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“Vuoti a perdere”: la normale anormalità del vivere quotidiano nelle short stories di Mantellassi

Quindici short stories come brevi cortometraggi, capaci di raccontare la drammaticità della vita quotidiana attraverso toni ironici e scanzonati

Martedì 19 Gennaio 2021 — 12:34

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Ognuno di noi ha una storia a perdere da raccontare. Storie che, come i vuoti che non vengono restituiti, vanno a occupare inutilmente gli spazi interiori e a limitare le possibilità di manovra. Piccoli e grandi sogni traditi, rimpianti, segreti inconfessabili si infilano di nascosto dentro esistenze normali stravolgendole, a loro insaputa, per poi chiedere il conto e rivelare verità scomode ma necessarie.

È ciò che accade anche ai protagonisti di “Vuoti a perdere”, la raccolta di racconti di Claudia Mantellassi (nella foto sotto a quella della copertina del libro) in libreria in questi giorni per Augh! Edizioni (collana Frecce, pp. 92, euro 12).

Quindici short stories come brevi cortometraggi, capaci di raccontare la drammaticità della vita quotidiana attraverso toni ironici e scanzonati.

Le storie sono quelle di Antenore, Osvaldo, Elvira e di una serie di altre figure minori che appartengono a una contemporaneità dalle mille sfaccettature comiche, tragiche, surreali; custodi nel loro intimo di segreti e verità di cui non riescono a liberarsi. Almeno fino a che questi vuoti non trovano, da soli, il modo di venire a galla.

Ogni racconto è un mondo a sé, reso con uno stile brillante e asciutto che emoziona, commuove, fa sorridere ma anche riflettere. Sempre, però, con leggerezza che, come ebbe a dire Calvino – a cui l’autrice affida l’apertura della raccolta con una citazione – “non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

A fare da sfondo ad alcune vicende è Livorno, con la sua gente chiassosa, approssimativa e generosa; quella che, come ricorda l’autrice, invece di dire ciao si saluta con bello “col punto esclamativo incorporato. La e schiacciata in fondo alla gola dallo smash esplosivo della b, che poi si arrotola in una l e cresce, come un cavallone in mare gonfiato dal libeccio, prima di rompersi sullo scoglio della o, dalla durata indefinita, indolente e volgare come la gente che la pronuncia”.

Claudia Mantellassi, è nata a Livorno nel 1972. Laureata in Lettere, giornalista, ha lavorato in redazioni e uffici stampa, anche per il Comune di Livorno. È autrice di articoli e interviste. Ha realizzato testi sulla comunicazione anche in collaborazione con altri autori: “L’identità turistica on line in Toscana e il caso Costa degli Etruschi (ETS), “Etica della televisione” in “Guida alle Etiche della comunicazione” (ETS), “L’Università di Pisa” (PLUS). Alcuni dei suoi racconti sono stati premiati in concorsi e pubblicati da Erasmo in antologie curate dal laboratorio di scrittura Qwerty “Scrittomisto”, “Risomare”, “Sessoscritto”, “Déathlon”, “Abbestia”.
“Vuoti a perdere” è la sua prima raccolta monografica.

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