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Mostra collettiva di fotografia “Femminile naturale”

Lunedì 23 Marzo 2026 — 17:21

La mostra collettiva di fotografia “Femminile naturale” si configura come un articolato dispositivo di sguardi, un campo visivo e concettuale in cui l’universo femminile non viene semplicemente rappresentato

MOSTRA DI FOTOGRAFIA
A CURA DI CRISTINA OLIVIERI

26 MARZO / 30 APRILE 2026
VERNISSAGE 26 MARZO – ORE 18
GIO 26 -03

Amedeo Cucina Urbana
via E. Mayer, 52 – Livorno
Per info e prenotazioni: 3756409444

La mostra collettiva di fotografia “Femminile naturale” si configura come un articolato dispositivo di sguardi, un campo visivo e concettuale in cui l’universo femminile non viene semplicemente rappresentato, ma interrogato, decostruito e ricomposto attraverso una pluralità di linguaggi fotografici. L’eterogeneità delle pratiche esposte costituisce il nucleo stesso del progetto: ogni artista, infatti, si appropria del mezzo fotografico piegandolo alle proprie urgenze espressive, generando una costellazione di visioni che rifuggono ogni tentativo di definizione univoca del “femminile”.

Antonella Abate, Francesca Giari, Biancamaria Monticelli e Cristina Spinato portano con i loro scatti una rassegna di immagini, una mappatura critica capace di attivare una riflessione più ampia sul modo in cui il femminile è stato storicamente rappresentato e continua a essere negoziato nel contemporaneo. La pluralità dei linguaggi in mostra non è soltanto una scelta curatoriale, ma una dichiarazione di intenti: riconoscere che non esiste un’unica narrazione possibile, bensì una molteplicità di voci, tutte legittime, tutte necessarie.

Antonella Abate con la sua Femmina senza dettato rappresenta l’incanto, la sensualità e l’erotismo di una donna che vive il suo corpo nella consapevolezza del suo essere, libera da ogni dogma o precetto della società che impone la perfezione come canone di bellezza e si ispira alla tela La bella Rafaela di Tamara de Lempicka

Francesca Giari grafica e fotografa,  presenta una serie di fotografie dense di significati: Libera immagine delicata, simbolo di bellezza e libertà, in cui una ragazza esce dall’acqua correndo e in primo piano, una conchiglia silenziosa, simbolo di Venere, osserva la scena.  In mostra anche Venerdì: Tanto è leggera l’immagine tanto è intenso il concetto che evoca, ovvero l’ultimo sforzo della settimana che è un invito a compiere con entusiasmo un sacrificio per poi godere del risultato. La famosa roccia, un granito di circa 6 metri di altezza e 5 metri di diametro chiamata Krishna’s Butter Ball nella città di Mamallapuram nell’india del Sud è oltre 200 tonnellate e rimane in equilibrio su un pendio inclinato senza rotolare a valle da secoli, sfidando piogge vento e terremoti.

Biancamaria  Monticelli presenta le sue Donne di Gauguin grazie ai suoi viaggi nell’arcipelago delle Isole Marchesi, in Polinesia francese dove nasce l’idea e poi si sviluppa a Tahiti. Il suo progetto fotografico si compie nella seconda dimora di Gauguin, il villaggio di Mataiea tra mare e montagna dove fotografa 28 donne nel corso dei mesi di permanenza secondo l’idea di identità femminile tahitiana, attingendo alle loro storie personali e al loro vissuto. Una ricerca sul rapporto tra le donne tahitiane e la natura che narra le storie dell’amore radicato per la loro terra e la voglia di fuggire nell’altrove sconosciuto.

Cristina Spinato  fotografa professionista si occupa di comunicazione visiva ed espone in musei, spazi pubblici e privati dal 2009. Le sue opere indagano la donna oscillando tra adesione e critica, tra intimità e rappresentazione, tra corpo e identità. In Euridice la ninfa dei boschi,  il racconto si ispira alla storia di Orfeo affranto dalla scomparsa della sua amata, la driade che ha perso per essersi voltato troppo presto mentre la riportava dal regno dei morti a quello dei vivi.

Il “naturale” si rivela allora come un terreno instabile, attraversato da stratificazioni simboliche e da sedimentazioni storiche che le artiste portano alla luce con consapevolezza.

La fotografia come strumento di riscrittura dell’immagine e della sostanza delle donne nel contemporaneo con il loro ruolo.  Scatti capaci di restituire visibilità a narrazioni marginalizzate o dimenticate che in un gesto artistico si fanno allora atto di cura, di resistenza e testimonianza.

Un contribuito a ridefinire lo sguardo e a scardinare le convenzioni del visibile. Il loro lavoro apre spazi di possibilità che queste artiste abitano e rinnovano, dimostrando come il linguaggio fotografico sia ancora un terreno fertile per esplorare le molteplici declinazioni dell’identità femminile.

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