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Entusiasmo e tanti applausi per “Sì” di Mascagni. Parlano i protagonisti

Le interviste alle cantanti e al regista di questa produzione, targata Fondazione Teatro Goldoni, che ha riportato dopo 22 anni l'operetta del compositore labronico sul palcoscenico cittadino

martedì 27 novembre 2018 11:08

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di Massimiliano Bardocci

Sono state sei le rappresentazioni, senza considerare le repliche, di questa poco conosciuta operetta, “Sì”, che debuttò il  13 dicembre 1919 al teatro Quirino di Roma, composta dal concittadino maestro Pietro Mascagni nella nostra città. Quattro rappresentazioni al teatro Politeama nel 1920, 1922, 1925, 1926, il 9 agosto 1937 nel giardino dell’albergo Palazzo con la direzione dello stesso autore e la regia di Josco Schubert, e al teatro “La Gran Guardia” nel 1996 per la regia di Simona Marchini.
A queste dobbiamo aggiungere l’edizione di quest’anno che è andata in scena al Teatro Goldoni di Livorno nei giorni 23 e 25 novembre nel corso della stagione lirica 2018/19.
L’operetta “Sì”, tre atti su libretto di Carlo Lombardo, è quindi un grande ritorno sul palcoscenico dopo 22 anni nella città natale del compositore grazie alla nuova produzione della Fondazione Teatro Goldoni, effettuata in collaborazione con il Rotary Club Livorno, che ha visto come interpreti giovani cantanti che hanno partecipato al Mascagni Opera Studio il laboratorio di alta formazione vocale ideato dal teatro labronico.
Sul palco a far rivivere la vicenda di “Sì” un doppio cast di attori giovani che rappresentano i nuovi talenti della lirica, ma anche cantanti già affermati come il tenore Fabio Armiliato, che è stato uno dei docenti del laboratorio, che ha interpretato la parte di Luciano di Chablis (nella recita del 23) assieme al soprano  livornese Alessandra Rossi già protagonista nell’edizione del 1996 nella parte di “Sì delle FoliesBergere”. Gli altri interpreti: Blerta Zhegu (Sì nella recita del 25), Anastasia Bartoli/DiokleaHoxha (Vera principessa di Chablis), Valeria Filippi (Palmira), Stefano Tanzillo (Luciano di Chablis nella recita del 25), Matteo Loi (Clèo De Mèrode) e Alessandro Biagiotti/Veio Torcigliani (Romal).
Tutti giovani cantanti che hanno messo in atto in questo lavoro, definito da Mascagni la piccola lirica, tutta la propria bravura, professionalità  e esperienza ottenuta sino ad oggi e che sicuramente avranno un grande avvenire nel mondo della lirica. Una regia molto curata e movimentata firmata dalla regista irlandese Vivien Hewitt che con semplicità ha trascinato il pubblico nell’atmosfera e realtà della città di Parigi. Di rilievo le scene corali, che nell’operetta sono diverse, bene interpretate e dirette dal maestro Luca Stornello. A dirigere la bravissima orchestra della Toscana il giovane  maestro Valerio Galli.

Le interviste ai protagonisti: Hewitt, Zhegu e Rossi.

Vivien Hewitt, con Lei Livorno ha rivissuto un’altra pagina del maestro Mascagni e a distanza di 22 anni dall’ultima rappresentazione. A livello di regia, ci sono state delle differenze?
“Sono irlandese ma vivo da 35 anni in Toscana ed ho scritto un libro alcuni anni fa sulla storia dei teatri di Livorno. Quindi per me questa città e una seconda Patria che ha un forte legame col mondo anglosassone ed è sempre una gioia mettere le mani su un lavoro di Pietro Mascagni come questo “Sì” che è un po’ sconosciuto. L’edizione di 22 anni fa, la cui regia era di Simona Marchini, era più ottocentesca più stile Belle Epoque, io invece in questa musica ci sento più una modernità influenzata dal ritmo americano dal foxtrot a tutte le danze arrivate dall’oltre oceano scegliendo così di ambientare la vicenda in una Parigi del 1918/1919. E’ una versione quindi più futurista che abbraccia volutamente la modernità che l’avvicina più ad un musical americano e non alle classiche operette di Lehar”.

Lei dal suo punto di vista in questo “Sì” vede un Mascagni futurista?
“Confermo la mia idea che per me Mascagni è più emerso nel futurismo che nel mondo della  Belle Epoque; è un moderno e questo lo dimostra che il  secondo atto si svolge nel locale più importante di Parigi “Le FoliesBergere” dove secondo me si vuole immergere nella contemporaneità  attraverso la sua musica. Quest’operetta può essere rappresentata in altri teatri come altre storiche operette anche se “Sì” è considerata una operetta minore”.

Blerta Zhegu (Sì nella recita del 25), cosa può dirci di questo lavoro dove debutta come protagonista?
“La musica è bellissima, è un’operetta ma è scritta come un’opera. È un lavoro molto impegnativo dove oltre a cantare c’è la parte recitativa e danzante e generalmente le operette lo sono molto meno; questo “Sì” lo definisco come l’antenato del musical di oggi perché vi trovo la recitazione, il ballo e il canto ma la musica fa più pensare ad un’opera che all’operetta”.

Zhegu, è felice di interpretare un lavoro di Pietro Mascagni?
“Felicissima, io sono albanese e sono onorata di essere protagonista di un lavoro scritto da Mascagni e per lo più di interpretarlo nella propria città natale; quindi posso dire con orgoglio viva Mascagni”.

Alessandra Rossi, soprano livornese, Lei è stata l’interprete principale di “Si”  nell’edizione del 1996 e lo è stata anche quest’anno in questa produzione con la regia di Vivien Hewitt. Qualche nostalgia?
“Nostalgia soprattutto per la freschezza dei tempi e la capacità di affrontare le cose con più leggerezza, adesso non ho più la spontaneità dell’edizione di 22 anni fa con la regia di Simona Marchini ma ho interpretato “Sì” della produzione attuale con più consapevolezza . interpretare Mascagni è sempre un onore e questa operetta dovrebbe essere rappresentata nei vari teatri perché  trattasi, secondo me, di  un capolavoro  al pari delle altre classiche operette note in tutto il mondo”.

Rossi, dei giovani cantanti da cui è stata affiancata nel cast cosa può dirci?
“Sono meravigliosi, ho avuto la possibilità di seguirli mentre frequentavano il Mascagni Opera Studio e sono orgogliosa  dei risultati da loro raggiunti ma soprattutto sono convinta che molti di loro hanno davanti a se una splendida carriera artistica nel mondo della lirica”.

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1 commento

 
  1. # Nena

    Operetta bella e divertente.C’è ricchezza di scene e di costumi. Interpreti uno più bravo dell’altro.

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