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Tra Arte e Archeologia: addenda storiografici e documentari

Al via giovedì 3 ottobre 2019, alle 17, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, il Calendario Autunno 2019, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, dal titolo: “Tra Arte e Archeologia: addenda storiografici e documentari”

venerdì 27 Settembre 2019 17:30

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Al via giovedì 3 ottobre 2019, alle 17, alla Pinacoteca Comunale Carlo Servolini, il Calendario Autunno 2019, promosso dal Comune di Collesalvetti, ideato e curato da Francesca Cagianelli, dal titolo: “Tra Arte e Archeologia: addenda storiografici e documentari”, finalizzato a promuovere l’inedita e versatile personalità di Ottorino Razzauti, incline perfino alle mode archeologiche.

Ad arricchire tale Calendario è stato varato un programma articolato di interventi scientifici ricchi di rivelazioni storiografiche e acquisizioni documentarie, visto che stavolta la ricognizione scientifica si dilata dagli avvenimenti artistici al settore archeologico, in omaggio a quel fenomeno di propaganda dell’antico che vide nell’impegno propulsivo di Ugo Ojetti e nel ruolo dominante della rivista “Dedalo” un palcoscenico privilegiato.

Piattaforma programmatica per il rilancio del “primitivo”, che si tratti di una terracotta etrusca, di un avorio bizantino o di un idolo della Guinea e della Polinesia, “Dedalo” inneggia negli anni Venti a un paradigma di ingenuità formale di matrice anti-impressionista, che divenga garante di formulazioni linguistiche di estrema anticonvenzionalità.

Dall’età arcaica alla scuola bizantina, dal romanico al Trecento, dilagano tra le pagine della rivista le mode dell’antico, anche se è proprio la civiltà etrusca, quella così empaticamente avvertita da Mario Tinti nelle lettere volterrane indirizzate a Ottorino Razzauti, a guadagnarsi il primato con riferimento in particolare a quel quoziente di “espressività” che la rendeva la candidata eccellente rispetto all’affermazione di una formula antiaccademica, forse proprio in virtù delle asserite analogie con l’arte romanica, apice quest’ultima di “un magnifico arcaismo” denso di un altissimo gradiente di umanità.

Sarà quindi Alessandro Della Seta, nel suo pionieristico intervento intitolato Antica arte etrusca, apparso sul fascicolo di “Dedalo” del febbraio 1921, a farsi interprete autorevole di quella categoria di funzionari dello Stato e direttori delle Soprintendenze, al contempo conclamati storici dell’arte, destinati ad assurgere a tutori di una profonda conoscenza del patrimonio artistico italiano, e quindi portavoci di una disciplina antiscolastica, in omaggio all’istanza ojettiana di riconciliare il grande pubblico con l’arte antica e l’archeologia.

A tale obiettivo contribuiva strategicamente il ricorso a vere e proprie gallerie fotografiche dove le teste etrusche in terracotta di Veio venivano presentate al pubblico di “Dedalo” secondo una prospettiva scenografica che ne enfatizzava il pathos attraverso la drammaticità degli effetti luminosi, così come i capolavori del Museo Archeologico di Venezia, dal Vitellio Grimani alla Demetra, si imponevano, grazie a tale accattivante veste editoriale, nella loro scioccante espressività primitiva.

Prevista come puntata inaugurale (giovedì 3 ottobre, ore 17.00), la presentazione del volume Ottorino Razzauti. L’espressione trascendente del vero. Dialoghi sull’italianismo artistico di Francesca Cagianelli, mira alla valorizzazione dell’inedita personalità razzautiana, la cui tempra intellettuale costituisce un contributo accertato rispetto al prestigioso cenacolo che tra Castiglioncello e Firenze assiste alla convergenza delle istanze dell’italianismo artistico e alla celebrazione della triade Fattori- Cézanne-Van Gogh siglata dalla monografia SELF a firma di Oscar Ghiglia.

Battezzato all’alba del secolo breve dalle vaticinanti divagazioni letterarie di Mario Tinti volte a trasfigurare il mito di una Volterra etrusca e medioevale attraverso la musicalità dell’estetismo dannunziano, Razzauti può definirsi oggi uno dei più illuminati proseliti del messaggio di una più domestica archeologia propalato da Ojetti sulle pagine di “Dedalo”.

Seguirà, giovedì 17 ottobre 2019, alle 17, la seconda puntata del Calendario coincidente con la conferenza di Stefano Bruni, professore di Etruscologia e Antichità italiche, Dipartimento di Studi umanistici dell’Università degli Studi di Ferrara, dal titolo Gli Etruschi e l’arte italiana del primo trentennio del Novecento: alle origini di un fenomeno diffuso, volta a sottolineare come la scoperta, nel 1916, dell’Apollo di Veio e delle altre sculture che decoravano il tempio di Portonaccio, e la loro pubblicazione, nel 1919, abbiano avuto uno straordinario riverbero nel mondo dell’arte italiana dei decenni compresi tra i due conflitti mondiali.

Se l’attenzione si è particolarmente appuntata nel campo della scultura, dove fin dai primi anni Trenta uno studioso come Francesco Sapori, sulle pagine di Emporium, indicava in Libero Andreotti, Romano Romanelli, Arturo Martini, Marino Marini, Corrado Vigni e Domenico Rambelli la schiera di quegli artisti che più risultavano attratti dalle “suggestioni autoctone dei padri etruschi” – asserisce lo studioso – non sono tuttavia mancati riflessi anche nell’ambiente solo apparentemente meno coinvolto della pittura. E’ così successo che, nel più generale quadro del riconoscimento di una paternità aurea che affondava le proprie origini nell’esperienza del rinascimento e, più addietro, nell’esempio giottesco, anche il fondatore della moderna maniera toscana, Giovanni Fattori, venisse definito “etrusco” nel 1926 da Mario Tinti.

A Firenze, e più in generale in Toscana, tuttavia la memoria etrusca è fenomeno che pare svincolato dalle scoperte veienti e che si manifesta assai precocemente, fin dai primissimi anni del Novecento, come testimonia una lettera dello stesso Mario Tinti del settembre 1901 al cognato, Ottorino Razzauti. In questo quadro un caso – conclude Bruni – assai significativo è quello di Oscar Ghiglia, che mostra nell’intero arco della sua vicenda un costante riferimento al mondo antico, ed etrusco in particolare.

Come terza puntata del Calendario, giovedì 17 ottobre 2019, è prevista la Conferenza di Cristina Cagianelli, archeologa e storica dell’arte, insegnante di Scuola Secondaria, dal titolo Sincronicità dell’antico nella pittura surrealista di Alessandro Scheibel.

La produzione pittorica e grafica di Alessandro Scheibel, attivo a Firenze tra l’inizio degli Anni Trenta e la fine degli Anni Settanta del Novecento, parte dall’alunnato presso Felice Carena per arrivare poi al Surrealismo e all’Astrattismo sotto l’egida della famosa gallerista Fiamma Vigo. Nell’ambito di tale produzione è centrale il recupero di culture arcaiche e addirittura preistoriche, e in particolare di quella egizia ed etrusca, recupero previsto a vario titolo nel repertorio figurale della pittura italiana tra gli Anni Quaranta e Cinquanta e presente, tra l’altro, sulle pagine della rivista fiorentina “Numero”, diretta da Fiamma Vigo e di cui Scheibel fu a lungo Segretario di Redazione.

A differenza però di quanto si verifica per artisti a lui contemporanei, tale recupero non si connota come continuità con il passato, o come rimando alle proprie radici culturali, ma piuttosto come un fenomeno che si colloca fuori dal tempo storico, proprio perché proveniente dalla sfera dell’inconscio, dove le immagini seguono un flusso analogico. Scheibel attinge infatti alla filosofia junghiana, in cui assume particolare rilievo la teoria degli archetipi visti come tratti comuni a tutte le culture e che vanno a costituire l’inconscio collettivo, quali la nascita e la morte, il sole e la luna, i fenomeni naturali e sovrannaturali.

Si tratta di una visione incentrata sul concetto estremamente attuale di intercultura, secondo cui si evidenziano elementi comuni nella storia dell’umanità, alla continua ricerca di un rapporto di armonia fra sé e l’Altro.

Pur trattandosi di un percorso di pensiero interiore si possono comunque individuare degli avvenimenti storici che indubbiamente contribuirono a integrare tale percorso.

E così, per il recupero dell’arte preistorica, furono fondamentali gli stimoli provenienti dal Primo Congresso Internazionale di Arte Moderna, tenutosi in Spagna, a Santillana del Mar e nelle Grotte di Altamira, dal 19 al 25 settembre 1949, celebrato sulle pagine di “Numero”.

Per quanto riguarda l’arte etrusca ebbe un notevolissimo impatto la mostra nei chiostri delle Oblate a Firenze del 1952 e la grande mostra del 1955, che si articolò su più sedi, Zurigo, Milano, Colonia, l’Aia e Kioto. Per quanto riguarda l’arte egizia, invece, è possibile mettere in rilievo il clamore suscitato dalla scoperta della tomba di Tutankhamon, evento travolgente quest’ultimo da cui l’artista rimase particolarmente colpito.

Giovedì 31 ottobre 2019, ore 17.00, è la volta di Silvia Panichi, archeologa e storica dell’arte, protagonista della 4° puntata del Calendario, che curerà la conferenza Dalla storia antica all’illustrazione moderna: la passione “romana” di Duilio Cambellotti e la Leggenda di Tarpea.

Mastodontico e geniale autodidatta della scena romana primonovecentesca, pittore, scultore, ceramista, cartellonista, xilografo, scenografo, architetto, decoratore, arredatore designer, Duilio Cambellotti (Roma, 1876-1960), appassionato di itinerari archeologici tra Atene e Costantinopoli, destinò la sua parabola creativa all’indissolubile binomio arte-artigianato, e collezionò vasellame sia etnico che archeologico, quale fonte di suggestione per la sua straordinaria produzione di buccheri.

Nei frangenti della realizzazione degli arredi e dei costumi per il film Gli ultimi giorni di Pompei di Mario Caserini e in coincidenza dell’ideazione delle scenografie per le rappresentazioni del Teatro Greco di Siracusa, l’artista, motivato da quella ritualità teatrale sancita dalla riforma di Richard Wagner e dal Teatro di Bayreuth, articolerà il suo immaginario archeologico in direzione di un linguaggio programmaticamente moderno, tra determinazione architettonica e sintesi arcaicizzanti.

In quest’ottica, dalle scenografie per Ifigenia in Tauride e le Trachinie (1933) a quelle per Edipo a Colono (1936) Cambellotti persegue l’obiettivo strategico della “scena-ambiente”, realizzata quest’ultima grazie all’applicazione del concetto di “arte totale”, e finalizzata alla comunicazione di miti e immagini-simbolo di regime universale.

Rivivono dunque grazie al contributo delle nuove tendenze della scenografia quelle Leggende Romane affidate dall’artista alla vigoria del segno xilografico, destinate a ridensificare di implicazioni simboliche l’epopea tragica e trionfale dei primi popoli del Lazio, e a restituire “l’energia spirituale del passato” attraverso la passionalità e l’universalità del dramma.

Stefano Bruni – Già funzionario archeologo del Ministero per i Beni Culturali, è dal 2000 professore di Etruscologia e Antichità Italiche presso l’Università degli Studi di Ferrara. Nell’Anno Accademico 2016/2017 è stato Visiting Professor presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. E’ membro dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici, di cui è attualmente Segretario Generale, dell’Istituto Archeologico Germanico, dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere “La Colombaria”, della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, dell’Accademia Etrusca di Cortona e dell’Accademia dei Sepolti di Volterra. E’ direttore della rivista “Science and Technology for Cultural Heritage” ed ha fondato e dirige, assieme a Mario Rosa, la rivista “Symbolae Antiquariae”. Ha diretto scavi e ricerche nel territorio dell’Etruria, in particolare a Pisa e nella sua provincia e dal 2000 guida le indagini nell’insediamento di età arcaica in località Rocca di Parlascio (Casciana Terme, Pisa). Dal 1992 al 2002 ha diretto il restauro dei materiali di età antica della raccolta del Camposanto e del Museo dell’Opera della Primaziale Pisana. Ha organizzato numerose mostre in Italia e all’estero, tra le quali si ricordano Meisterwerke griechischer Keramik aus der Sammlung Giuseppe Sinopoli tenutasi nel 2000 presso l’Akademischen Museum di Bonn, Alle origini di Livorno. L’età etrusca e romana, tenutasi a Livorno nel 2009 e Winckelmann, Firenze e gli Etruschi, realizzata al Museo Archeologico Nazionale di Firenze nel 2016-2017. Ha progettato e curato l’allestimento del Museo Archeologico di Peccioli (Pisa) e della sezione archeologica del Museo della Città di Livorno. Dal 2013 è direttore delle Catacombe di Pianosa. Autore di numerosi contributi scientifici, principalmente interessati ai problemi del mondo etrusco e italico, tra cui si segnalano, tra gli altri, i volumi I lastroni a scala (Materiali del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, IX, Roma, 1986), Pisa etrusca. Anatomia di una città scomparsa (Milano, 1998), Gravisca. Scavi nel santuario greco II. Le ceramiche corinzie ed etrusco-corinzie (Bari, 2009), Gli Etruschi e gli scavi in Toscana nel Risorgimento. I lavori della Società Colombaria tra il 1858 e il 1866 (Cinisello Balsamo, 2011); ha curato, tra gli altri, i volumi Il porto urbano di Pisa antica, 1. Il contesto e il relitto ellenistico (Cinisello Balsamo, vol. I, 2003; vol. II, 2006); Gli Etruschi delle città. Fonti, ricerche e scavi (Cinisello Balsamo, 2010).

Cristina Cagianelli – Insegnante nella scuola secondaria, si è laureata in Lettere Classiche all’Università di Pisa con una tesi in Etruscologia e si è quindi specializzata presso La Sapienza di Roma.

Ha partecipato a campagne di scavo nei territori dell’antica Etruria, ha collaborato alla realizzazione di mostre archeologiche ed è stata tra i relatori di importanti convegni scientifici.

Tra le sue numerose pubblicazioni di argomento archeologico particolare rilievo hanno lo studio della raccolta di piccoli bronzi etruschi del Museo dell’Accademia Etrusca di Cortona del 1992, lo studio del tempio etrusco di Fiesole del 1996 e la monografia dedicata alle sculture in bronzo etrusche del Museo Gregoriano Etrusco edita nel 1999.

E’ membro dell’Accademia Etrusca di Cortona e dell’Accademia dei Sepolti di Volterra.

Dal 1999 si occupa della didattica dei beni culturali collaborando con istituzioni museali di Pisa e del territorio. A questa attività didattica affianca la pubblicazione di libri di argomento storico-artistico rivolti ai più giovani, come “Pisa. La Fabbrica dei Miracoli” del 2006, “Pisa etrusca. Il tumulo del Principe” del 2009, i due volumetti “Scopri Pisa”, pubblicati nel 2013 a cura della Società Storica Pisana e “Galileo racconta Pisa”, pubblicato dalle edizioni ETS nell’ambito del progetto “Pisa A.D.2014” promosso dal Comune di Pisa.

Nell’ambito dei suoi studi sulla storia e l’arte di Pisa e della Toscana dall’antichità all’età contemporanea si inserisce la pubblicazione del libro “Garibaldi a Pisa. Dalla foce dell’Arno all’Albergo delle Tre Donzelle”, edito a Pisa alla fine del 2015 da Pacini Editore, lo studio della decorazione ad affresco di Palazzo Gambacorti, nel volume Il Palazzo Gambacorti”, n.33, 2016 della collana “Mirabilia Pisana” e “Gli affreschi del Camposanto di Pisa” del giugno 2019.

E’ impegnata nel campo dell’associazionismo ed è attualmente presidente dell’Inner Wheel Club di Pisa. Ha curato, per conto di Istituzioni, Associazioni e Clubs di servizio dell’area pisana, numerose attività culturali e restauri di opere d’arte.

Silvia Panichi – Diplomata nel 1975 al Liceo classico si è laureata nel 1980 in Lettere Classiche all’Università di Pisa con una tesi storico-archeologica. Nel corso di un soggiorno negli Stati Uniti ha seguito corsi di Storia dell’Arte all’Università di Princeton.

Nel 1987 ha superato il concorso ordinario per l’insegnamento della Storia dell’Arte nelle Scuole Superiori e ha insegnato, oltre che nelle scuole secondarie, dal 1985 al 1994, in corsi di formazione professionale, istituti di specializzazioni per stranieri, corsi e seminari universitari, anche all’estero.

Ha pubblicato articoli di cultura sul quotidiano “La Nazione” e ha collaborato a cataloghi di mostre sia di ambito archeologico che moderno. I suoi contributi incentrati sulla trasmissione di temi e modelli classici nell’arte moderna, sono stati pubblicati sulle riviste “Commentari d’arte”, “Critica d’arte”, “Nuovi Studi Livornesi”, “Semanas de estudios romanos”. Ha tradotto dall’inglese volumi di storia dell’arte per le case editrici Donzelli e Panini, per cui ha curato le parti in inglese del volume monografico su San Pietro, coordinato da Antonio Pinelli. E’ autrice con Donatella Puliga dei libri “In Grecia. Racconti dal mito dell’arte e dalla memoria”, introduzione di Maurizio Bettini, Einaudi 2001, e di “Un’altra Grecia. Le colonie d’occidente tra mito, arte e memoria”, introduzione di Maurizio Bettini, Einaudi 2005. Sempre con Donatella Puliga ha pubblicato nel 2012 il volume “Roma. Monumenti, miti, storie della città eterna”. Ha scritto con Vincenzo Farinella “L’eco dei marmi. Il Partenone a Londra: un nuovo canone della classicità”, introduzione di Salvatore Settis, Donzelli 2003.

Ha tenuto corsi di Storia dell’Arte medievale all’Università internazionale dell’Arte di Firenze, e di Storia dell’Arte Moderna all’Università del Tempo Libero di Pistoia. Ha fatto parte del gruppo di ricerca PRIN del Dipartimento di Scienze Storiche del Mondo Antico dell’Università di Pisa.

Per il Comune di Pisa è stata consigliera di circoscrizione dal 1995 al 2003, Presidente del Consiglio Cittadino delle PP.OO. dal 1999 al 2003 e membro del Comitato per gli spazi Espositivi dell’Assessorato alla Cultura dal 2003 al 2005. Ha fatto parte del Consiglio di Amministrazione del Teatro Verdi dal 2005 al 2007.

Dal 2008 al 2013 è stata assessore alla Cultura del Comune di Pisa.

Nel 2013-2014 è stata ammessa ai corsi di sceneggiatura organizzati da “Tracce”. Ha seguito un corso di critica cinematografica tenuto da Mario Sesti. Nel gennaio 2015 ha pubblicato per Pacini il ritratto di Teresa Mattei. Nel febbraio del 2015 e 2016 ha tenuto alla Biblioteca comunale San Michele degli Scalzi di Pisa un ciclo di conferenze dedicato alle opere d’arte che raccontano i miti.

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