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“Volontaria aggredita, serve un percorso comune per tutelare chi soccorre”

Giovedì 15 Gennaio 2026 — 13:27

La Misericordia di Livorno rende noto che il 14 gennaio un proprio equipaggio è stato vittima di una aggressione durante un intervento di soccorso. Nell’episodio è rimasta ferita una volontaria, Giada, ricoverata in Pronto Soccorso per accertamenti e dimessa con una prognosi di 5 giorni

La Misericordia di Livorno rende noto che il 14 gennaio un proprio equipaggio è stato vittima di una aggressione durante un intervento di soccorso. Nell’episodio è rimasta ferita una volontaria, Giada, ricoverata in Pronto Soccorso per accertamenti e dimessa con una prognosi di 5 giorni. “L’aggressione – scrive in un comunicato l’associazione – non rappresenta un caso isolato, ma l’ennesima manifestazione di un fenomeno ormai diffuso e preoccupante, che coinvolge operatori sanitari e volontari impegnati nel servizio di emergenza‑urgenza in molte realtà italiane. Dì fronte a questa situazione, la Misericordia di Livorno ha già avviato un confronto con le istituzioni territoriali e con le principali testate giornalistiche locali, che hanno espresso la volontà di partecipare a un percorso condiviso di informazione, formazione e prevenzione. La sicurezza degli equipaggi deve diventare una priorità assoluta”. La Misericordia sottolinea la necessità di affrontare con decisione il tema della sicurezza degli operatori e dei volontari che quotidianamente garantiscono un servizio essenziale alla collettività. In particolare, vengono posti all’attenzione alcuni punti urgenti sui quali è necessario un confronto a livello locale e regionale.

1. Valutazione del rischio nelle chiamate al 118. È fondamentale comprendere se la classificazione delle chiamate integri in modo adeguato gli elementi di rischio per gli equipaggi, così da prevenire l’invio in scenari potenzialmente pericolosi senza adeguate tutele.

2. Adeguatezza del mezzo inviato. Occorre interrogarsi se il tipo di mezzo di soccorso e la composizione dell’equipaggio siano sempre coerenti con la natura dell’intervento e con i possibili rischi.

3. Necessità di un dialogo interistituzionale più efficace. Un coordinamento strutturato tra 118, Questura, Arma dei Carabinieri, Prefettura e realtà del volontariato potrebbe contribuire a prevenire eventi come quello accaduto oggi e a gestire situazioni a rischio con maggiore tempestività.

4. Conoscenza reale del servizio svolto dai volontari. La Misericordia ribadisce che gli enti preposti alla sicurezza devono possedere una piena consapevolezza della complessità operativa dei servizi di emergenza-urgenza, svolti 24 ore su 24 da equipaggi che spesso si trovano in contesti difficili e imprevedibili.

5. Introduzione di strumenti di tutela, come le body cam. La proposta di dotare gli equipaggi di body cam, già avanzata in precedenza, viene qui riaffermata come strumento deterrente e di tutela sia per i volontari sia per i cittadini.

6. Formazione congiunta con le Forze dell’Ordine. Un percorso formativo integrato permetterebbe ai volontari di conoscere:

– quali tutele normative hanno,

– quali segnali di rischio possono essere riconosciuti in anticipo,

– come adottare comportamenti più sicuri nelle situazioni critiche.

Una “contaminazione positiva” tra competenze di soccorso e competenze di sicurezza che può fare la differenza.

7. Procedure condivise per attivare un servizio interforze. In alcuni casi specifici, l’attivazione automatica e coordinata delle Forze dell’Ordine potrebbe garantire l’incolumità degli equipaggi sin dal momento dell’invio. “Non possiamo permettere che chi aiuta venga aggredito”. La Misericordia di Livorno riafferma con forza che la sicurezza dei propri volontari e operatori è una condizione imprescindibile per continuare a svolgere il servizio di emergenza in maniera efficace e serena. L’episodio di ieri mette ancora una volta in evidenza la necessità di un intervento sistemico, condiviso e strutturato. Per questo, l’associazione chiede l’apertura di un tavolo permanente con tutte le istituzioni competenti, affinché si possa lavorare insieme a soluzioni concrete e operative.

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