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Venerdì 6 marzo la mostra presentata da Forno Project di Geraldina Albegiani

Lunedì 2 Marzo 2026 — 16:42

Forno Project, il project space della Galleria Fidanda, ha il piacere di presentare la mostra La sostanza delle ombre, a cura di Geraldina Albegiani (Palermo, 1994)

Forno Project, il project space della Galleria Fidanda, ha il piacere di presentare la mostra La sostanza delle ombre, a cura di Geraldina Albegiani (Palermo, 1994). In un luogo un tempo dedito alla produzione di nutrimento per la città, l’arte ri-abita lo spazio con un nuovo, necessario impasto. Qui, la cenere si trasforma in materia ribelle attraverso l’incontro di tre visioni distinte: l’elaborazione dei traumi personali che si fanno cura, la forza del mito che muta in visione magica e il recupero della memoria tra le macerie della storia. Il percorso espositivo riunisce le opere di Giulia Seri (Roma, 1988), Sofia Melluso (Palermo, 1992) e Camilla Delsignore (Vercelli, 2000) in un viaggio tra le tracce dell’esistenza e la capacità dell’arte di resistere al tempo, dove l’antico calore del forno si evolve in una rinnovata urgenza espressiva.

La mostra si configura come un processo alchemico dove, nonostante l’eterogeneità dei materiali, alla matrice del lavoro delle tre artiste arde un comune fuoco femminista. Il percorso si snoda tra le sculture in paraffina di Delsignore, che rievocano la vita degli sfollati rifugiatisi in Fortezza durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e le narrazioni di Melluso, che ci guida tra le leggende delle streghe eoliane e la ritualità del “pane psichedelico”, trasformando il forno in un utero magico che sfida la modernità. A chiudere questo processo alchemico è l’opera di Seri, che rielabora il vissuto doloroso attraverso sculture di pane e ceramica raku; le sue figure affrontano i temi della malattia, della disabilità e della perdita, agendo come necessari atti apotropaici per esorcizzare i fantasmi del passato e del futuro. Insieme, le tre artiste compongono un manifesto di resistenza fisica e spirituale dove l’arte, come la salamandra dei bestiari medievali, si nutre del fuoco per rigenerarsi e restituire un corpo nuovo.

L’opening della mostra si terrà alle ore 18:00 il giorno venerdì 6 marzo.

Bio curatrice e artiste – Geraldina Albegiani (Palermo, 1994) è una curatrice e scrittrice indipendente, attualmente di base a Padova. Dopo la laurea in Mediazione Linguistica e Culturale a Siena, si specializza in Arti Visive presso l’Università di Bologna. La relazione tra arte contemporanea, paesaggio e architettura è al centro della sua ricerca. Nel 2022 ha frequentato CAMPO, il corso per curatori promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Ha collaborato con gallerie e istituzioni italiane e internazionali, curando e co-curando mostre in musei e spazi indipendenti. Ha lavorato come mediatrice culturale per la 60ª Biennale Arte di Venezia e per la 19ª Biennale di Architettura. Nel 2024 è stata tutor alla Summer School Embodied Grounds promossa dall’Accademia di Belle Arti di Venezia e Humus Interdisciplinary.

Giulia Seri (Roma, 1988) è nata a Roma e vive e lavora a Firenze. Dopo la laurea in biologia si dedica alla pittura e alla ceramica come autodidatta. La fragilità è protagonista del suo lavoro, che parla di malattia, di disabilità, di morte, di perdita e disperazione. Le opere assumono una funzione apotropaica, esorcizzando fantasmi passati e futuri: sono preghiere, ex voto, talvolta incantesimi, magie per dimenticare o trasformarsi. L’acquerello, la delicatezza dei materiali come il pane e la ceramica, l’utilizzo di toni pastello, di fiori e glitter stridono col contenuto doloroso, quasi a volerlo attenuare, mitigare e rendere accettabile, cercando un briciolo di bellezza e compassione nella pena. Tra i riconoscimenti la finale al premio Combat e al premio Nocivelli, il premio della giuria Koschatzky Art Award 2021, e la medaglia d’oro dell’arte dei Vasai nel 2023. Tra le mostre personali più significative FiabaLivida, AAIE Center for Contemporary Art, Roma, La speranza è un cuscino di spine, Cappella Marchi, Serravezza, Fragilissimo, Latte Project Space, Faenza.

Sofia Melluso (Palermo, 1992) è un’artista visiva che lavora tra ceramica, disegno e scrittura. La sua ricerca si sviluppa attraverso pratiche collettive e processuali che interrogano sistemi di potere e dinamiche di rappresentazione legate a soggettività e territori. Fa parte del collettivo ∇ ৺  ෴∇❃ර∇ I I (2020), con cui gestisce uno spazio indipendente a Palermo, che indaga l’intersezione tra femminismo e Sud attraverso il

recupero di storie sommerse e tradizioni arcaiche. Con il collettivo ha partecipato alle residenze IS.LAND (bjcem, Procida) e Marea, realizzando il libro Lavoro Oscuro. Nel 2024 è stata in residenza presso Haus am See Krämerstein (Svizzera) e ha presentato una personale a sic! Elephanthouse (Lucerna). Nel 2025 ha realizzato con Susanna Gonzo il progetto La ciotola che si riempie e si svuota (Fondazione Meno).

Attualmente è artista residente presso Salemi Ceramics.

Camilla Delsignore (Vercelli, 2000) vive e lavora a Torino. Ha conseguito la laurea triennale in Scultura e la laurea magistrale in Decorazione presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Ha esposto presso la Fondazione Bevilacqua La Masa (Venezia), Wegil (Roma), Riccardo Costantini Contemporary (Torino) e nell’ambito di Paratissima (Torino). Nel 2023 è stata finalista al Premio Nazionale delle Arti (Carrara) e ha ricevuto il “Paratissima NICE e FAIR Talent Prize”. La ricerca di Camilla Delsignore si concentra sull’essere in divenire, inteso come condizione fluida e instabile che attraversa il corpo e ne ridefinisce continuamente i confini. Il corpo è indagato come soglia e superficie di transizione, spazio in cui presenza e assenza, materia e immaterialità si intrecciano. Attraverso l’uso di materiali organici e mutevoli come paraffina, cenere, reti metalliche, membrane biologiche, le sue opere rendono visibile la fragilità dell’esistenza e la sua natura ciclica.

Una Fortezza tutta nuova – Voluta dai Medici alla fine del ‘500, Fortezza Nuova è il polmone verde del centro storico livornese. Icona del quartiere Venezia, spicca come un’isola fortificata, circondata dal Fosso Reale. 44 mila metri quadrati di parco pubblico, disseminato di locali completamente restaurati, ospitano tutto l’anno eventi artistici, didattici, scientifici. La città si riappropria di uno spazio nevralgico grazie a un progetto di riqualificazione, destinato a restituire un gioiello dal valore straordinario. Una realtà tutta nuova per condividere, in modo sano, natura, bellezza e cultura di un simbolo del territorio.

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