Michele Abenante è il nuovo questore: “Prossimità, ascolto e presenza sul territorio”
Il nuovo questore, proveniente da Terni, si è presentato alla città: “Livorno è una città molto bella ma anche complessa. I reati predatori e la droga sono fenomeni da contrastare, ma al momento non registro infiltrazioni della criminalità organizzata”. E sulla sicurezza: “La squadra Stato deve viaggiare nella stessa direzione”
Un “palazzo di vetro”, aperto all’ascolto, e una Questura presente ogni giorno sul territorio. È questa l’idea di sicurezza con cui Michele Abenante, nuovo questore di Livorno, si è presentato questa mattina alla stampa, dopo il primo incontro con il prefetto e il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Proveniente da Terni, Abenante ha voluto rivolgere un primo saluto alla città, raccontando esperienze professionali maturate in territori complessi e indicando le linee guida del suo mandato. “Era doveroso presentarmi alla città di Livorno”, ha esordito il questore, ringraziando il capo della Polizia e il prefetto per la fiducia accordatagli. “Ieri ho avuto la possibilità di muovere i primi passi e ho visto un bellissimo lungomare, una città molto vivace, una città molto bella”. Un primo impatto positivo, dunque, ma accompagnato dalla consapevolezza che Livorno, come ogni realtà importante, presenta complessità e problematiche da conoscere prima di calibrare gli interventi. Abenante arriva a Livorno con un bagaglio professionale particolarmente significativo. Nel corso della sua carriera ha affrontato inchieste sulla criminalità organizzata, attività investigative internazionali e indagini legate alla tratta degli esseri umani. “Ho fatto tante sedi, alcune anche complicate”, ha spiegato. “Non sto dicendo che Livorno non sia complicata, attenzione: sarà altrettanto complessa”. Un’esperienza che il nuovo questore intende mettere al servizio della città, senza però arrivare con ricette precostituite. “Il nostro non è un lavoro burocratico, è un lavoro di azione sul territorio. Per calibrare i servizi dobbiamo avere la conoscenza, altrimenti si prendono decisioni sbagliate”.
“Livorno non mi sembra infiltrata dalla criminalità organizzata”
Uno dei passaggi più attesi dell’incontro ha riguardato proprio la criminalità organizzata. Abenante ha spiegato di non aver rilevato, allo stato attuale e sulla base delle prime informazioni, segnali particolarmente preoccupanti sul fronte delle infiltrazioni mafiose a Livorno.
“Di Livorno mi è parso di capire che non ci siano infiltrazioni malavitose di tipo organizzato. Su questo faremo naturalmente un approfondimento con gli organi investigativi”, ha precisato. La sua esperienza maturata in territori dove la criminalità organizzata rappresentava una presenza strutturale lo porta dunque a considerare, almeno in questa prima fase, la situazione livornese con una certa tranquillità. Diverso il discorso per i reati predatori, le rapine, i furti e soprattutto il fenomeno dello spaccio di droga. “Quello è innegabile: siamo in presenza di un fenomeno che accomuna tutte le grosse città italiane e lì dobbiamo dare una risposta ai cittadini”. Un’analisi che, ha sottolineato, riguarda anche l’intera provincia: “Il questore non è solo il questore di Livorno. È il questore dell’intera provincia”.
“La squadra Stato deve viaggiare nella stessa direzione”
Un altro concetto sul quale Abenante ha insistito è quello della coesione tra tutte le forze impegnate nella sicurezza. Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia locale, Prefettura: un’unica squadra chiamata a lavorare con obiettivi condivisi.
“La squadra Stato, come la chiamo io, deve essere coesa”, ha detto. “Non ci devono essere prime donne. Si deve capire chi è l’autorità, cosa fa l’autorità, cosa fa questo e cosa fa quell’altro. Ognuno deve svolgere il proprio ruolo”. E per spiegare il concetto ha utilizzato un’immagine semplice ma efficace: “Siamo come l’ingranaggio di un orologio: se si ferma la lancetta dei secondi, si ferma quella dei minuti e, a sua volta, quella delle ore. Tutti dobbiamo viaggiare nella stessa direzione”. Questa mattina Abenante ha già partecipato al suo primo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica insieme al prefetto. Nessuna anticipazione sul contenuto della riunione, ma un messaggio chiaro sulla necessità di costruire da subito un rapporto di collaborazione tra le diverse componenti dello Stato.
“Voglio vivere Livorno e stare sul territorio”
Il nuovo questore ha poi parlato del proprio approccio personale. Vivrà a Livorno, ha assicurato, e garantirà una presenza quotidiana in Questura. Ma soprattutto vuole una Polizia vicina alle persone. “Cercherò di fare una polizia di prossimità e di ascolto”, ha spiegato. “Ci credo molto perché è una cosa che ho sperimentato in altre realtà. Ascoltando le necessità di chi vive le città, cioè i cittadini, dobbiamo cercare di dare delle risposte. Siamo pagati per questo, siamo servitori dello Stato e come tali dobbiamo comportarci”. Una Questura, dunque, che dovrà continuare a essere, nelle parole di Abenante, “un palazzo di vetro, un palazzo di ascolto”. E proprio sul rapporto tra sicurezza reale e percezione della sicurezza il nuovo questore ha voluto fare una distinzione importante. I dati sui reati in calo, ricordati dalla sua predecessora, sono reali e non vengono messi in discussione. Ma accanto ai numeri esiste la percezione quotidiana dei cittadini.
“Una cosa è quello che accade sul territorio, una cosa è la percezione. Sono due cose distinte”, ha sottolineato. “Quando la dottoressa Stellino vi diceva che i reati sono in calo, vi diceva la verità, assolutamente la verità. Però dobbiamo porci anche nei panni dei cittadini che magari hanno una percezione diversa”. Da qui l’impegno del nuovo questore: fare il possibile per rendere la città ancora più sicura, lavorando insieme alle altre forze di polizia e senza contrapposizioni. “Non perché non lo fosse prima”, ha precisato Abenante, “ma perché ce la metteremo tutta”. Infine, un richiamo alla propria idea di uomo delle istituzioni, racchiusa in una frase che il questore ha detto di portare sempre con sé: “L’uomo pubblico non solo deve essere, ma deve apparire onesto”. Un principio che Michele Abenante ha scelto come biglietto da visita per il suo nuovo incarico a Livorno.
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