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Paolo Fresu racconta Chet Baker

Lo spettacolo “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker” farà rivivere così uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento in un flusso organico di parole, immagini e musica che rievocheranno lo stile lirico e intimista di questo jazzista tanto maledetto quanto leggendario

venerdì 25 Gennaio 2019 08:05

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Se la parola si fonde con il jazz: è davvero originale la nuova proposta della stagione di prosa del Teatro Goldoni, accolta dal pubblico con un “tutto esaurito” (pochissimi i biglietti ancora disponibili), che venerdì 25 gennaio, alle 21 vedrà protagonista Paolo Fresu alla tromba e al flicorno insieme ad una nutrita compagnia di attori e musicisti raccontare Chet Baker ed il suo tempo.

Diretto da Leo Muscato, Lo spettacolo “Tempo di Chet. La versione di Chet Baker” farà rivivere così uno dei miti musicali più controversi e discussi del Novecento in un flusso organico di parole, immagini e musica che rievocheranno lo stile lirico e intimista di questo jazzista tanto maledetto quanto leggendario.

L’azione si aprirà, così, in un jazz club. Un uomo completamente arreso è seduto al bar. Si guarda attorno, sembra cercare qualcosa, o solo accertarsi che il vuoto sia tutto lì, rassicurante e definitivo. È Chet Baker. Una musica gentile e insistente che lui conosce bene, lo avvolge come dentro a una bolla sospesa. Da luoghi dimenticati nel tempo, affiorano persone che aprono sipari. Sono i genitori, le amanti, gli amici della giovinezza, i colleghi musicisti, i critici musicali. Ricordano momenti, li rivivono. Lui ascolta da distanze siderali; ogni tanto è chiamato a reinterpretare se stesso, senza potersi esimere. In un’altalena di passato-presente emergono fatti ed episodi disseminati lungo l’arco della sua esistenza.

La regia di Muscato modula così l’incessante oscillare tra passato e presente, facendo affiorare fatti ed episodi disseminati lungo l’arco dell’esistenza di Chet Baker, da quando bambino suo padre gli regalò la prima tromba, fino al momento prima di volare giù dalla finestra di un albergo di Amsterdam. Le scene sono di Andrea Belli, i costumi di Silvia Aymonino e il disegno luci di Alessandro Verazzi.

“Ogni apparizione apre il sipario su una fase della vita dell’artista – commenta il regista – che ha passato molti periodi lavorando e vivendo in vari luoghi d’Italia, facendo emergere anche il sapore di epoche diverse, di differenti contesti socioculturali e visioni del mondo. Si delinea la figura del grande trombettista, che fra sogni, incertezze, eccessi ha segnato una delle pagine più importanti della storia della musica”.

“Se la sua vita e la sua morte sono ancora oggi avvolte dal mistero, la sua musica è straordinariamente limpida, logica e trasparente, forse una delle più razionali e architettonicamente perfette della storia del jazz – riflette Fresu – Ci si chiede dunque come mai la complessità dell’uomo e il suo apparente disordine abbiano potuto esprimersi in musica attraverso un rigore formale così logico e preciso”.

Prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano, “Tempo di Chet” è nato dalla fusione e dalla sovrapposizione tra scrittura drammaturgica di Leo Muscato e Laura Perini e partitura musicale curata e interpretata dal vivo da Paolo Fresu, con Dino Rubino al piano, Marco Bardoscia al contrabbasso: saranno queste le voci evocative di un cast d’eccellenza composto da Alessandro Averone, Rufin Doh, Simone Luglio, Debora Mancini, Daniele Marmi, Mauro Parrinello, Graziano Piazza e Laura Pozone.

La colonna sonora dell’opera teatrale composta da Paolo Fresu e interpretata assieme a Dino Rubino (pianoforte) e Marco Bardoscia (contrabbasso) è anche un disco, di cui Fresu ha curato la produzione artistica ed esecutiva per la Tǔk Music.

Info: www.goldoniteatro.it

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