angelo della Scherma".
Margharet Woffington è stata rappresentata in scena da una bravissima Prunella Meschini. "Per me è stato davvero un onore poter recitare in questo spettacolo - commenta l'attrice - Ho tirato per dieci anni di scherma al Circolo Fides e quando mi hanno chiesto di far parte dello spettacolo è stato come realizzare un sogno".
Alberto Bona, Angelo Tremamondo, lo troviamo mentre si sta cambiando nel suo camerino. "Cosa significa aver interpretato Tremamondo? Semplice, aver riportato il profeta in patria. Un bel peso, una bella responsabilità ma carica di emozione e di entusiasmo. Un compito quasi medianico il mio, riportalo in vita, fargli rivivere il suo sogno. Un personaggio, quello di Angelo, in cui un po' mi identifico anch'io visto che per motivi di lavoro sono dovuto andare a vivere a Londra. Ho respirato questa malinconia trasmessa magistralmente dalle musiche del maestro Mario Menicagli. Nostalgia ma anche amore per uno sport che oggi come oggi è, ahimè, sottovalutato dal grande pubblico senza un vero motivo.
Tocca a Luca Salemmi che sul palco ha indossato i vestiti del pisano Giuseppe Gianfaldoni. "Beh recitare la parte di un pisano in un contesto dove l'eroe assoluto è un livornese non è certo semplice - spiega Salemmi - anche se è stato divertente e allo stesso tempo formativo. Lavorare con un professionista come il regista Zennaro è sicuramente il massimo. E' stato bravissimo a metterci a nostro agio subito nonostante avessimo pochissimo tempo a disposizione per le prove".
In fondo, ma non per ultimo, dietro a uno specchio nascosto in camerino ecco che si nasconde Riccardo De Francesca, prima Canaletto e poi Re Giorgio il Pazzo. "Il Re era sicuramente un personaggio da caratterizzare in maniera forzatamente ironica, farlo scendere dal suo trono e portarlo alla pari di un giovane grintoso come Tremamondo. Un personaggio sopra le righe che cede così il testimone della regalità al vero re della scena Angelo Tremamondo".
© RIPRODUZIONE RISERVATA
|