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“Nigio” riparte da Livorno e scalda il cuore del Goldoni

Giovedì 13 Gennaio 2022 — 00:22

Nigio, maglia nera e pantaloni neri, capelli accroccati stile samurai di viale Italia, è semplicemente perfetto con un'interpretazione impeccabile. Modula la voce tra alti e bassi come montagne russe fatte di graffi e carezze. E il suo pubblico lo inonda di applausi e affetto

di Giacomo Niccolini

Ci ha pensato la musica. Ci hanno pensato le note che rimbalzavano nei palchetti e in platea, le luci che hanno accompagnato un’ora e mezzo abbondante di concerto, le mani che battevano a tempo, le centinaia di voci che, se pur strozzate dalla stoffa delle mascherine, hanno gridato speranza e voglia di esserci. E poi ci ha pensato soprattutto lui, Enrico Nigiotti (o come lo chiamavan tutti Nigio), a spazzar via tutto l’inferno di due anni in una notte. Un concerto per ripartire, un concerto fatto di speranza e voglia di vivere. E’ così, con un ringraziamento grande come un teatro intero, che il cantautore fatto di salmastro, capelli lunghi e chitarra, inizia il concerto del Goldoni. Il primo dopo due anni di stop. Il primo di un tour teatrale che lo porterà in tutta Italia. Un tour che riprende dopo due anni in cui il mondo è cascato a pezzi, si è ricomposto, incerottato, zoppicante ed è andato avanti.
Eppure esserci. Con la voglia di musica e di poesia. E con la voglia di Nigio.
Un Goldoni sulla carta tutto esaurito, che ha dovuto però di fatto cedere il passo a qualche posto vuoto a causa del momento sanitario delicato, ha abbracciato il cantante di casa come solo qui a Livorno sappiamo fare.
Scenografia minimal fatta di due piccoli soppalchi per tastiere e batteria, due spot laterali per chitarra e basso e asta centrale con occhio di bue per la star della serata. In una scena così semplice, protagoniste sono diventate le luci, vero e proprio corpo di ballo e motore del ritmo pulsante del concerto.
Nigio, giacca e maglia nera, pantaloni scuri, capelli accroccati stile samurai di viale Italia, è semplicemente perfetto con un’interpretazione impeccabile. Modula la voce tra alti e bassi come montagne russe fatte di graffi e carezze. Parte emozionato. Si respira anche dal pubblico. Perché lui è così. E non sarebbe così bello se non lo fosse. Poi si scioglie, riconosce il palco di casa sua, annusa piano piano la sua gente, il libeccio che lo ha portato fin lassù anche se fuori fa freddo. Dentro, l’atmosfera si scalda. I pezzi vengono spalmati nello shaker di una scaletta perfetta che non lascia spazio al tedio e lascia invece sempre la voglia di una nota in più, di un’emozione ancora.
Ecco Baciami Adesso, Nonno Hollywood, ma anche Campari Soda, Bomba dopo Bomba e l’attesissima L’Amore è dove le note urlate a squarciagola uscivano intrattenibili se pur soffocate dalle mascherine Ffp2 del pubblico. Momento di vera commozione e lacrime sulle guance quando, a tu per tu con il chitarrista a suo fianco, il maestro Mattia Tedesco, ha interpretato una versione intimistica, gridata, vera e struggente della canzone Para el sol scritta e dedicata al suo amico Giorgio. Brividi.
Presente anche il sindaco Luca Salvetti che dal suo palco non ha mancato di applaudire il cantante di “casa nostra” postando anche una foto del concerto sui propri social con la didascalia “Il Nigio parte da Livorno con il suo nuovo tour”.
Ne vorremmo ancora di più. Vorremmo ancora più Nigio, ancora più musica per non pensare e per accarezzare il cuore malandato da troppi affanni. Nigio c’è. Ci mette tutto. E si respira. E Livorno lo premia con tutto il suo amore. Le luci si accendono in sala. Enrico saluta tutti con le mani giunte. Il grazie più grande lo dice, paradossalmente, lui al pubblico che non si stanca di battere le mani. Adesso però è tardi. Bisogna tornare a casa. Con la consapevolezza che la musica, nonostante lo schifo che gira intorno, non passa. La musica rimane addosso tatuata. Anche grazie a quelli come “Il Nigio”.

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