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Missili su Dubai, due livornesi sulla Palma: “Abbiamo dormito con le scarpe e lo zaino pronto”

Domenica 1 Marzo 2026 — 12:36

Edoardo e Sofia in alcuni momenti del loro soggiorno a Dubai. In pagina anche uno screenshot del cellulare del livornese con l'alert arrivato dalle autorità locali in seguito all'attacco missilistico in corso

Edoardo Falcucci, 31 anni, e Sofia Bianchini, 29, in attesa di rientrare dagli Emirati dopo l’escalation tra Iran, Usa e Israele. A sette chilometri dal loro hotel un cinque stelle in fiamme. “Di giorno sembra tutto normale, ma la notte è surreale”

di Giacomo Niccolini

Dovevano essere giorni divisi tra lavoro e vacanza. Un viaggio partito il 21 febbraio, un mix tra business e piacere, con rientro previsto il 3 marzo. Invece per Edoardo Falcucci, livornese di 31 anni (32 a giugno), e Sofia Bianchini, 29 anni, originaria di San Sepolcro ma livornese ormai  d’adozione, Dubai si è trasformata in un luogo sospeso tra normalità e tensione.

Sono sulla Palma, a circa sette chilometri dall’Hotel Fairmont andato a fuoco dopo quella che si crede sia stata l’intercettazione di un missile. “Crediamo fossero detriti di un missile abbattuto – racconta Edoardo – però dai video che vedi sul web l’esplosione è stata forte”.

Il clima, spiegano in collegamento Google Meet con Quilivorno.it, è “surreale”. “Ieri eravamo a pranzo a JBR, la zona turistica sulla spiaggia dove c’è la ruota panoramica enorme – dice Edoardo – e da Google piano piano è arrivata la notizia del missile su Abu Dhabi, obiettivo strategico una base americana. A quel punto Abu Dhabi l’abbiamo tolta dalla lista delle cose da vedere”.

Nel pomeriggio tutto sembrava scorrere normalmente. “Strade libere, ristoranti aperti, le serate confermate – racconta Sofia – nessuna agitazione. Siamo tornati in hotel tranquilli”. Poi, intorno alle 19.30, il primo video mostrato dal car valet. E poco dopo l’incendio sull’isola artificiale. “Un hotel a sette chilometri da noi bruciava – dice Sofia – e il parcheggiatore ci chiedeva quali fossero i nostri programmi per la serata come tutte le sere. Tutto normale, apparentemente”.

La sensazione di irrealtà aumenta dopo mezzanotte. “Ci hanno comunicato che le zone comuni sarebbero state chiuse a mezzanotte precisa: niente piscina, niente rooftop – spiega Sofia – poi è arrivato l’alert. Istintivamente tutti nella hall”. Edoardo aggiunge: “Non ci hanno mai imposto di restare in camera, ce lo consigliavano. Lo staff sempre sorridente, operativo. Taxi, delivery, camion della spazzatura: tutto in funzione”.

Eppure sopra le loro teste qualcosa accadeva. “Durante una passeggiata sul mare abbiamo visto tre luci rosse in cielo che poi sono diventate nubi. Abbiamo capito che non erano fireworks”, raccontano.

Prima di andare a dormire, verso le 3.30 locali, un’altra notizia: “Abbiamo letto che anche il Burj Al Arab, la vela che vediamo dalla nostra camera, era stato incendiato nella parte bassa. L’incendio è stato contenuto”. La notte è stata la più difficile. “Abbiamo dormito con le scarpe ai piedi e lo zainetto in fondo al letto con passaporti e documenti – racconta Sofia – non ci era mai successo. Non c’è un piano di evacuazione: il loro piano è restare dentro”. Durante la mattina nuovi boati. “Sentiamo costantemente rumori che richiamano bombardamenti – dice Sofia – non riusciamo a registrarli ma sono continui. E siamo sorvolati, non sappiamo se da caccia o droni”.

Di giorno, però, la città sembra quasi non accorgersene. “È una giornata normalissima – dice Edoardo – la gente viaggia, i taxi girano. Loro hanno una fiducia smisurata verso le autorità e lo sceicco”.

Il rientro resta un’incognita. Il volo con FlyDubai è previsto per l’alba del 3 marzo. “Ci hanno mandato la mail per il check-in, ma non sappiamo se sarà possibile partire – spiegano – abbiamo letto di 1.800 voli cancellati. Forse si andrà verso fine settimana”.

Nel frattempo è arrivato un messaggio: spazio aereo chiuso, contattare la compagnia aerea per emergenze. “Paradossalmente mi sento più tranquillo a restare qui che a prendere un volo da Dubai”, ammette Edoardo. A preoccupare è anche la gestione delle informazioni. “La comunicazione non è brillante – dice Sofia – vediamo i missili in cielo ma non sappiamo se non ci stanno dicendo qualcosa. C’è molta confusione, anche fake news”.

E mentre in Italia i talk parlano di aeroporto colpito e palazzi governativi in fiamme, loro cercano di distinguere realtà e allarmismo. “Ogni tanto sui social girano video che non sono nemmeno di Dubai”, sottolinea Edoardo. Oggi proveranno ad andare a pranzo in un suk dove hanno un amico locale. “Un occhio e un orecchio al cielo – dice Sofia – se bombardano non usciamo”.

La sera resta il momento più delicato. “Di giorno ci sentiamo più sicuri – spiegano – con il buio aumenta l’apprensione”. Nonostante tutto cercano di mantenere lucidità. “Non siamo obiettivi strategici – dice Sofia – ma lo spettacolo sopra non è né sonoro né visivo in modo piacevole”.

In hotel, al momento, sono “non più di cinque o sei italiani”. Il timore ora è l’overbooking: voli dirottati, turisti bloccati, camere che scarseggiano. “Noi l’abbiamo fino a martedì – spiegano – poi vedremo. Male male abbiamo amici con un divano letto”.

Restano in attesa di capire cosa succederà nelle prossime ore. “Cerchiamo di vedere il lato positivo – conclude Edoardo – se ci fanno stare in serenità quattro o cinque giorni in più siamo anche contenti. Ma vogliamo linee guida sulla sicurezza”.

Intanto, dalla Palma, guardando il mare, l’Iran è lì davanti. E ogni boato ricorda che non si tratta di fuochi d’artificio.

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