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La Canaviglia a don Paolo Razzauti

La motivazione: "[...] ha sempre rivolto la sua azione alla formazione dei giovani e alla tutela delle situazioni di fragilità sociali avendo come obiettivo anche lo sviluppo culturale e economico della città"

Sabato 27 Giugno 2020 — 08:36

di Chiara Montesano

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Salvetti ha consegnato il riconoscimento a Don Paolo: "Mi auguro che la bandiera amaranto sventoli anche nel cuore della nostra gente. Sempre"

Venerdì 26 giugno, nella sala delle Cerimonie del palazzo Comunale, si è svolta la cerimonia di consegna della Canaviglia a don Paolo Razzauti, vicario generale del vescovo Giusti e dal 2011 rettore del Seminario di Livorno. “Una sera tornando a casa dando un’occhiata al telefono ho trovato un messaggio di don Paolo. Dei vocali che riassumevano le sue impressioni sul mio lavoro e sulla città – ha dichiarato il sindaco Salvetti in apertura di cerimonia – Parole per farmi forza. Con questo spirito si è rapportato con i livornesi, contribuendo allo sviluppo e al dare lustro alla città per 50 anni”. È stato proprio grazie a questo spirito che Don Paolo ha avuto l’onore di ricevere l’onorificenza nell’importante ricorrenza del 50° anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale. Un riconoscimento consegnato a persone, enti, associazioni che abbiano contribuito a dare impulso e vitalità alla città con opere concrete nel campo civico, del sociale, della cultura, delle scienze, del lavoro, della scuola, dello sport. Il sindaco ha così posto nelle mani del monsignore la targa d’argento e la pergamena con su scritta questa motivazione: “Protagonista della vita cittadina, sia con la sua missione religiosa sia nel suo impegno civile, ha sempre rivolto la sua azione alla formazione dei giovani e alla tutela delle situazioni di fragilità sociali avendo come obiettivo anche lo sviluppo culturale e economico della città di Livorno”.
Don Paolo, commosso, ha dichiarato che non si sarebbe mai aspettato di tornare in quella sala, dopo 6 anni di assenza, soprattutto per una ragione uno così importante. Ha poi chiesto al sindaco e a tutti gli amministratori di lavorare per il futuro, augurandosi che “il vessillo amaranto non sventoli solo dal balcone del Comune, ma sventoli nel cuore della nostra gente”.

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