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Tornano i giovedì di Hortus Conclusus

Martedì 16 Giugno 2026 — 16:16

Dal 25 giugno al 23 luglio arriva “Polifonie dell’incontro – Intrecci contemporanei”, la terza edizione del calendario di incontri a cura dello psicoanalista Pier Giorgio Curti

Ci sono luoghi che, senza alzare la voce, finiscono per diventare appuntamenti. Non soltanto spazi fisici, ma piccole abitudini collettive: ci si torna perché si sta bene, perché si ascolta qualcosa che resta, perché per una sera la città sembra concedersi il lusso raro della conversazione. È quello che accade da tre anni nel giardino O.A.M.I. di Livorno, in Borgo San Jacopo, dove il ciclo di incontri ideato e organizzato dallo psicoanalista Pier Giorgio Curti è cresciuto stagione dopo stagione, fino a diventare un piccolo festival capace di unire idee, cultura e piacere dello stare insieme. Si intitola Hortus Conclusus 2026 – Polifonie dell’incontro. Intrecci contemporanei la nuova edizione del calendario estivo che prenderà il via il 25 giugno e ci terrà compagnia fino al 23 luglio, ogni giovedì, sempre alle 21:30: un titolo che richiama l’idea antica del giardino chiuso, protetto, raccolto, ma tutt’altro che separato dal mondo. Al contrario: proprio in questo spazio appartato, intimo e accogliente, entreranno alcune delle domande più vive del nostro tempo. Che cosa significa incontrarsi oggi? Che cosa resta della relazione nell’epoca delle connessioni digitali? Che spazio hanno il lamento, la fragilità, l’arte, la poesia, il pensiero critico, mentre tutto sembra spingerci verso la prestazione, la rapidità, la soluzione immediata?
Hortus Conclusus è nato dall’intuizione del rallentare come bisogno civile, e non solo come strategia individuale di resistenza alla tirannia di un mondo frenetico. Una forma di cura e attenzione che ha permesso di registrare via via una partecipazione crescente, al cospetto di un pubblico curioso, trasversale, che non cerca la conferenza paludata, ma un luogo in cui le idee possano circolare con naturalezza, senza perdere profondità: “Questo festival ha assunto progressivamente una funzione che va oltre quella di semplice luogo di accoglienza ed è divenuto un laboratorio permanente di cittadinanza, relazione e cultura condivisa – spiega Pier Giorgio Curti – e non è casuale che tutto questo avvenga nel giardino del Centro Disabili O.A.M.I.. Siamo profondamente convinti che la cultura debba essere considerata un bene comune e un diritto fondamentale, accessibile a tutti e capace di produrre benessere individuale e collettivo. Questo giardino diventa così un potente simbolo: uno spazio tradizionalmente percepito come destinato alla cura si trasforma in uno spazio di produzione culturale aperto alla città, dove le persone con disabilità non sono semplicemente destinatarie di interventi assistenziali, ma partecipano a pieno titolo alla costruzione del tessuto simbolico della comunità. In questo senso – continua Curti – il festival rappresenta un’esperienza concreta di welfare culturale, una prospettiva che riconosce alla cultura una funzione essenziale nella promozione della salute, del benessere relazionale, della partecipazione sociale e della qualità della vita, collocandosi dentro a una visione della disabilità che supera la logica della separazione e dell’assistenza passiva, per promuovere invece una cultura dell’incontro e della partecipazione reciproca”.

La rassegna conferma anche quest’anno la sua vocazione multidisciplinare. Psicoanalisi, filosofia, arte, poesia, tecnologia, femminile, intelligenza artificiale e nuovi umanesimi non vengono trattati come compartimenti separati, ma come polifonie, fili diversi una stessa trama. Perché l’incontro, se è autentico, non è mai una linea retta. È un intreccio. A volte una domanda. A volte un inciampo. A volte un modo diverso di guardare ciò che credevamo già di conoscere.

Si parte giovedì 25 giugno alle 21.30 con Elogio del lamento. Contro la tirannia del problem solving. Protagonista della serata sarà lo stesso Pier Giorgio Curti, autore del libro che dà il titolo alla serata, con la partecipazione della docente Elisabetta Porta e dell’attrice Lara Gallo. Il tema è insieme serio e liberatorio: in una società che vuole trasformare ogni dolore in procedura, ogni difficoltà in obiettivo da risolvere, ogni ferita in gestione, il lamento può tornare a essere una forma di verità. Non vittimismo ma linguaggio del limite, espressione di ciò che non si lascia immediatamente addomesticare. Una riflessione che attraversa la psicoanalisi, la filosofia e la vita quotidiana, con l’apporto della voce teatrale a restituire corpo e intensità alla parola.

Giovedì 2 luglio sarà affrontato uno dei grandi interrogativi del nostro tempo insieme al filosofo Paolo Ercolani: Relazioni reali o connessioni virtuali? L’umano di fronte all’intelligenza artificiale, una riflessione sulle trasformazioni che le tecnologie digitali stanno introducendo nei modi di abitare il mondo e di costruire relazioni.
Giovedì 9 luglio sarà il turno della psichiatra e psicoterapeuta Carla Boccia con un incontro dal titolo Donne sull’orlo dell’infinità. Poesia, malattia e psichiatria.
Giovedì 16 luglio il festival ospiterà l’artista Franca Pisani e la restauratrice Ilaria Filippelli in La voce delle donne nell’arte, un incontro dedicato alla creatività femminile come spazio di espressione, trasformazione e testimonianza.
Infine, giovedì 23 luglio, il ciclo si concluderà con Quale femminile per un nuovo umanesimo?, una riflessione che guarda al futuro e alle nuove configurazioni culturali, sociali e simboliche che stanno emergendo nella nostra epoca insieme a Claudia Pavoletti e Darya Majidi.
Tutti gli appuntamenti si terranno nel giardino O.A.M.I., in Borgo San Jacopo 134/A, a Livorno, con inizio alle 21.30. L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti. La prenotazione è consigliata telefonando al numero 0586 813861 o scrivendo a [email protected].

Hortus Conclusus 2026 – Polifonie dell’incontro. Intrecci contemporanei è realizzato con il sostegno e la collaborazione di O.A.M.I., CESVOT, Comune di Livorno, Castagneto Banca 1910 e Itinera. L’O.A.M.I. (Opera assistenza malati impediti) è attiva da decenni sul territorio livornese e offre sostegno alle persone svantaggiate e alle loro famiglie. I servizi offerti, sotto il cappello dell’Asl di Area Vasta, sono la Casa famiglia e il Centro diurno di socializzazione per adulti disabili psichici. È diretta dal dottor Pier Giorgio Curti.

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