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“Il medico che si inventò le Paralimpiadi” in Villa Mimbelli

Fondazione Livorno invita alla conversazione con Roberto Riccardi dal titolo "Il medico che si inventò le Paralimpiadi" il 9 settembre alle 18 in Villa Mimbelli

Venerdì 3 Settembre 2021 — 17:58

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Fondazione Livorno invita alla conversazione con Roberto Riccardi dal titolo “Il medico che si inventò le Paralimpiadi” il 9 settembre alle 18 in Villa Mimbelli. Interverranno Giovanni Giannone Consiglio Amministrazione Fondazione Livorno, Roberto Riccardi Generale dell’Arma e scrittore, Giulia Aringhieri azzurra sitting volley alle Olimpiadi di Tokyo

Prosegue con questa seconda conversazione sulle Paralimpiadi e il medico che le inventò, la serie di incontri che Fondazione Livorno ha organizzato nei parchi pubblici e nei palazzi storici della provincia, per parlare con la gente di argomenti connessi alla sua attività.

Questo incontro con Roberto Riccardi in programma l’8 settembre 2021 alle ore 18,00 a Villa Mimbelli segue quello sul tema del rapporto tra arte e diritto illustrato da Francesco Bosetti il 23 luglio sempre a Villa Mimbelli e precede la conversazione con Monica Guarraccino, che si terrà l’8 ottobre ore 18,00 a Piombino, Palazzo Appiani, su Elisa Bonaparte e la sua grandiosa opera di restyling di tutte le dimore di Napoleone in Toscana.

La storia raccontata da Riccardi nel volume Un cuore da campione della casa editrice Giuntina sarà materia di riflessione anche per tanti volontari e tante associazioni che con la Fondazione condividono i numerosi progetti realizzati in questi anni per i giovani disabili che hanno subito lesioni importanti ma che continuano ad avere tanta voglia di vivere e di lottare.

Il libro, infatti, non racconta solo la vita di un personaggio straordinario fortunosamente scampato alla Shoah, celebra anche un’avventura coraggiosa che ha cambiato in profondità il nostro modo di intendere lo sport, il corpo e i rapporti umani. Una rivoluzione che oggi sopravvive nella determinazione di tutti gli atleti paralimpici, nel grido di gioia di Bebe Vio e nella forza indomita di Alex Zanardi. Una rivoluzione iniziata con una palla medica lanciata da un letto all’altro, in un ospedale sperduto nella campagna inglese, e giunta infine sul podio olimpico con un oro al collo.

La storia – Ludwig Guttmann voleva essere un neurologo, curare le lesioni spinali, aiutare gli altri. Ma nel 1938, dopo la Notte dei cristalli, capì che la situazione degli ebrei in Germania stava rapidamente precipitando: essere uno dei medici più stimati del paese non avrebbe salvato lui e la sua famiglia dalla deportazione. Raggiunse così l’Inghilterra e qui avviò una rivoluzione che avrebbe cambiato per sempre l’approccio alla paraplegia. A Stoke Mandeville, l’ospedale che iniziò a dirigere nel 1944 nel Berkshire, i feriti di guerra non avrebbero incontrato né avversione né commiserazione. Questi giovani – perlopiù piloti della RAF impegnati a difendere l’Europa dalla minaccia nazista – erano «il meglio degli uomini» e non meritavano di marcire in un letto. Alla disperazione e ai sedativi, Guttmann preferì l’attività sportiva, l’aria fresca, la gioia dei rapporti umani. Ragazzi che la guerra aveva drammaticamente segnato tornavano alla vita grazie all’entusiasmo di una sana competizione. L’anno della svolta fu il 1960, quando grazie al medico italiano Antonio Maglio i «Giochi di Stoke Mandeville» approdarono a Roma, in occasione della XVII Olimpiade. Nacquero così le gare paralimpiche.

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