“Ogni volta che non so volare”, la poesia in musica del Nigio e quel “vaffa” dolce-amaro al tempo
Un climax ascendente che si scalda con la voce del Nigio, piano piano, e alla fine graffia e scoppia dentro. Un'atmosfera felliniana che avvolge quei tre minuti e spiccioli dove il mondo sembra fermarsi con il maxi orologio dietro le sue spalle, mentre le note del cantante livornese ti avvolgono come una coperta
“E se questa vita è un viaggio, meno male siete qui”. L’abbraccio in musica del Nigio si racchiude tutto in questa frase finale che anticipa la chiusa della sua “Ogni volta che non so volare”. Un “vaffa” delicato e malinconico al tempo che passa ma che ti avvolge e che ti fa crescere, che cambia e distorce le cose e le sensazioni come il fare l’amore che è diverso dalla prima volta dei suoi 15 anni. Un tempo feroce fatto di labirinti e salite, che ti fa cadere e ti fa rialzare. Enrico Nigiotti si presenta sul palco di Sanremo intorno a mezzanotte e mezzo, canta per 23esimo (cosa che ha generato anche una gag simpatica con il babbo nel pomeriggio di martedì prima che iniziasse la gara sanremese). I livornesi tengono duro sul divano. Vogliono ascoltare e vedere il “bimbo” del viale Italia che emoziona e si emoziona. Sul palco è una spada. Dritto, preciso, unico come sempre. Pantalone nero, camicia nera, capello raccolto e intensità. La canzone, come annunciato, è una canzone atipica, senza un vero e proprio ritornello che rimane dentro. Ma non importa. A rimanere dentro è tutto il resto. Rimane dentro lui che, ancora una volta, dimostra di essere un gigante del cantautorato italiano. Un climax ascendente che si scalda con la voce del Nigio, piano piano, e alla fine graffia e scoppia dentro. Un’atmosfera felliniana che avvolge quei tre minuti e spiccioli dove il mondo sembra fermarsi con il maxi orologio dietro le sue spalle, mentre le note del cantante livornese ti avvolgono come una coperta.
Una carezza, dolce e amara allo stesso tempo, alla vita che ci porta a spasso che ti fa cascare spesso ma che ti mette davanti sempre gli affetti più cari pronti a starti vicino nel cammino. Per Nigio questo “Ogni volta che non so volare” è una sorta di “Ragazzo fortunato” dove ringrazia “chi mi salva ogni volte che tocco il fondo” e chi “comunque vada mi rimane accanto”. Nigiotti lancia il suo tempus fugit di Virgiliana memoria. E come Virgilio porta a spasso Dante nell’Inferno, anche Enrico ci porta attraverso i meandri dei suoi inferni personali e di quelli che “bruciano fuori”. Ma alla fine “pochi minuti e sarà domani”. Un domani che quel lontano bimbo di Amici si è costruito granello dopo granello nota dopo nota, fino ad oggi, fino a diventare uno pronto a mangiarsi quel palco. E anche se dice che “non sa volare”, per noi Enrico Nigiotti con questa poesia in musica ha spiccato davvero il volo.
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