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Eugenio Quarti: il fascino merovingio del Liberty

Martedì 23 luglio 2019, alle 18 va in onda alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini la Conferenza-Esposizione “Eugenio Quarti: il fascino merovingio del Liberty”

lunedì 22 Luglio 2019 12:45

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In occasione della 19esima edizione delle “Notti dell’Archeologia”, promossa dalla Regione Toscana e dedicata al tema “Arte e Techne”, martedì 23 luglio 2019, alle 18 va in onda alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini la Conferenza-Esposizione “Eugenio Quarti: il fascino merovingio del Liberty”, promossa dal Comune di Collesalvetti, ideata e curata da Francesca Cagianelli, conservatrice della Pinacoteca colligiana.

L’apertura straordinaria della Pinacoteca fino alle 21.00 consentirà al pubblico di ammirare la preziosissima sediaesposta in anteprima in Pinacoteca, realizzata dall’ebanista e decoratore Eugenio Quarti (Villa d’Almè1867 – Milano, 1929) nei primissimi anno del XX secolo, cortesemente concessa da Giuseppe Argentieri, proveniente dalla storica collezione di Benvenuto Benvenuti formatasi conseguentemente alle vicende testamentarie dell’eredità di Vittore Grubicy de Dragon, testimonianza esemplare di una tecnica complessa e raffinata, degna di attenzione in relazione al tema prescelto dalla Regione Toscana: “La tematica scelta consente alle strutture partecipanti di valorizzare le componenti estetiche ed artistiche delle proprie collezioni ed, in generale, del patrimonio culturale dalla preistoria ad oggi, con uno sguardo attento sia alle tecniche di realizzazione dei manufatti artistici che alla tecnologia disponibile dai tempi più remoti, in continua evoluzione. Un tema che, nell’anno delle celebrazioni per il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci, si sposa alle vocazioni portanti dell’opera leonardesca, continuatrice e promotrice di un connubio tra Arte e techne che dal più lontano passato giunge ad oggi”.

È dapprima nell’ambito della Parigi Belle Epoque che Quarti, appena quattordicenne, maturerà la sua raffinatissima formazione tecnica, perfezionandosi poi, a partire dal 1886, nella Milano di Carlo Bugatti, il cui stile moresco lo sedurrà pervasivamente fino a imporsi in occasione dell’Esposizione Nazionale di Torino del 1898 quale artefice di una produzione ormai definitivamente orientata verso stilemi Liberty.

D’ora in avanti le sue creazioni, impreziosite da una miriade di echi culturali e di virtuosismi stilistici, saturi di ammiccamenti orientalisti, ammalieranno il pubblico nazionale e internazionale con acrobazie tecniche che coniugano intarsi di madreperla, applicazioni metalliche a materiali rari, prevalentemente essenze di legni pregiati, argento, rame, bronzo e peltro, che procurano a Quarti l’epiteto di “orafo dei mobilieri”.

Incoronato all’Esposizione Internazionale di Parigi del 1900 con il “Gran-Prix” della Giuria, l’ebanista consolida la sua fama dapprima all’Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino del 1902 e quindi all’Esposizione Internazionale del Sempione del 1906, dove consegue il “Gran Premio Reale” e il “Diploma di Medaglia d’Oro”.

Se di lì a poco il mobilio di Carlo Bugatti dominerà la scena parigina in occasione del Salon dei Divisionisti Italiani allestito da Alberto Grubicy nel 1907 alla Serre de l’Alma di Parigi, inducendo Fernand Divoire a etichettare le sue creazioni nei termini di meubles byzantino-mérovingiens” (F. Divoire, in “L’Intransigeant”, 2 septembre 1907), e Maurice Guillemot a sostenere che la bizzarra decorazione bugattiana in legno bianco ricoperta di pergamena istoriata, di arabeschi disegnati, incisi, colorati, sembra sortire dal “Palais de Théodora”, Quarti, pur facendosi interprete dell’orientalismo di eco merovingia, ne semplifica con intendimento funzionalistico e con esiti particolarmente innovativi, con ogni probabilità a seguito dei suggerimenti di Vittore Grubicy, le strutture portanti, privilegiando obiettivi di funzionalità e semplificazione, in linea con l’impegno didattico svolto a partire dal 1903 in veste di Direttore della Scuola-Laboratorio d’arte applicata all’industria del legno e Docente di Disegno della Plastica e della Costruzione, presso la Società Umanitaria di Milano.

Se fin dall’alba del Novecento la raffinatezza decorativa di Quarti gareggia con gli esiti internazionali dell’Art Nouveau, da Victor Horta a Henry van de Velde, da Émile Gallé a Peter Behrens, in data 1925 l’arredamento realizzato per il Bar Camparino nella Galleria Vittorio Emanuele II a Milano in collaborazione con il decoratore del ferro Alessandro Mazzucotelli e il pittore Angelo D’Andrea testimonia l’approdo dalla stagione Liberty allo stile Déco.

Con questo evento la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini conferma l’impegno in direzione della valorizzazione della temperie divisionista fiorita in Toscana e particolarmente a Livorno nell’orbita della personalità di Vittore Grubicy, con l’obiettivo di ricostruire uno sfondo internazionale per la vicenda di tanti protagonisti del rinnovamento artistico tra XIX e XX secolo, attivi nel nostro territorio e ancora immersi in una zona d’ombra.

In questo caso diventa elemento strategico la circuitazione tra il verbo divisionista di Vittore Grubicy e la vocazione Liberty di Eugenio Quarti, sullo sfondo dei quali campeggia la vicenda di Benvenuto Benvenuti, assolutamente organico quest’ultimo rispetto al milieu milanese primonovecentesco, ma al contempo protagonista della stagione primonovecentesca livornese, dal Caffè Bardi al Gruppo Labronico.

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