Stefano compie l’impresa: corre 100 km nel Sahara
Ringraziamo Stefano Giovanneschi per la disponibilità
“E' stata un'esperienza che mi rimarrà per sempre nel cuore”. Il 50enne livornese, che convive con il diabete di tipo 1 dall'età di 18 anni, ha affrontato la gara tra caldo estremo e disidratazione ma le difficoltà non hanno cancellato la gioia di un'avventura indimenticabile
Convive con il diabete di tipo 1 dall’età di 18 anni, ma ha scelto di non lasciare che la malattia diventasse un limite ai propri sogni sportivi. Stefano Giovanneschi, runner livornese, ha aggiunto un’altra impresa al suo percorso: la 100 Km del Sahara, una corsa a tappe nel deserto tunisino che lo ha messo alla prova fisicamente e mentalmente, regalandogli emozioni destinate a restare. La sua storia è anche un messaggio rivolto a chi convive con il diabete, soprattutto ai più giovani: lo sport può essere una parte importante della propria vita, affrontando ogni sfida con preparazione, consapevolezza e le necessarie precauzioni. Nel giugno 2025 Giovanneschi aveva già percorso la distanza tra Cortina d’Ampezzo e Milano in più tappe, con il supporto a distanza degli specialisti della Diabetologia di Livorno. Un’altra avventura attraverso la quale aveva voluto dimostrare che la malattia non deve necessariamente impedire di inseguire obiettivi ambiziosi. La sfida nel Sahara si è rivelata particolarmente impegnativa durante la seconda frazione, quella da 42 chilometri. Le temperature hanno raggiunto i 36-37 gradi, ma a rendere ancora più insidiose le condizioni è stato il vento fortissimo, capace di asciugare il sudore e mascherare la perdita di liquidi. “È stata una bellissima esperienza, è andata bene, nonostante alcune difficoltà sulla seconda tappa, la 42 chilometri, che è stata parecchio impegnativa fisicamente per me, ma anche per l’80% delle persone”. La disidratazione ha costretto numerosi partecipanti a fermarsi. Anche il runner livornese ha dovuto interrompere la propria prova intorno al 34°-35° chilometro, ricevendo una penalità. “Non avevi la sensazione di caldo, non avevi la percezione di perdere liquidi e quindi ci siamo tutti disidratati completamente. Era veramente proibitivo continuare. Io sudo tantissimo: durante la preparazione facevo le corse sul mare e arrivavo a casa con le scarpe bagnate. Nel Sahara, invece, non avevo nemmeno la maglia bagnata. Le difficoltà di quella giornata non hanno però cancellato il valore dell’esperienza. Giovanneschi ha proseguito il programma delle tappe successive, affrontando nuove distanze fino alla conclusione della manifestazione. “Abbiamo fatto 25 chilometri la mattina, 10 chilometri la sera, la notte, e oggi altri 15. Abbiamo finito. È stata un’esperienza veramente, veramente che mi rimarrà per sempre nel cuore e nella mente”, racconta con soddisfazione. Nonostante le difficoltà incontrate durante la seconda tappa, il bilancio di Stefano sull’organizzazione è decisamente positivo. “Le mie sensazioni sono state positivissime, l’organizzazione è stata stupenda. Stavano attenti ai minimi dettagli, a come stavi, e c’era anche un massaggiatore a disposizione”. Il deserto gli ha lasciato soprattutto una riflessione sul rapporto tra l’essere umano e i propri limiti. “Il deserto è l’estremo, ti fa capire che siamo un equilibrio delicato, dove basta poco, in queste condizioni, per mettere veramente in pericolo la tua vita”.
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