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Cosa vuol dire essere un figlio della Shoah

Charleston di Enzo Fiano presentato a Livorno nell’Auditorium del Mascagni. Il rapporto fra la storia e il presente nell’intervento dell’autore

Sabato 4 Dicembre 2021 — 12:54

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La presentazione del libro “Charleston” di Enzo Fiano, che ha avuto luogo venerdì scorso nell’Auditorium del Mascagni, è stata occasione di una vivace riflessione sul nostro presente, alla luce di un passato del quale questo Paese non ha mai saputo, o voluto, approfondire i contorni e la natura.

Presentato da Guido Servi, membro del Consiglio della Comunità Ebraica di Livorno, che organizzava l’iniziativa, e dal presidente del Mascagni Marco Luise, il libro di Fiano trova la sua necessità nell’urgenza dell’autore di condividere l’esperienza, sua e dei suoi due fratelli minori Andrea ed Emanuele, di essere figli di un padre sopravvissuto alla Shoah.

“Perché mio padre, quando eravamo bambini, neppure accennava all’orrore di Auschwitz e di Buchenwald, di cui cominciò a dare testimonianza solo dopo l’inizio degli anni ‘70”, rivela l’autore. “Ma nei suoi silenzi avvertivamo una qualche ragione inquieta e alcune delle sue osservazioni e dei suoi commenti ci sembravano incomprensibili.”

Non si capiva, dunque, il senso di uscite quali “beato chi può lamentarsi perché fuori piove e lui è senza ombrello!”.

Una battuta innocente, di fatto inaccessibile nel suo senso profondo per un bambino ignaro di tutto ciò cui questa, segretamente, allude.

Ma quando Nedo Fiano, suo padre, fatti i conti con l’insopportabile atrocità del ricordo, comincia a raccontare, per poi farsi sempre più pronto alla testimonianza militante dell’orrore subito da lui, dalla sua famiglia, di cui fu l’unico sopravvissuto e da sei milioni di cittadini europei di cultura ebraica; ecco che allora la Shoah prende corpo e sangue per farsi carne viva del padre sopravvissuto ad Auschwitz e Buchenwald.

Così il figlio, con questo libro che è sì percorso dal dolore, ma che rivendica anche un amore per la vita sconfinato e la gioia grande di aver sconfitto quella tragica ideologia di morte, raccoglie il testimone della memoria del padre e ne consegna le pagine alla memoria delle generazioni che verranno.

“Perché occorre sapere e ricordare quel che è accaduto in passato – commenta Fiano – per saper leggere i fatti di oggi e riconoscere il seme maligno dell’odio razziale, che fa di ogni diverso un nemico quando, invece, nessuna differenza – fra le persone, fra i popoli, fra le culture – è tanto pesante da cancellare il denominatore comune che fa tutti gli uomini sostanzialmente eguali”.

E conclude l’incontro col rivendicare alla cultura, allo studio della storia, all’analisi del passato, alla capacità di individuare le responsabilità – storiche e politiche, dei singoli e delle collettività – e dunque alla scuola il ruolo di custode dei valori più radicati dell’essere umanità.

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