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Fabrizio ora è poliziotto, 38 anni dopo il drammatico incidente. “Mi hanno restituito un sogno”

Sabato 1 Ottobre 2022 — 14:57

Nelle foto pubblicate sulla pagina della Questura di Livorno che riportiamo sul nostro giornale online si possono vedere alcuni momenti del ricevimento della pergamena da parte di Torsi in occasione delle festività del Santo Patrono della Polizia di Stato

Nel 1984 l'incidente che lo ha reso invalido a soli tre giorni da quel viaggio a Roma che lo avrebbe visto arruolarsi in polizia. A distanza di 38 anni il sogno di Fabrizio Torsi si è avverato: "Mi hanno restituito qualcosa che pensavo fosse stato rubato per sempre"

di Lorenzo Evola

Era il 1984, Fabrizio aveva 20 anni e di lì a tre giorni sarebbe dovuto andare a Roma per arruolarsi nella Polizia di Stato. Un sogno di un ventenne livornese che voleva diventare un poliziotto, far carriera nelle forze dell’ordine. Un sogno che venne spezzato da quel dannato incidente che lo costrinse a star seduto per sempre e che rubò la vita al suo amico Stefano. “Volevo fare l’uomo della scorta in polizia – racconta Fabrizio Torsi al telefono con QuiLivorno.it – Il mio amico Stefano Cocco era un deejay. Quel giorno tornando da Rimini quell’incidente ci ha portato via quella valigia fatta di sogni. Stefano morì e io rimasi infermo”.
A distanza di 38 anni Fabrizio Torsi ha potuto “essere risarcito” di quel sogno rubato da un destino troppo spietato. Nella giornata del 29 settembre del 2022 Fabrizio raggiunge finalmente Roma e stavolta davanti a lui c’è il capo della Polizia in persona, Lamberto Giannini, che gli consegna in mano la pergamena di “Poliziotto ad honorem” per l’impegno civico che ha portato nelle scuole raccontando il suo impegno per abbattere le barriere architettoniche e la sua battaglia quotidiana portata avanti con l’Associazione Paraplegici di Livorno per un mondo più inclusivo e con meno “scalini sociali”.
“Dopo l’incidente – racconta Torsi – ho passato un anno pensando se farla finta o meno. Ero un prospetto dei Canottieri Livorno e un campioncino di karate seguito da Bibi Gufoni. Per un ventenne sportivo con la prospettiva di diventare un poliziotto tutto ciò non è stato facile da digerire. Se poi si proietta tutto ciò quasi 40 anni fa dove l’inclusione era utopia. Ero un alieno, tornato a Livorno ero davvero un alieno che si affacciava in un mondo fatto di scalini, banconi, scale e barriere”.
C’erano dunque delle partite aperte per Fabrizio. Rimaste aperte e che Torsi ha combattuto con dignità e a testa alta fino a vincerle piano piano tutte. “La prima, la più importante è stata quella di essere di nuovo una persona. Di essere di nuovo Fabrizio. Quando accadde, in quel mondo negli anni ’80, per tanti eri solo un handicappato. Non esistevi più come persona. Ai tempi non vi erano veramente elementi per l’inclusione. Eri una persona sottomessa che dovevi accettare a tutti i costi una condizione invalidante. Per non parlare degli studi e dell’università che ho dovuto mollare perché impossibilitato a seguire le lezioni. Ero davvero un alieno. E da lì ho iniziato a battermi per la mia indipendenza e autonomia. Mi rendo conto ad esempio che per prendere la patente di guida non c’era niente. Non vi erano auto attrezzate. E adesso grazie all’associazione che ho creato e cresciuto vi sono 18 veicoli di questo tipo”.
Fabrizio inizia quindi un percorso che da lui possa creare ponti e speranza anche per gli altri. “Inizio a fare il volontario nell’Unità Spinale – continua Torsi – raccontando a chi mi si para davanti che fuori c’è un mondo possibile. Poi con la macchina porto fuori i ragazzi ai Gigli, la loro prima uscita la fanno con me. Perché la fatica non era spingere la sedia a rotelle quanto abbattere lo sguardo curioso dell’ignorante di turno. Dovevo fare questo. Qualcosa dentro. Poi leggi il giornale e ti rendi conto che ogni anno tanti ragazzi muoiono negli incidenti stradali, quindi il mio impegno diventa anche quello di andare nelle scuole e raccontare la mia scuola perché volevo fare prevenzione”.
E così a dicembre scorso il questore di Livorno, Roberto Massucci, conosciuta la storia di coraggio, umanità ed esempio di Fabrizio, lo chiama per un incontro e gli dice che lo vuole per il progetto #sceglilastradagiusta in cui la questura è in prima linea con le scuole cittadine. E da lì decide di inoltrare la richiesta a Roma per farlo diventare poliziotto. Per restituirgli, in parte, quel sogno rubato 38 anni fa.
“Il valore che ha per me è che questo riconoscimento – conclude Torsi – è che mi ha restituito qualcosa che pensavo fosse rubato per sempre. 38 anni sono tanti. Era il sogno di un ragazzo di 20 anni. E quando ti restituiscono una cosa così grande e importante ti viene da dire… cavolo, allora qualcuno si è accorto di me, ma non tanto di me Fabrizio ma di quello che ho fatto”.

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