La 5ª A dell’Itis Galilei, 57 anni dopo: il gruppo che sfida il tempo
Il raduno degli ex Elettrotecnici del 1968: amicizia, soprannomi storici e storie di vita che raccontano un legame mai spezzato
Ci sono legami che il tempo non può scalfire, specialmente se forgiati tra i banchi di scuola di un’epoca rivoluzionaria. Il 23 aprile 2026, presso il ristorante Libertas Tennis, si è tenuto l’ennesimo capitolo di una storia iniziata oltre cinquant’anni fa: il raduno della mitica V^A Elettrotecnici dell’ITI Galilei, la classe del 1968.
Più che compagni, un “clan”
Non è stata la solita rimpatriata, ma il ritrovo di un gruppo di amici che non si è mai veramente perso di vista. Il segreto? Un affiatamento nato tra le mura scolastiche e proseguito nelle piazze di Livorno, condividendo pomeriggi, sfide e crescita personale. 57 anni dopo il diploma, non c’è stata la fatica di riconoscersi, ma solo il piacere di ritrovarsi. Se un tempo le loro erano cene goliardiche, oggi la saggezza (e qualche consiglio medico) ha suggerito un pranzo: le distanze e le “difficoltà digestive” non hanno scalfito lo spirito di un gruppo che ha attraversato mezzo secolo restando unito.
Dalle statistiche al successo: il riscatto dei ripetenti
Nonostante le statistiche dell’epoca dicessero che il 60% di loro fosse ripetente, la vita ha raccontato una storia ben diversa. Quei “ragazzi”, oggi uomini di successo in pensione, attribuiscono proprio a quelle basi culturali – e a una sana dose di “spirito di sopravvivenza” livornese – la marcia in più che li ha portati lontano: molti di loro hanno poi conseguito brillanti diplomi di laurea e soddisfazioni professionali (insegnanti, direttori banche, ingegneri, responsabili aziendali, capi stazione, scrittori…).
Dai “Nobili” al “Ciambellano”
L’atmosfera a tavola è stata quella di sempre, dove i nomi di battesimo lasciano il posto ai soprannomi di una vita. Una gerarchia goliardica che spazia dai titoli “nobiliari” come “ il Conte” e “Il Barone” fino all’instancabile “Ciambellano di Corte”, l’anima del gruppo che, con cadenza biennale, si impegna a tessere le fila della comunicazione per garantire che nessuno manchi all’appello. L’incontro è iniziato tra sorrisi e occhi lucidi, con la tacita promessa di non parlare di acciacchi. Un pensiero commosso è andato a chi non c’è più, prima di lasciare spazio alla goliardia. “Rien ne va plus”, dicono oggi: la pallina è stata lanciata da tempo e la vita è andata com’è andata. Oggi lo sguardo è rivolto ai nipoti, la vita che continua, ma la pallina corre ancora e continua a danzare tra quei numeri compresi tra 1 e 23. Tanti erano, e restano nello spirito, i ragazzi della V^AE.
L’Appello della Memoria
(In ordine alfabetico, i protagonisti di una storia infinita)
Angelini Angelo detto “il Mongolo”, Bani Massimo detto “Max”, Baronti Mauro detto “il Barone”, Biondi Vasco detto “il Ciambellano di corte”, Calamassi Sergio detto “il Tacchino”, Cappelli Franco detto “il Parmense”, Cei Massimo detto “Max 2”, Ciolli Paolo detto “Paolino”, De Blasi Giovanni detto “Frida”, Diddi Carlo detto “Carletto”, Failli Giuliano detto “il Fascione”, Lavagi Sergio detto “il Papero”, Lombardi Franco detto “Franz”, Mandoli Graziano detto “il Figlio del prete”, Miliani Maurizio detto “Melina”, Misuri Giancarlo detto “Mec”, Papucci Stefano detto “l’Irochese”, Pensabene Angiolo detto “Ciucciabene”, Pizzi Aldo detto “il Conte”, Ristori Ferdinando detto “il Capellone”, Rodi Marco detto “Zeppa”, Rossano Francesco detto “il Rouge”
Lunga vita alla V^A !
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