Concerto per la Liberazione- “Tutto cominciò con quel voto”
Come avvenne 81 anni fa, quando la Liberazione fu il risultato di una pluralità di soggetti e sensibilità, anche oggi è un vero e proprio “concerto” di istituzioni, associazioni ed enti del terzo settore a dare vita a “Tutto cominciò con quel voto – Concerto per la Liberazione”, evento che aprirà ufficialmente le celebrazioni del 25 aprile a Livorno. Promosso da ANPI, ANPPIA, ANEI, ANED, Comune di Livorno, Conservatorio Statale di Musica Pietro Mascagni e ISTORECO, il concerto si configura come un momento condiviso di riflessione e partecipazione, capace di intrecciare linguaggi artistici diversi.
Il titolo dell’evento richiama esplicitamente una ricorrenza fondamentale: l’80° anniversario del voto alle donne e del referendum istituzionale che sancì la nascita della Repubblica italiana. L’appuntamento è in programma giovedì 24 aprile alle ore 21 presso il Teatro Goldoni, con ingresso libero su prenotazione (ritiro biglietti presso la biglietteria del teatro nei giorni di martedì e giovedì ore 10–13, e mercoledì, venerdì e sabato dalle 16.30 alle 19.30).
Come ha sottolineato Gino Niccolai (ANPI), si tratta di «un richiamo non solo storico ma profondamente attuale. L’ANPI, ogni anno, accanto alle cerimonie istituzionali, sente la responsabilità di raccontare ciò che è stato, non in modo celebrativo ma come strumento vivo di comprensione del presente, mettendo a frutto i valori della Resistenza rispetto alle sfide dell’oggi. In questo senso, è particolarmente significativa la rinnovata partecipazione democratica registrata in occasione delle recenti consultazioni referendarie, che hanno visto una presenza ampia e consapevole anche e soprattutto di giovani e giovanissimi».
Proprio le nuove generazioni sono al centro dell’iniziativa, in linea anche con il pensiero dell’assessore alle politiche giovanili Michele Magnani, che ha sottolineato come «il Comune di Livorno ha voluto fortemente questo evento, proprio perché parla ai giovani e li coinvolge in prima persona. Non si tratta soltanto di difendere la memoria e la Costituzione, ma di realizzarla fino in fondo: più che riformarla, il tema centrale è renderla viva e partecipata, come avviene in un’occasione come questo concerto».
«La memoria – ha ribadito Claudio Seriacopi (ISTORECO) – non deve restare chiusa in contesti istituzionali, ma essere restituita alla collettività attraverso momenti popolari e condivisi, capaci di parlare soprattutto alle giovani generazioni».
Una partecipazione che trova piena espressione nel coinvolgimento del Conservatorio Statale di Musica Pietro Mascagni. «C’è grande soddisfazione nell’essere nuovamente parte di questa ricorrenza, una delle manifestazioni a cui teniamo di più – ha dichiarato il Direttore Federico Rovini –. Parteciperanno numerosi nostri allievi, impegnati nell’ensemble d’archi diretto dalla prof.ssa Chiara Morandi, in quello di sax curato dal prof. Marco Vanni e nel Laboratorio Orchestrale diretto dal M° Giovanni Sbolci». Accanto agli studenti del Conservatorio, saranno coinvolti anche gli allievi del Liceo Musicale Niccolini Palli e delle scuole secondarie di primo grado di Collesalvetti.
Tra i brani in programma spicca il Quartetto per archi n. 8 in do minore, op. 110 di Dmitrij Dmitrievič Šostakovič, dedicato dall’autore «alle vittime del fascismo e della guerra», scelto non a caso come simbolo musicale della serata. «La partecipazione attiva di decine e decine di giovani – ha evidenziato la prof.ssa Chiara Morandi – rappresenta il valore più profondo di questo evento».
Alla musica si affiancherà il linguaggio teatrale, con gli interventi a cura di Francesca Ricci, Alessia Cespuglio e Marco Bruciati. «Le parole racconteranno il primo voto alle donne – ha spiegato Francesca Ricci – attraverso momenti teatrali e contributi video che mettono in relazione passato e presente. La nostra è una democrazia ancora giovane, che deve guardare al futuro con la consapevolezza che, se molto è stato fatto, resta ancora molto da fare, a partire dalla piena realizzazione dell’uguaglianza di genere, come le 21 madri costituenti vollero sancire nell’articolo 3 della Costituzione».
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