Cerca nel quotidiano:


Giannini presenta “Smania” al Chioschino

Il giorno 26 Settembre 2020, alle 17.30 al Chioschino di Villa Fabbricotti, Lamberto Giannini (autore) e Piergiorgio Curti, presenteranno il libro Smania (Edizioni del Boccale, 2020) il nuovo libro del professore, pedagogista e regista teatrale

Giovedì 24 Settembre 2020 — 22:59

Mediagallery

Il giorno 26 Settembre 2020, alle 17.30 al Chioschino di Villa Fabbricotti, Lamberto Giannini (autore) e Piergiorgio Curti, presenteranno il libro Smania (Edizioni del Boccale, 2020) il nuovo libro del professore, pedagogista e regista teatrale. L’ingresso è libero e gratuito, mantenendo, il distanziamento indicato.
Questo testo, ideale continuazione del volume Quel qualcosa che non trovo, contiene poesie, brani in prosa, riflessioni, anche se nasce come libro strettamente connesso all’esperienza teatrale della Compagnia Mayor Von Frinzius, che hanno come filo conduttore la smania. “La smania perpetua di qualcosa che ti entra dentro l’anima, che devi cercare di tirar fuori, che devi, in qualche modo, giustificare perché è una tua esigenza e un’emergenza esistenziale, anche da un punto di vista pedagogico e artistico. Perché la smania non ti vuole far vivere meglio, ti vuol far vivere, e vivere significa passare dall’essere all’esserci, vivere vuol dire situarti, vivere vuol dire stare dentro le cose andando a scoprire il significato più profondo di quello che ti capita”.
Nel volume, discostandosi dall’approccio pedagogico di genitori in ascolto, Mettiti il giacchetto, La sfida educativa, dal taglio storico-politico di In fondo a destra, o dall’approccio al mondo sportivo di Attimi di Champions, l’autore svela la propria fragilità e il proprio amore feroce per la vita in una successione di narrazioni, proiettate nella dimensione del lirismo e della rievocazione del ricordo, da leggere come romanzo unitario ma anche come intermittenti flussi di coscienza che illuminano la sua parabola di vita assumendo nello stesso tempo, però, un valore paradigmatico nell’esistenza di ciascuno di noi.
E così alle poesie, che “derivano da una ricerca profonda di sé senza più alibi”, e in cui esperienze biografiche o immaginarie affiorano con la nitidezza dell’immediatezza visiva, come fotogrammi di vita, in una sequela di figure femminili indistinte, di approcci mancati, di aspettative deluse, di scommesse vinte, di passioni celate o rivelate, di desideri e di ambizioni, segue la sezione definita col titolo ironico di diletti dilettevoli, costituita da poesie e brani in prosa che “celebrano la stupidità quando è una stupidità consapevole”, con lo scopo di strappare un sorriso al lettore ma tragicomico. Nella parte centrale del libro compaiono poi alcuni dei più divertenti testi scritti per i Mayor Von Frinzius, molti dei quali riadattati per la trasposizione teatrale, in cui emerge l’esperienza vissuta dalla compagnia, formata da “un insieme di corpi che si fondono diventando un’unità, mantenendo sempre la propria ineludibile individualità”. La seconda parte del volume contiene, poi, la sezione dei ricordi, che, come gomitoli di lana, si intrecciano e poi si sciolgono sul telaio dell’esistenza, connettendo passato, presente e futuro. E così lo sguardo si posa sul quartiere delle Sorgenti, scenario delle prime esperienze di vita giovanili, sugli anni Settanta, sui primi amori, sugli amici di sempre, e per sempre, sull’immancabile immagine di Mida, e su quella di personaggi storici contemporanei, come Fidel Castro, per poi concludersi con la sezione dedicata ai discorsi pre-spettacolo al Goldoni, luogo d’elezione del cuore, in cui emerge la passione del regista per il suo modo di fare teatro come spinta smaniosa e urgente. Il libro prosegue, poi, con la sezione dedicata a Livorno, “città magica, un ossimoro continuo difficile da classificare, uno stato mentale, una categoria dello spirito”, descritta col senso di appartenenza di chi la ama ma narrando anche la sua vena ironica e autoironica, il suo ottimismo dissacrante, la sua poeticità, e si conclude con i testi dedicati ad un’altra grande passione dell’autore, lo sport, con aneddoti legati a personaggi divenuti poesia nell’immaginario collettivo come Cassius Clay, Panenka e Igor Protti.
Giannini ripropone quindi, in questa nuova esperienza letteraria, la sfida di Quel qualcosa che non trovo di mettersi a nudo, di svelare la propria anima traducendo le emozioni su carta, ma, rispetto al testo precedente, dimostra una maggiore maturità di scrittura, un intento più spiccatamente filosofico di indagine dell’indole umana in tutti i suoi risvolti, ora malinconici, ora tragicomici, ora poetici, proiettandosi, nelle intenzioni, sempre alla ricerca del senso, che costituisce la base di partenza per condurre un’esistenza dotata di autenticità. L’impressione che ne ricava il lettore è quindi quella di un grande affresco di umanità, davanti al quale commuoversi, e ridere, con la consapevolezza che ciò che l’autore descrive, o narra, appartiene in parte anche a lui, perché rievoca una sua esperienza amorosa, o esistenziale, e lo avvicina al testo permettendogli di appropriarsene, almeno in qualche sua parte, perché è come se, dalle parole scelte dallo scrittore per esprimere il proprio sentire, emergesse anche un piccolo anelito della sua anima.
La collaborazione redazionale e la sinossi sono a cura di Serena Senesi.

Riproduzione riservata ©