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Il Cerchio delle Veglie al Museo di Storia

Venerdì 19 Agosto 2022 — 16:01

Spettacolo teatrale a cura del Teatro Agricolo con il suo contastorie Giovanni Balzaretti sarà in scena il 27 agosto alle 21. Ingresso a donazione liberale. Prenotazione obbligatoria. INFO: [email protected], tel. 0586/266711-34

Si chiama “Il Cerchio delle Veglie. Storie del passato” lo spettacolo teatrale che proporrà il Teatro Agricolo con il suo contastorie Giovanni Balzaretti in scena il 27 agosto alle 21. La cornice da fiaba del Parco dei Platani del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo si presterà perfettamente al racconto. Le scene rappresenteranno un tuffo nel passato per il pubblico presente che potrà gustarsi le narrazioni del contastorie Giovanni Balzaretti. Il Cerchio delle Veglie è stato per tantissimo tempo il momento di aggregazione dei luoghi sperduti, dei luoghi analfabeti che, provocati da uno di passaggio, ascoltavano storie del mondo che li circondava e raccontavano storie del mondo che vivevano… il racconto era l’unico elemento per tramandare le storie nel tempo. Protagonista sarà lo stesso racconto attraverso la narrazione di vicende terribili di catastrofi ambientali, di fatti di sangue, di fenomeni soprannaturali come mostri e fantasmi che si intrecceranno con altre descrizioni di stupidaggini, gaffe clamorose, ridicoli fatti del corpo o della parola.

Balzaretti inscenerà la figura del Contastorie itinerante, ovvero un seminatore-raccoglitore che non aveva un copione fisso, ma come un jukebox raccontava quello che gli chiedevano attingendo al suo magazzino delle storie. Giovanni Balzaretti ormai da decine di anni studia e propone questa forma di teatro popolare: la sera del 27 agosto sul palco del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo racconterà, ma chiederà anche agli spettatori di riportare qualche storia. Un modo per creare ancora più empatia con il pubblico. Cosa? le solite cose: la vita, la morte, il molto buffo, il molto triste.

INGRESSO A DONAZIONE LIBERALE

Prenotazione obbligatoria

Per informazioni e prenotazioni:

Segreteria del Museo

[email protected]

tel. 0586/266711-34

lun – mer – ven      ore 9-13

mar – gio – sab      ore 9-13 e 15-18

domenica ore 15-18

IL CANTASTORIE O CONTASTORIE

Il cantastorie è una figura tradizionale della letteratura orale e della cultura folklorica, un artista di strada che si spostava nelle piazze e raccontava con il canto una storia, sia antica, spesso in una nuova rielaborazione, sia riferita a fatti e avvenimenti contemporanei.  La storia è antica: prima della televisione, e della radio, e dei giornali vigeva il costume di portare a conoscenza del popolo editti governativi e notizie per mezzo della voce umana: erano i banditori, spesso in compagnia di suonatori di tamburo o di tromba per richiamare l’attenzione dei popolani che così accorrevano, disponendosi in cerchio curiosi e attenti. Ma prima ancora ci furono coloro che, magari accompagnandosi con strumenti musicali, raccontavano avvenimenti realmente accaduti oppure fantasiosi ma comunque tali da impressionare l’animo popolare. Omero non fu il primo … poi vennero musici e poeti ambulanti, giullari, menestrelli… cantastorie. E ancora oggi a ben sentire c’è chi compone testi di canzoni che sono infine null’altro che raffinate narrazioni…
L’uditorio si affollava intorno al cantastorie e ascoltava attentamente episodi di battaglie perdute o vinte, di gesta assassine oppure d’amore, catastrofi naturali o miracoli, fatti di cronaca nera oppure politici …Il cantastorie “sapeva raccontare “ e la gente gli offriva cibo, riparo, monete. Il cantastorie è l’erede del giullare medievale, che può essere considerato il progenitore di tutta la famiglia degli ‘artisti di strada’ ‒ giocolieri, saltimbanchi, acrobati ‒ esperti nell’arte di divertire il pubblico con il canto, la musica, la danza, la recitazione. Diffusi a partire dal X secolo in Italia, in Francia, nella Penisola Iberica, in Inghilterra e in Germania, i giullari vivevano ai margini della vita sociale ed erano spesso condannati dalla Chiesa per i loro costumi troppo liberi. Divenuti ben presto figure assai popolari, si potevano incontrare negli incroci delle strade di grande traffico, all’ingresso delle chiese, nelle piazze e nei castelli, soprattutto nei giorni in cui si celebravano ricorrenze religiose o feste nuziali. Tuttavia i giullari o cantastorie, come vennero chiamati dopo il Medioevo, non scomparirono affatto, ma restarono per secoli una presenza familiare nelle strade e nelle piazze di città e villaggi, cantando canzoni originali, rielaborando e diffondendo leggende, esaltando luoghi sasanti e personaggi eroici.  Anima delle feste popolari, onnipresente ai battesimi e alle nozze, nei balli di carnevale e nelle solennità religiose, il cantastorie poteva contare su un pubblico di appassionati spettatori. Spesso i cantastorie vendevano foglietti su cui erano stampate le ‘cantiche’ ‒ ossia le storie in versi che essi recitavano o cantavano con l’accompagnamento di uno strumento musicale ‒, talvolta illustrate con cartelloni in cui venivano raffigurate le scene salienti. In molti casi le storie venivano rielaborate e adattate nel dialetto locale, inserendovi anche accenni o riferimenti a personaggi e vicende familiari al pubblico del posto. Uno dei filoni più importanti del repertorio dei cantastorie era costituito dalle chansons de geste (“canzoni di gesta”), i poemi epici francesi medievali: grazie ai cantastorie, leggendari eroi come Carlomagno, Orlando, Rinaldo e Angelica divennero personaggi popolari. I cantastorie ebbero quindi un importante ruolo di mediatori culturali, rendendo accessibile il mondo della letteratura colta alla massa della popolazione, perlopiù analfabeta. In un certo senso, anzi, essi restituivano la grande epica alla tradizione orale da cui era nata.

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