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Da Giuseppe Verdi a Giacomo Puccini al Museo di Storia Naturale

Il concerto del 3 luglio vedrà in campo il soprano Barbara Terreni, il tenore Roberto Bucchioni, il basso Paolo Morelli, il pianista Giorgio Maroni e la lettrice Laura Moretti

Mercoledì 30 Giugno 2021 — 12:44

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Il programma della serata prevede l’assolo del Tenore “Quando le sere al placido” da Luisa Miller, “Addio del passato” e “Parigi o cara” da Traviata, “infelice e tuo credevi” e tutta la scena finale da Ernani

Un rapido sguardo ai cartelloni lirici e concertistici dei vari teatri mondiali farà saltare all’occhio che raramente in qualcuno di essi manca un’opera o due di Giuseppe Verdi e, o di Giacomo Puccini, per cui facendo un confronto tra autori si scopre che nelle classifiche mondiali di gradimento Verdi occupa il primo posto, mentre Puccini gli è subito a ruota.

Giuseppe Verdi nasce alle Roncole di Busseto nel 1813, incontra il successo con la sua terza opera Nabucco. Il successo dei lavori che seguirono fu quasi sempre dalla sua parte. Puccini, nato a Lucca nel 1858, ha la stessa sorte, raggiunge il successo solo alla terza opera, Manon Lescaut.  I due musicisti vivono esperienze simili a distanza di circa  45 anni l’uno dall’altro e rispecchiano  ambiti diversi della società in cui vivono, il primo, solido uomo di campagna, cresciuto in condizioni di relativa povertà, patriota senza combattere, attento a difendere i più deboli nei loro pochi diritti, riuscirà a trattare nelle sue opere le grida di dolore di quei popoli che persa la libertà, potranno solo implorare la giustizia divina, gitani perseguitati, gobbi costretti a far ridere signori arroganti, donne abbandonate a se stesse in un mondo dove solo gli uomini dettano le loro leggi; Puccini di contro, nato in una famiglia tutta al femminile, per la morte precoce del padre, svilupperà una calda complicità con le vicende femminili. Riuscirà a sentirne i languori e il bisogno di protezione, dando ai suoi personaggi il caldo palpito di sentimenti delicati. Donne apparentemente fragili, ma capaci di affrontare la morte, pur di difendere l’amato. Giovani e poveri che sognano l’amore che tutto ripara, vivendo piccole vicende di povertà e stenti.

Quando muore Verdi nel 1901, la lirica è in pieno fulgore ed è lo spettacolo più rappresentato nei teatri. Ventitre anni dopo, quando muore Puccini la grande produzione lirica sta rallentando, insidiata da altri spettacoli di minor spessore. Per questo il filo rosso della storia dell’opera lirica passa da Verdi a Puccini, con rispettosa attenzione di tutti quegli autori, che se pur bravi, non raggiungeranno mai queste vette di popolarità.

Il concerto del 3 luglio vedrà in campo il soprano Barbara Terreni, il tenore Roberto Bucchioni, il basso Paolo Morelli, il pianista Giorgio Maroni e la lettrice Laura Moretti. Il programma della serata prevede l’assolo del Tenore “Quando le sere al placido” da Luisa Miller, “Addio del passato” e “Parigi o cara” da Traviata, “infelice e tuo credevi” e tutta la scena finale da Ernani.

Per Puccini ascolteremo il duetto tra Tosca e Scarpia e lo splendido “Vissi d’arte” e il terzo atto de La Boheme.

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