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“Un secolo di carta”, la mostra al Circolo Antonio Amato

Si terrà sabato 7 novembre 2020, ore 17.00 l’opening della mostra “Un secolo di carta”, promossa dal Circolo Culturale d’Arte Antonio Amato (via Michon, 22, Livorno, fino al 21 novembre 2020), a cura di Francesca Cagianelli e Fabrizio Pizzanelli

Venerdì 30 Ottobre 2020 — 18:06

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Si terrà sabato 7 novembre 2020, ore 17.00 l’opening della mostra “Un secolo di carta”, promossa dal Circolo Culturale d’Arte Antonio Amato (via Michon, 22, Livorno, fino al 21 novembre 2020), a cura di Francesca Cagianelli e Fabrizio Pizzanelli, in collaborazione con Archivi e Eventi.

La presentazione della mostra sarà garantita nel rispetto della normativa Anticovid, mentre nei prossimi giorni sarà possibile prenotare visite guidate gratuite per piccoli gruppi curati da Francesca Cagianelli (info 392-6025703).

Fortemente voluta da Antonio Amato e Francesca Cagianelli, tale mostra si offre come primissimo palcoscenico di un’ideale storia dell’incisione italiana del XX secolo, comprensiva anche e soprattutto della florida e originale stagione livornese, finora mai inclusa in florilegi storiografici di coordinate nazionali.

La rarità di tale iniziativa risiede nella trasversalità di uno sguardo che intende ricongiungere centro e periferia, laddove si puntano i riflettori su personalità quali Gianfranco Ferroni (Livorno, 22 febbraio 1927Bergamo, 12 maggio 2001), il cui trasferimento definitivo a Milano nel 1952 coincide con l’adesione al realismo esistenziale, così come su protagonisti meno eclatanti di un pur prestigioso circuito artistico che vede quali polarità culturali una Toscana fertile di ingegni grafici e una Milano pulsante di strategie commerciali volte alla valorizzazione delle seconde avanguardie: basti pensare a Giuseppe Banchieri (Milano 1927 – Ronchi 1994), anch’egli tra i protagonisti del realismo esistenziale.

Promotori e curatori della mostra ribadiscono l’importanza del trampolino livornese proprio perchè ritengono opportuno ricondurre le coordinate di una riflessione sulla storia dell’incisione in quella Livorno che accolse la lunga e prestigiosa carriera di Luigi Servolini, personalità ancora sottovalutata, eppure colta, versatile, manageriale, il cui Dizionario illustrato degli incisori italiani si pone ancora oggi come un caposaldo di insuperabile vastità bibliografica e attualità metodologica.

Le numerose scoperte relative a personalità intensamente votate all’impegno grafico che, in quest’ultimo decennio, hanno arricchito il già nutrito firmamento degli incisori livornesi, firmate da Francesca Cagianelli per la Pinacoteca Comunale Carlo Servolini nel nome della riscoperta dell’epoca dei Servolini, dispiegano oggi l’urgenza di affrontare una ricognizione sistematica di tale specifico serbatoio espressivo al di là di classifiche desuete e pregiudizi secolari.

La scommessa di questa mostra resta quindi quella di ricreare una sequenza grafica più articolata, che dalla Livorno primonovecentesca giunge alla contemporaneità, negando o rinnovando il segno della tradizione, come esemplificato dalla prima sezione dal titolo La resurrezione del segno a Livorno: dal XX secolo alla contemporaneità, fino a condividere battaglie estetiche con la compagine toscana che dall’espressionismo vianesco giunge a pronunciarsi sull’astrattismo con personalità quali Vinicio Berti, e a ricalibrarsi, come nel caso di Giuseppe Bartolini, attraverso il realismo esistenziale, nei circuiti artistici milanesi tra gli anni Sessanta e Settanta: percorso quest’ultimo dispiegato nella seconda sezione dal titolo dialetticamente impostato, La svolta incisa: la Toscana al bivio tra prima e seconda avanguardia.

Scommessa ulteriore, quella di coronare l’itinerario livornese e toscano, con uno sguardo nazionale che presiede alla terza ed ultima sezione della mostra, L’emozione del foglio: dal postcubismo al Pop, dove il matrimonio delle seconde avanguardie si celebra all’insegna del predominio del mezzo litografico, tra i massimi complici del Pop.

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