La Fondazione Trossi-Uberti inaugura la mostra diffusa “La città liquida”
Il progetto coinvolge sei giovani artisti e due curatori in un percorso espositivo diffuso tra il Museo della Città e altri luoghi storici di Livorno, per riscoprire il territorio attraverso opere site-specific, memoria collettiva e nuove interpretazioni urbane
Livorno si trasforma in un percorso di ricerca artistica tra luoghi storici, memoria collettiva e nuove interpretazioni del territorio. Sabato 24 ottobre alle ore 17, negli spazi del Museo della Città, prenderà il via la mostra diffusa “La città liquida”, progetto della Fondazione d’arte Trossi-Uberti che coinvolge sei giovani artisti e due curatori attraverso due sezioni espositive, “SOTTO PELLE” e “Volevo portarti dei fiori, ma non ho avuto tempo”. L’iniziativa rappresenta il momento conclusivo di un percorso di formazione teorica e laboratoriale di 460 ore, realizzato nell’ambito di due residenze artistiche rivolte a giovani tra i 18 e i 35 anni. “Quando abbiamo immaginato questo progetto, pensavamo di acquistare colori, pennelli e tele – racconta Veronica Carpita, direttrice della Fondazione -. Non abbiamo comprato niente di tutto ciò. Abbiamo sperimentato di tutto e incontrato tante difficoltà, superandole insieme”. Il filo conduttore è Livorno, osservata come “città d’acqua e di pietra”, con le sue aree di waterfront e le stratificazioni urbane, storiche e culturali. Sei opere site-specific restituiscono alla comunità prospettive inedite sul territorio. La prima sezione, “SOTTO PELLE”, è curata da Giulia Botteri e riunisce i lavori di Annamaria Alessio, Vittoria Brugali e Carolina Tucci, allestiti rispettivamente nelle aree del Museo della Città, nella Cappella di San Francesco in Fortezza Vecchia e nella cantina del Comitato Coppa Barontini. L’acqua diventa materia dell’immaginazione e strumento per esplorare ricordi individuali e collettivi. “La mostra – spiega Botteri – non vuole dare risposte, ma proporre visioni e spunti alla cittadinanza, per portare avanti un discorso artistico e sociale”. La seconda sezione, “Volevo portarti dei fiori, ma non ho avuto tempo”, curata da Danio Ruffini, coinvolge Selene Bertagnini, Andrea Gaeta e Caterina Mainardis. Le opere, ospitate alla Pescheria Nuova, all’interno del Museo della Città e nella Chiesa di Santa Caterina, affrontano il tema della restituzione. “L’obiettivo è comprendere la città – sottolinea Ruffini -, la sua storia e riportarla in essere attraverso l’arte, restituendola alla comunità, affinché possa riscoprire parti della propria memoria che rischiano di essere dimenticate”. Dopo l’inaugurazione sono previsti due tour gratuiti, senza prenotazione, con guide turistiche e la presenza di artisti e curatori. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Fondazione.
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