Le segrete tappe del Liberty tra Roma e Livorno
Il Comune di Collesalvetti ha il piacere di annunciare la Seconda Puntata del Calendario Culturale della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini. Una copia omaggio del catalogo verrà riservata a quei visitatori che risulteranno registrati almeno a tre eventi culturali del Calendario
Il Comune di Collesalvetti ha il piacere di annunciare la Seconda Puntata del Calendario Culturale della Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, dal titolo LE SEGRETE TAPPE DEL LIBERTY TRA ROMA E LIVORNO. LA REGIA DI ALBERTO CALZA BINI DAL PADIGLIONE TOSCANO DELL’ESPOSIZIONE INTERNAZIONALE DI ROMA DEL 1911 ALLA LIVORNO DELLA BELLE EPOQUE, in programma sabato 10 gennaio 2026, ore 17.00, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini (Complesso di Villa Carmignani, via Garibaldi, 79, Collesalvetti, LI, tutti i giovedì, sabato-domenica, ore 15.30- 18.30 e su prenotazione per piccoli gruppi; visite guidate gratuite su prenotazione per piccoli gruppi: tel. 0586 980227 e 980174 – 392 6025703; [email protected]; www.comune.collesalvetti.li.it – fino al 19 marzo).
Promosso e organizzato dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, il Calendario colligiano ha inteso coinvolgere storici dell’arte, giornalisti, docenti universitari, direttori di musei e istituzioni culturali italiani, con l’obiettivo di estendere la riflessione storiografica verso orizzonti diversificati e comunque alternativi alla bibliografia stratificata su Alberto Calza Bini, finora assurto a fama nazionale esclusivamente per la sua carriera di architetto e urbanista, ripercorsa con approfondita indagine storiografica da studiosi del calibro di Giorgio Ciucci, Cesare De Seta, Italo Insolera, Fabio Mangone, Paolo Nicoloso, Bruno Zevi, ma oggi restituito finalmente alla storia dell’arte del Novecento con riferimento specifico alla sua vocazione pittorica e acquafortistica, comprovata dalla partecipazione ad alcune prestigiose esposizioni nazionali, quali l’Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma; la Società Promotrice di Belle Arti di Genova, la Società Promotrice di Belle Arti di Torino, la Società Promotrice di Belle Arti di Firenze, l’Esposizione d’Arte dei Bagni Pancaldi di Livorno, l’Esposizione Internazionale d’Arte della “Secessione” di Roma, la Permanente di Milano, La Famiglia Artistica di Milano, l’Esposizione d’incisione italiana pro Croce Rossa Italiana di Londra del 1916.
Sotto i riflettori la genesi di un liberty segreto, riscoperto per la prima volta grazie alle approfondite indagini scientifiche messe a punto nel corso dell’inedita mostra e destinato d’ora in avanti a integrare lacunosi percorsi storiografici, tanto più se si pensa che i due edifici ideati da Calza Bini a Livorno, ovvero il Villino Paoletti e l’Istituto di Santo Spirito, si avvalgono della prestigiosa collaborazione delle Fornaci di San Lorenzo di Galileo Chini. Ed è proprio alla riscoperta dell’inedito e fondamentale sodalizio tra Alberto Calza Bini e Galileo Chini che il Calendario colligiano intende dedicare nuovi approfondimenti e ulteriori focus, nella certezza che la stagione del Liberty a Livorno inauguri con questa mostra una nuova pagina.
In onda sabato 10 gennaio 2026, ore 17.00, la conferenza dal titolo “La passione per i monumenti livornesi: il culto per l’antico secondo Pietro Vigo e Alberto Calza Bini, a cura di Massimo Sanacore, Governatore dell’Associazione storico-culturale Congregazione Olandese Alemanna, già direttore degli Archivi di Stato di Livorno, Pisa e Massa, focalizzerà il ruolo di Alberto Calza Bini nella Livorno primonovecentesca, ovvero nell’anno in cui la città festeggia il 300° della promozione granducale da Terra Murata a Città, riscoprendo e approfondendo la sua storia. Appena insediatosi in città, l’artista incontra e stringe amicizia in particolare con Pietro Vigo, professore di storia e direttore dell’Archivio Storico Cittadino, da lui fondato e aperto nel 1899. Vigo, di formazione positivista, dopo aver individuato nella raccolta e conservazione dei documenti l’evoluzione storica della comunità, progetta di raccogliere e conservare anche gli oggetti materiali prodotti dalla storia di questa comunità e troverà quindi nel sopraggiunto collega del Regio Istituto Tecnico, Alberto Calza Bini, estraneo alle inerzie e resistenze culturali in città, un entusiasta partner, tale da cimentarsi perfino nella proposta di un Museo cittadino, di cui realizza un “trailer” all’Esposizione di Roma del 1911. Il professore romano procede d’ora in avanti anche alla ricognizione dei beni storici sul territorio, organizzando periodici sopralluoghi presso la Fortezza Vecchia e riscoprendo il trecentesco Eremo della Sambuca con i suoi affreschi. L’incalcolabile merito di Calza Bini a Livorno consiste nel coltivare rapporti con istituzioni politiche, eruditi cittadini e artisti locali e nazionali, lasciando idee importanti al momento della sua partenza da Livorno nel 1913, destinate tuttavia a disperdersi con l’entrata in guerra, quindi con la morte di Vigo nel 1918 e soprattutto in vista del sopraggiungere delle diverse problematiche sociali postbelliche.
Massimo Sanacore, attualmente governatore dell’Associazione storico-culturale Congregazione Olandese Alemanna, è stato direttore degli Archivi di Stato di Livorno, Pisa e Massa negli anni 2008-2021; ha diretto la Sezione Manoscritti della Biblioteca Universitaria di Pisa dal 2021 al 2023; è stato direttore della rivista di storia, lettere e Arti “Nuovi Studi Livornesi”, dal 2010 al 2023. Ha organizzato e partecipato a mostre, convegni scientifici, e organizza e partecipa a conferenze di storia (dal 1990 ad oggi), in tema di storia locale e regionale. Nella direzione ad interim dell’Archivio di Stato di Livorno, dal 1°ottobre 2007 ha la delega per tutte le attività tecniche ed archivistiche. Ha delega dal Direttore Regionale della Toscana alla direzione dirigenziale dell’Archivio di Stato di Livorno dal 30 settembre 2008 al 26 agosto 2009, quando ne assume la posizione organizzativa di direzione fino al 20 settembre 2018. Direttore ad interim dell’Archivio di Stato di Pisa dal 1° febbraio 2017 al 16 giugno 2018, con incarico pieno dal 22 febbraio 2018. Nel frattempo è stato direttore dell’Archivio di Stato di Massa, con incarico provvisorio dal 20 settembre all’11 ottobre 2018, e quindi ad interim dal 11 aprile al 31 dicembre 2019. Dal 2006 consigliere dell’Associazione livornese di storia, lettere e arti. Membro del Consiglio esecutivo del Comitato livornese per la promozione dei valori risorgimentali. Organizzazione di convegni e conferenze, partecipazione a comitati scientifici e a vari convegni nazionali. Sette docenze in archivistica beni culturali presso il Ministero ed Enti privati.
SABATO 24 gennaio 2026, ore 17.00, si terrà la Terza Puntata del Calendario Colligiano, coordinata da Francesca Cagianelli e coincidente con la lezione di Matteo Fochessati, storico dell’arte, Curatore della Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova, dal titolo Alberto Calza Bini tra classicismo e modernità.
Sulla scorta della riscoperta del liberty segreto di Alberto Calza Bini, siglato dai due raffinati e inediti episodi architettonici nella Livorno della Belle Epoque, il Villino Paoletti e l’Istituto di Santo Spirito, che costituisco due antefatti architettonici nell’ambito dell’articolata carriera di quest’ultimo, Fochessati punta i riflettori sulla premessa firmata dall’artista romano al volume Guido Fiorini (1891-1965). Visioni architettoniche, edito a Roma nel 1929 da Biblioteca d’Arte Editrice, contenente una selezione di progetti del bolognese Guido Fiorini. Nella sua introduzione all’opera di un architetto legato a Le Corbusier e destinato a entrare nella cerchia del movimento futurista, Calza Bini prova a teorizzare una possibile sintesi espressiva tra classicismo e modernità. Il suo scritto sembra così voler enunciare un programma teorico a cui lui stesso si attenne, sviluppando il connubio tra ideali classici ed espressioni linguistiche moderne nell’ambito della sua intensa attività amministrativa e professionale nel campo della progettazione architettonica e urbanistica e nella sua parallela carriera pittorica. L’intervento affronterà questa dicotomia operativa attraverso l’analisi delle sue opere e dei suoi testi.
Matteo Fochessati si è laureato in Storia dell’arte contemporanea presso la Facoltà di Lettere di Genova, dove ha conseguito il diploma di specializzazione con una tesi su Problematiche della decorazione murale in Italia tra le due guerre. L’esperienza futurista. Curatore della Wolfsoniana di Genova, di cui ha curato tutte le esposizioni e l’allestimento museale, collabora anche con il Curatorial Department della Wolfsonian di Miami Beach. Dal 1997 è corrispondente de “Il Giornale dell’Arte”. È Contributor Editor per l’International Yearbook of Futurism Studies. Ha tenuto corsi di teoria e storia del design, di illustrazione e storia della pubblicità e di arte contemporanea presso le Facoltà di Architettura e di Conservazione dei Beni Culturali, l’Accademia Ligustica di Belle arti di Genova e il Genoa School of Architecture Program della Florida International University. È autore dei volumi La voce del mondo. L’immagine della radio in Italia tra le due guerre (1992), Art Nouveau tra modernismo e nazionalismo romantico (2012) e La Wolfsoniana. Immagini e Storie del Novecento (con Gianni Franzone, 2016).
In qualità di critico e storico dell’arte si occupa sia dei fenomeni artistici del Novecento, sia delle tendenze figurative contemporanee, con una particolare attenzione all’ambito delle arti decorative e del design, all’arte di propaganda e al futurismo. Tra le mostre e i relativi cataloghi da lui curati si ricordano In astratto. Abstraction in Italy (Londra 2012), L’Italia farà da sé. Propaganda, moda e società negli anni dell’autarchia (Genova 2015), La trama dell’arte. Arte e design nella produzione della MITA (Genova 2016), Rubaldo Merello tra divisionismo e simbolismo (Genova 2017); Made in Italy: Mita Textile Design 1926-1976 (Miami Beach 2018); La memoria della guerra. Antonio Santagata e la pittura murale del Novecento (Genova 2019); Anni venti in Italia. L’età dell’incertezza (Genova 2019); Mita textile Design 1926-1976 (Londra 2020); La contemporaneità del classico (La Spezia 2022-2023); Nostalgia. Modernità di un sentimento, Palazzo Ducale (Genova 2024).
Sabato 31 gennaio 2026, ore 17.00, in occasione della 4° Puntata del calendario, sarà la volta della Presentazione del catalogo a cura di Aurora Scotti, storica dell’arte, già docente di storia dell’architettura presso il Politecnico di Milano, con la partecipazione di Francesca Cagianelli.
Firmato da Silvana Editoriale (Cinisello Balsamo Milano) l’ampio e documentato catalogo offre squarci inediti e densi di approfondimenti scientifici, impreziositi da un corredo iconografico di consistente interesse e di notevole rarità: si parte con il saggio di Francesca Cagianelli dal titolo La Primavera della Bellezza: l’inno programmatico di Alberto Calza tra le idealità dell’arte classica e la scommessa della Secessione, incentrato sulla rivalutazione della personalità pittorica e incisoria di Alberto Calza, attraverso prestigiosi traguardi espositivi nazionali e internazionali, oltre che sul censimento di tutta una bibliografia inedita che restituisce il magnifico e finora mai indagato ruolo dell’artista, tanto come regista illuminato delle Sale livornesi del Padiglione Toscano all’Esposizione Regionale ed Etnografica di Roma del 1911, quanto come protagonista del restauro dell’Eremo della Sambuca. Si prosegue con il saggio di Dario Matteoni dal titolo La stagione segreta del Liberty a Livorno: Alberto Calza e il sodalizio con le Fornaci di San Lorenzo, che, partendo da un’attenta disamina della bibliografia critica più recente dedicata ad Alberto Calza Bini giunge a evidenziare come solo in anni recenti si assista a una sistematica rilettura della cultura architettonica del primo dopoguerra. L’obiettivo resta dunque quello di proporre una scoperta storiografica che renda conto di inedite esperienze architettoniche in una stagione ancora lontana da diretti coinvolgimenti politici: torna dunque in luce, grazie alla rilettura ragionata dei primissimi edifici realizzati da Calza in ambito livornese, quali il Villino Paoletti e l’Istituto Santo Spirito, l’inedita collaborazione con le Fornaci di San Lorenzo e si inaugura un nuovo capitolo del Liberty a Livorno, forse più definitivamente avanzato rispetto alla temperie più eclettica dello Stabilimento delle Acque della Salute. Si profila come un inedito consuntivo anche il saggio di Alessandro Merlo, dal titolo Il ruolo di Alberto Calza Bini nella costruzione dell’identità dell’architettura italiana tra le due guerre mondiali, che intende ripercorrere le tappe tanto dell’influenza esercitata dall’artista rispetto alla tutela della figura professionale dell’architetto, in qualità di Segretario Nazionale del Sindacato degli Architetti, quanto della definizione del suo percorso formativo, nei frangenti del servizio presso l’Amministrazione Centrale della Pubblica Istruzione e della Presidenza della Regia Scuola di Architettura di Napoli. Sulla scorta delle dichiarazioni contenute nell’intervento intitolato L’architetto nella vita moderna, tenuto il 19 febbraio 1933 alla Regia Scuola Superiore di Architettura di Firenze in occasione della celebrazione dell’Anno Accademico 1932-1933, si procede a delineare l’apporto di Calza Bini nell’ambito del dibattito sull’edilizia e sull’urbanistica, laddove, in pieno accordo con le posizioni assunte da illustri colleghi quali Gustavo Giovannoni e Marcello Piacentini, egli ribadisce il primato dell’architetto che “deve soprintendere l’opera, assimilandolo a un direttore d’orchestra che “con la bacchetta e con l’occhio, indirizza, riprende e corregge, conducendo alla conclusione polifonica”.
Si conclude con il saggio di Flavia Matitti, dal titolo Irene Gilli Calza Bini: pittrice e acquafortista “di bell’ingegno, ed amorosissima dell’arte”, inaugurato dall’inevitabile, quanto attualissima, riflessione sui meccanismi di rimozione della colta e raffinata personalità di Irene Gilli perfino nell’ambito della documentazione biografica e delle indagini scientifiche intitolate al Alberto, e quindi sviluppato attraverso una messe di informazioni inedite, riemerse tanto dall’Archivio Storico dell’Accademia di Belle Arti di Roma, quanto dall’Archivio privato Calza Bini (Calvi dell’Umbria). Se tra i più seducenti interrogativi l’autrice pone senz’altro la questione prioritaria del sodalizio, sfociato in una vera e propria collaborazione artistica, di Irene con il futuro marito, ancor più accattivanti si profilano le risposte delineate in catalogo, coincidenti non solo con l’ampio affresco dedicato al padre di Irene, Alberto Maso Gilli, pittore di storia e affermato acquafortista, nominato Direttore della della Regia Calcografia. Bagliori di un’inedita biografia che oggi ci consentono di assaporare con estrema consapevolezza il profilo artistico di Irene Gilli attraverso ben ventitrè inediti.
Aurora Scotti, storica dell’arte, allieva di Anna Maria Brizio, ha insegnato come professore associato al Politecnico di Torino e infine come professore ordinario alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Si occupa di storia e critica delle arti e dell’architettura, con particolare attenzione all’ambito della letteratura artistica. Filone di ricerca primario è lo studio del pensiero e dell’opera di Winckelmann, a cui ha dedicato una monografia e numerosi saggi. In collaborazione con Martin Disselkamp ha curato il volume: Winckelmann-Handbuch, Stuttgard, Metzler Verlag, 2017. Sempre nell’ambito degli studi sull’età del Neoclassicismo si è occupato di problemi di estetica e di teoria artistica, con un peculiare interesse rivolto alla teoria architettonica (saggi su Piranesi, Laugier, Briseux, Malaspina di Sannazzaro, Magnocavalli, Durand), e ha sviluppato ricerche sui temi della nascita della storiografia artistica e architettonica nel XVIII secolo, della tutela del patrimonio artistico e del restauro dei monumenti architettonici, con contributi su Winckelmann e Quatremère de Quincy. Tra i suoi principali interessi è inoltre lo studio dell’uso retorico dell’architettura e dei linguaggi figurativi all’interno delle strategie del dominio simbolico esercitate dal potere politico. La Roma di Giulio II, con particolare riguardo all’opera di Bramante e alle processioni trionfali, la città di Pavia e il suo Ateneo durante la dominazione austriaca tra XVIII e XIX secolo sono stati oggetto di investigazioni in tale senso. Un altro importante indirizzo di ricerca riguarda il tema dell’arte dei giardini, in relazione al quale ha prodotto una monografia sul giardino manierista e numerosi saggi dedicati a Leonardo da Vinci, alla Villa d’Este a Tivoli, a Leopoldo Pollak, Hirschfeld, Silva e al dibattito sul giardino paesistico tra XVIII e XIX secolo, riservando peculiare attenzione all’analisi del rapporto di mimesis tra arte e natura in relazione al processo di affermazione della soggettività moderna.
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