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Martingala al Caprilli con due eventi nel weekend

Mercoledì 13 Luglio 2022 — 10:20

Martingala 2022: una manifestazione dedicata a narrazioni teatrali ispirate a personaggi di notorietà assoluta, a eventi epocali, ma anche a piccole storie, vicende umane esemplari, talvolta tragiche, spesso popolari, tutte collegate allo sport

Uno dei luoghi più belli e amati dai livornesi, una struttura sportiva tornata a vivere nel 2021 dopo quasi sei anni di chiusura, un ippodromo intitolato al più importante rivoluzionario dell’equitazione moderna e primo idolo sportivo amato dalle folle: il livornese Federico Caprilli. Tutto questo insieme ci ha portati a pensare Martingala 2022 come una manifestazione dedicata quest’anno a narrazioni teatrali ispirate a personaggi di notorietà assoluta, a eventi epocali per il nostro Paese, ma anche a piccole storie, vicende umane esemplari, talvolta tragiche, spesso popolari, tutte collegate da un solo ed unico filo rosso: lo sport. Una scelta condivisa e sostenuta da questa amministrazione per le implicazioni ideali che comporta, visto il contesto in cui si svolge la manifestazione. E così il sottotitolo di Martingala 2022 diventa, non a caso, Lo spettacolo dello sport. Sì, perché quando lo sport – spettacolo esso stesso – viene messo in scena, riesce ad amplificare quanto il teatro è già preposto a fare: indagare, per tentare di coglierla, la natura dell’uomo, capirne le debolezze, analizzarne le scelte, la voglia di riscatto, stigmatizzarne la ferrea volontà di difendere principi imprescindibili. Che altro non sono che gli ingredienti di base dei più grandi racconti teatrali di tutte le epoche: da Euripide a Shakespeare, da a Molière a Pirandello.

VENERDI’ 15 LUGLIO – PING PONG Oltre la rete

di Alessandro Fani

con Alessio Sardelli

regia Carlo Sciaccaluga

PING PONG – Oltre la rete è un caso unico di spettacolo teatrale in cui lo sport non viene solo raccontato, ma anche agito direttamente sul palcoscenico. Protagonista e narratore di sé stesso è Ernesto Volo, personaggio immaginario ispirato alla persona di Alessio Sardelli, l’interprete in scena. Chi è Ernesto Volo? Un attore, un campione di ping pong? Un sognatore? Un illuso? Forse un esploratore che si avventura in un labirinto senza possibilità di ritorno? Rispondere è rispondere alla vita, scandagliare le scelte che il tempo impone. Quando Ernesto è costretto a guardare più al proprio passato che al proprio futuro, perché l’età avanza inesorabile, inizia una difficile e commovente negoziazione riguardo alla propria storia e alla propria identità. Sogna un ritorno all’agonismo che non sappiamo se sia plausibile o solo il parto di una mente che dopo l’età adulta si rintana nei sogni tipici dell’infanzia. Ernesto è un atleta della fantasia. In un immaginario allucinato, dove il mondo perde purezza e si contamina nella tragedia comica: l’ossessiva ripetizione dell’umano che tenta di trascendere l’umano. Formatosi alla scuola di Orazio Costa, Alessio Sardelli inizia la sua carriera romana nel 1999 con Gigi Proietti in Dramma della gelosia (tutti i particolari in cronaca) spettacolo inaugurale del Teatro Brancaccio, con Sandra Collodel, Pino Quartullo Pierfrancesco Favino a cui subentrò Edoardo Leo, per proseguire poi con il “Falstaff e le allegre comari di Windsor” accanto a Giorgio Albertazzi. Di Shakespeare seguiranno Macbeth, accanto a Massimo Venturiello e Mariangela D’Abbraccio; La bisbetica domata, con Glauco Onorato e Nicola Pistoia per la regia di Alessandro Capone; La dodicesima notte con Oreste Lionello; Il mercante di Venezia nella parte di Shylock per la regia di Riccardo Massai nella splendida cornice del Giardino di Boboli di Firenze dove ricevette un plauso da una spettatrice di eccezione: Anna Anni, costumista di Orson Welles e Franco Zeffirelli, dichiarando che l’interpretazione del mercante era una delle migliori che aveva visto in assoluto; I due gentiluomini di Verona per la regia di Francesco Sala adattamento di Vincenzo Cerami e con le musiche di Nicola Piovani, La tempesta per la regia di Daniele Salvo, Riccardo III (Shakespeare) per la regia di Marco Carniti, Sogno di una notte di mezza estate e Le allegre comari di Windsor per la regia di Riccardo Cavallo sempre al Globe Theatre di Roma sotto la direzione artistica di Gigi Proietti. Gigi Proietti lo dirige ancora nello spettacolo La Mostra insieme a Simona Marchini. Nel 2014 lo vediamo nella parte di Usciere e Attore della compagnia al Teatro della Pergola di Firenze in Sei personaggi in cerca d’autore di Luigi Pirandello per la regia di Gabriele Lavia. Nel 2018 decide di portare in teatro in tutta Italia la sua vita artistico sportiva: negli anni ’70 campione italiano assoluto di doppio e più volte nella Nazionale Italiana di Tennistavolo partecipando a Campionati Europei Assoluti e giovanili. Lo spettacolo è Ping Pong oltre la rete. Attualmente in tournee con lo spettacolo il Rompiballe di F.Veber per la regia di Nicola Pistoia e Paolo Triestino. Nel 2020 ha interpretato Giovanni Villani il celebre cronista del 1300 nella docufiction “Alighieri Dante detto Durante” scritto e condotto da Alessandro Barbero per Rai Storia.

Televisione. Chiara e gli altri regia di Gianfrancesco Lazotti (1991), Mio padre è innocente regia di Vincenzo Verdecchi (1997), Via Zanardi, 33 regia di Antonello De Leo e Andrea Serafini (2001), Il terzo segreto di Fatima regia di Alfredo Peyretti (2001), Casa-famiglia regia di Riccardo Donna (2001), Volersi bene regia di Luca Manfredi (2003), Grandi domani regia di Vincenzo Terracciano (2005 ), Questa è la mia terra regia di Raffaele Mertes (2006), Butta la luna regia di Vittorio Sindoni (2007), I delitti del BarLume regia di Roan Johnson (2018), Pezzi Unici regia di Cinzia Torrini (2019), Distretto di Polizia serie 3-5-8, Carabinieri (serie televisiva) serie 2-, I delitti del Barlume regia di Roan Johnson (2020), L’ultima de’Medici regia di Tobia Pescia (2020), La vita di Dante regia di Graziano Conversano (2020)

Cinema. La brutta copia regia di Massimo Ceccherini (2002), The Accidental Detective regia di Vanna Paoli (2003), La mia vita a stelle e strisce regia di Massimo Ceccherini (2004), La città ideale regia di Luigi Lo Cascio (2012), Buongiorno papà regia di Edoardo Leo (2013), L’ospite regia di Ugo Frosi (2015), Einstein nichten regia di Friedemann Fromm (2017)

SABATO 16 LUGLIO – AVREI VOLUTO ESSERE PANTANI

di e con Davide Tassi

regia Francesca Rizzi

con la partecipazione straordinaria di Alessandro Donati

disegno Luci Paolo Russo

aiuto regia Elena Stabile

Davide Tassi interpreta un ciclista. Uno tra i tanti incontrati e intervistati dall’autore e attore nel lungo cammino di studio e analisi del testo. Il protagonista (di cui non si svela mai il nome) ha corso insieme a Pantani fin dai tempi dei dilettanti ed ha condiviso con il campione romagnolo tutte le stagioni sportive che lo hanno visto prima trionfare e poi eclissarsi. Poco dopo la morte di Pantani ha smesso di correre. Oggi vive isolato, quasi emarginato; per molto tempo ha voluto ricordare solo i momenti esaltanti del ciclismo, le trasferte, le gare, i compagni e le grandi tappe del Giro d’Italia e del Tour de France, quelle in cui Pantani riusciva a riportare gli spettatori indietro nel tempo, al ciclismo più antico, più selvaggio, in cui divorava ogni centimetro di strada come fosse l’ultimo. Per molto tempo ha cercato di nascondere prima di tutto a sé stesso il problema del doping. Lo ha come cancellato dalla sua memoria: cercando di convincere gli altri è quasi riuscito a convincere sé stesso. Ma nel suo subconscio c’è una parte che non dimentica, che non si cancella e che fa rumore nella sua coscienza. È come uno squillo che lo sveglia dal torpore, che gli provoca dolore e un’enormità di dubbi: sullo sport che ha praticato, sulle sue reali capacità e sui segni che il doping potrebbe aver lasciato sul suo corpo, su quello che potrebbe accadergli da un momento all’altro. È un dolore che lo tormenta e che con il passare degli anni diviene insostenibile al punto da dover scegliere se ascoltarlo ed elaborarlo, come si fa con un lutto, o zittirlo per sempre, perché alcool e droghe non bastano più ad alleviarne il peso.

Durante questo suo cammino interiore, ripercorre la storia di Marco Pantani, la loro amicizia fin dai tempi dei dilettanti, le grandi imprese del pirata, il suo essere protagonista sempre, anche quando forse sarebbe convenuto rimanere nell’ombra, gli incidenti, le vittorie del 1998, la squalifica di Campiglio, il declino e la morte. Il cammino interiore del protagonista e la storia di Pantani sembrano non riuscire ad incrociarsi mai. Almeno fino all’incontro con Alessandro Donati.

LA REPUBBLICA

Tassi racconta il Pantani pubblico e sfiora quello privato, ne percorre l’ascesa e si ferma in cima, come se la vita del pirata fosse un arrivo in salita. Ma la parte più interessante arriva dopo, quando Tassi fa intervenire Alessandro Donati per parlare di doping e per chiarire che furono le istituzioni dello sport a scegliere i tempi del dramma, che lo innalzarono e poi lo seppellirono. Se oggi Pantani fosse ancora vivo forse, la sua storia, avrebbe chiesto di raccontarla proprio così, come fa Tassi.

CORRIERE DELLA SERA

Tassi, accompagnato in scena da Donati, non si impelaga nelle facili teorie complottiste avanzate dopo la morte del Pirata. La sua è una riflessione sull’etica sportiva, un atto appassionato di denuncia nei confronti del doping e del sistema che lo protegge.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

È un’interpretazione viscerale quella di Tassi. Il suo viaggio lungo la storia di Pantani è stata un tappone dolomitico con la sua cima Coppi rappresentata dall’incontro Sandro Donati, l’allenatore antidoping per eccellenza.

TEATRO E CRITICA

È un respiro lungo, attento, che non scade mai nella strumentalizzazione ed evita le buche che in un percorso del genere si aprono ai lati e al centro della strada nonostante lo spettacolo non esiti ad arrivare fino in fondo. Lo si capisce sin da subito, dalla dichiarazione di intenti delle prime battute del suo personaggio che dice molto anche sulla scelta

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