Stefano rianima un uomo: “La collega si sbracciava, sono intervenuto”
Il racconto del portuale livornese: "Ho vissuto quei momenti al rallentatore, mettendo in pratica quello che avevo imparato. Quando poi si è ripreso mi sono lasciato andare all'emozione. Ho deciso di raccontare per far capire a tutti l'importanza di seguire corsi di primo soccorso: possono salvare la vita al prossimo"
“In quei momenti mi sono sentito relativamente calmo, ho vissuto tutto al rallentatore. Poi, quando ho parlato con i sanitari e i familiari, mi sono lasciato andare e mi sono emozionato”. A parlare è Stefano, 44 anni, responsabile operativo, che l’11 dicembre all’Alto Fondale ha soccorso e rianimato un uomo colto da malore. “Ero in auto e stavo percorrendo il piazzale quando ho notato che una collega, a circa un centinaio di metri da me, si sbracciava come per attirare la mia attenzione. Allora l’ho raggiunta trovando un uomo incosciente a terra. L’ho sbottonato e ho iniziato a praticargli il massaggio cardiaco, mentre due colleghi hanno chiamato l’ambulanza e un altro è andato a prendere il defibrillatore”. Stefano ha quindi attivato il dispositivo, posizionato le piastre e seguito passo dopo passo le indicazioni vocali: “L’apparecchio ha analizzato il paziente, poi mi ha detto di dare la scossa e di stare a distanza. Dopo la scarica, mi ha indicato di continuare con il massaggio. Così ho fatto e ho iniziato a rendermi conto che stava piano piano riprendendo conoscenza”. Nel frattempo è arrivata sul posto una squadra della Svs, che ha preso in carico il paziente e lo ha trasportato al pronto soccorso. Il 44enne ha deciso di raccontare la sua esperienza per lanciare un messaggio chiaro: “Vorrei far capire a tutti l’importanza di seguire i corsi di primo soccorso. Ho sempre pensato: ‘E se mi capitasse davvero di dover salvare una persona e non sapessi cosa fare?’ Mi sono trovato al posto giusto nel momento giusto e ho potuto mettere in atto quello che avevo imparato. Mi sento fortunato perché questo episodio mi ha dato l’occasione di sentirmi una brava persona. Infine, vorrei specificare che il defibrillatore utilizzato è stato donato dalla famiglia Giarola“.
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