Abitare l’assenza, inaugurata a Fondazione Livorno la mostra di Antonio Vinciguerra
Curata da Giorgio Bacci ripercorre oltre cinquant’anni di attività del maestro livornese tra dipinti, sculture e lavori su carta. L'esposizione è visitabile gratuitamente ogni weekend fino al 1° marzo
Inaugurata, negli spazi di Fondazione Livorno, la mostra di Antonio Vinciguerra dal titolo “Abitare l’assenza”, un’ampia retrospettiva curata da Giorgio Bacci che ripercorre oltre cinquant’anni di attività del maestro livornese. Dipinti, sculture e lavori su carta costruiscono un racconto fatto di memoria e sguardi restituendo la complessità di una ricerca capace di attraversare stagioni e linguaggi diversi. “Questa esposizione – dice il presidente di Fondazione Luciano Barsotti – è il frutto di un incontro che dura da anni. Con l’autore abbiamo condiviso progetti, scoperte, amicizie. È stata una sorpresa anche per me vedere riunito un viaggio così ampio, capace di dialogare con i grandi movimenti del Novecento”. Articolato in sei sezioni, il percorso si apre con “Autoritratti e memorie d’artista”, dove la figura dell’autore compare come un’ombra, una traccia più che una presenza. È qui che l’artista mette in scena il suo confronto con Picasso, De Chirico, Piero della Francesca e Casorati, filtrandoli attraverso la riflessione che dà titolo all’esposizione: l’assenza come motore dell’immagine. Nelle sale dedicate a “Immagini: tracce e impronte”, tovaglie piegate, tessuti segnati, ombre minime diventano superfici narrative: luoghi in cui ciò che non c’è più continua tuttavia a insistere nella materia. Una dimensione sospesa che prosegue ne “Il sacro”, dove legno, lamiera, gesso e cartone si trasformano in icone intime, lontane da qualsiasi retorica liturgica. Uno dei nuclei più significativi, “Il limite svelato”, rilegge la storica lezione di Germano Celant. Cornici dipinte, tele lasciate allentate, pacchi semiaperti interrogano il confine tra immagine e spazio, tra opera e sguardo. “Il limite non è mai una chiusura – sottolinea Bacci – ma un dispositivo che ci costringe a vedere come l’opera prende forma”. In “Origine”, l’uovo diventa simbolo universale e fragile, nucleo di luce che attraversa decenni di sperimentazioni. Il percorso si chiude poi con le celebri “Poltrone”, metafora della “presenza dell’assente”: sedute vuote, a volte dense di materia, altre appena incise, pronte ad accogliere uno sguardo. “In queste forme che sembrano sparire – afferma Vinciguerra – ritrovo la stessa tensione che mi ha guidato fin dall’inizio”. La mostra, accompagnata dal catalogo edito da Pacini, è visitabile gratuitamente ogni weekend fino al 1° marzo: un’occasione preziosa per riscoprire uno dei protagonisti più sensibili dell’arte livornese contemporanea.
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