Non ancora 101 alla Biblioteca del Vespucci-Colombo
L'incontro rientra tra le iniziative del progetto in collaborazione con il Comune di Livorno "La biblioteca va in città: la lettura approda a te"
Per gli incontri organizzati dalla Biblioteca dell’Istituto Vespucci – Colombo, un nuovo appuntamento è previsto per giovedì 12 marzo alle ore 21.00 nell’aula magna della sede di Piazza Vigo per la presentazione del libro: “Non ancora 101”, di Irene Salvatori, uscito lo scorso gennaio per l’editore Marcos y Marcos. L’incontro rientra tra le iniziative del progetto in collaborazione con il Comune di Livorno “La biblioteca va in città: la lettura approda a te”, realizzato con il finanziamento del Centro per il Libro e la Lettura. Si svolge inoltre con il supporto della Libreria Mondadori ed è coordinato da Sara Fisicaro, critica letteraria e insegnante. Il Libro – Berlino, casa tra laghetti e parchi del sud. Una mamma sola e estrosa si barcamena tra tante lingue, tre figli e sei bracchi ungheresi che tengono banco. E branco. Non è uno scherzo tirare le fila di una vita dove non c’è un istante di tregua, bisogna giocare una costante partita a scacchi con esseri umani e animali, accerchiati da una banda di berlinesi doc e d’importazione. Il distinto signore che molla i New Yorker nell’immondizia, la malefica che ti denuncia al minimo morso, il postino che non spedisce lettere, lo spaesato che non sa dov’è ma recita poesia in polacco, l’invidiabile e bellissima e ricchissima famiglia che beati loro.
Mentre un coro di pretendenti – tra cui spiccano Maikol Gexon e Jörn Meraviglia – parrebbe farsi avanti per adottare il ruvido e abbandonato Aaron. Perché Aaron il virgulto sarebbe un compagno di vita fantastico, parla persino come un famoso furioso. Ma tutti qui dentro hanno un linguaggio che allarga la vita. Come Berlino, impagabile wunderkammer, o la casa, sommo rifugio peloso e indiavolato di casino, ma amato e animato da loro, i “Non ancora 101”. Ibi è montata storta e parla mescolando male le parole. Rosa perfida e bellissima stende con lo sguardo. Gábor si lamenta, muore di fame e non ricorda un tubo, Aviv peluscietto è l’unica gioia della vita e poi Bernardo, colosso introverso e invisibile. Gioioso come “La mia famiglia e altri animali” di Gerald Durrell, ma più dissacrante e autoironico, questo romanzo è illuminato da una incredibile inventiva linguistica, capace di far ridere e piangere fino all’ultima pagina, un po’ come la vita, almeno quella vissuta densamente. Irene Salvatori ha studiato a Cracovia e vive da anni a Berlino, traduce dal polacco e dal tedesco e scrive per Snaporaz. Nel 2019 ha pubblicato “Non è vero che non siamo stati felici” per Bollati Boringhieri, con cui ha vinto il premio Rapallo Opera Prima e il premio Enrico Pea. “Questo è un romanzo irresistibile. Irriverente, pieno di compassione, allegro, umano fino alla più profonda commozione. Vi trascinerà come strattonati da dieci guinzagli, vi farà ridere e piangere perché dice una cosa semplice e difficilissima: che da soli è impossibile bastarsi”. (Andrea Bajani).
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