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“Alborán”, Glauco Ballantini presenta il suo libro

L’autore organizza il testo come un’architettura per visionari, quasi come uno spartito in prosa, per suonare, fra un testo e l’altro, note di Francesco Guccini e Fabrizio De André. Claudio Baglioni per le ragazze

Sabato 20 Aprile 2019 — 00:15

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Sabato 20 aprile 2019, alle 18 alla Bottega del caffè in viale Caprera 35 a Livorno, la casa editrice “Asterione” e la Libreria Nuova di Silvia Biagini, presentano “Alborán, 110 racconti in centodieci parole”, di Glauco Ballantini.

Accanto all’autore intervengono, Dario Ballantini, (pittore, scultore, musicista, comedian), Claudio Marmugi, (livornese, classe 1973, cabarettista, regista e insegnante teatrale), e l’editore, Raffaele Cavani.

Glauco Ballantini, fratello dell’eclettico Dario, autore di testi per trasmissioni radiofoniche Rai (“Ottovolante”, “Vintage People”, “RidiRai”) con la sua prima raccolta di racconti, con prefazione di Enzo Iacchetti, va a caccia di ricordi che si dileguano ”in una nuvola di polvere e sassi”, raggomitolati su panchine perennemente in attesa di qualcuno. Forse sono solo sogni, 110 di centodieci parole ciascuno, che fanno appena in tempo a stare appesi alle labbra, eppure sono scritti per restare.

L’autore organizza il testo come un’architettura per visionari, quasi come uno spartito in prosa, per suonare, fra un testo e l’altro, note di Francesco Guccini e Fabrizio De André. Claudio Baglioni per le ragazze. Qua e là spuntano fachiri e matrimoni. Dopo il male esistenziale, ora possiamo leggere il “mare esistenziale”, basta andare a pagina 27. Non mancano “un bosco di conifere” in una cinquecento, “occhi come il cielo settembrino in una giornata di tramontana”, “Casatchock”, il ballo della steppa, Jessica Rabbit, lectio magistralis e incontri surreali di vetture sospese in cielo. Tendoni da circo e amiche delle medie, erba spagna e diseredati, vespri “comunisti” e un trogolo per i porci mannari.

Sperduti sulla statale 12, o su un autobus del lungomare livornese, i personaggi sono comparse di una commedia a volte tragica, a volte comica, più spesso nostalgica ma comunque magica.

Tutto considerato, quello per “Alborán”, un’isola “piccola ma bastevole per un atterraggio”, è un viaggio spericolato lungo binari ferroviari, linee perdute della metropolitana, che profuma di caffè d’orzo e del mare, nel porto, di notte.

Si potrebbe dire non manca neppure Baudelaire, ma poi si farebbe la figura di quelli che dicono “L’assassino è il maggiordomo”.

Perciò, chiunque abbia voglia di mettersi in viaggio, allacci semplicemente le cinture.

Glauco Ballantini

Glauco Ballantini, toscano, classe ’62, è di natura elfica. Figlio e nipote di pittori e teatranti, fratello di un geniaccio dispersivo, è l’unico livornese conosciuto che chiami “casa” i monti tosco-emiliani.

Da sempre trascorre vacanze e tempo libero sull’Appennino, transumando qui e là sul crinale. Da qui l’ambientazione di molte delle sue short stories.

Quando parla di sé lo fa in terza persona: “Il battesimo gli venne impartito dopo la nascita nella chiesa dell’ospedale di Livorno, in una fredda giornata nel gennaio del 1963. La comunione invece nell’anno domini 1975 in quel di Renaio, in un caldo 25 agosto. La Cresima a Casciana Terme, grazie a Monsignor Magni, che gli trovò un posto di “cresimando ripetente”.

“Guardi che i padrini devono stare nelle panche dietro”, gli disse un bambino.

Qualche mese dopo il matrimonio, a Badia di Morrona”.

“Alborán” è il suo primo libro, scritto solo perché ama scrivere.

Asterione

La casa editrice

Asterione è nata sui banchi di una scuola media modenese e prende il nome dal Minotauro del labirinto cretese. Secondo Borges, il Minotauro rimpiangeva di non avere mai saputo distinguere una lettera dall’altra. Secondo i fondatori ”ci ha messo quarant’anni a imparare a leggere. Ora che ha imparato, si concede il lusso di leggere solo i libri che ama e di pubblicare solo quelli”.

Asterione pubblica autori della sua terra (collana Aemiliana) ed eccentrici foresti (collana Ouroburos), con la direzione editoriale dello scrittore Roberto Barbolini .

Un catalogo che un titolo dopo l’altro, forse, riuscirà ad indicare la strada. Quale? Quella dei sentieri che portano alle quattordici uscite del labirinto.

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