Cerca nel quotidiano:


Bonaparte, curiosità e retroscena. Tutto quello che (spesso) i libri non dicono su Napoleone

Lunedì 14 Giugno 2021 — 16:43

Mediagallery

di Mario Miccoli

Come i tanti appassionati di Napoleone, mi accingevo, in vista del fatidico bicentenario della sua scomparsa, a qualche riflessione su conseguimenti minori, ma spesso essenziali, del Bonaparte. Disgraziatamente, da un lato, ma fortunatamente dall’altro, proprio mentre stavo controllando le fonti per avvalorare i miei ricordi, mi sono trovato ricoverato al terzo reparto del nostro ospedale per un intervento effettuato poi dal professor Orazio Santonocito.
Mi si impone una doverosa parentesi: noi italiani siamo piuttosto solerti quando si tratta di sottolineare i nostri difetti, ma Livorno, in questa mala abitudine, raggiunge vette di eccellenza; tutti, politici e non, sproloquiano di voler distruggere il nostro datato, ma efficace ospedale, i livornesi scappano in uno dei tre grandi presidi ospedalieri universitari che ci circondano, ma nessuno (o pochi) spende una parola per sottolineare come – per tacer d’altro – il reparto neurochirurgico livornese rappresenti un fulgido esempio di eccellenza europea. Et de hoc satis. Posso passare – completamente ristabilito – a condividere qualche riflessione su Napoleone, anche se cercherò di dedicarmi a qualche aspetto minore, eppure efficace e duraturo, delle piccole riforme volute dall’Imperatore. Ovviamente Napoleone è stato studiato soprattutto dal punto di vista delle sue realizzazioni militari, tanto che, ancor oggi, nelle mutate tattiche, le scuole di guerra non possono fare a meno di studiarne le innovative tattiche, la rapidità degli spostamenti, l’eccellenza della logistica. Napoleone nutriva grande ammirazione per le capacità belliche di Giulio Cesare, al punto che ne esaminava in continuazione le campagne e si può dire che, al pari di Giulio Cesare, sia riuscito non solo e non tanto a realizzare delle splendide, folgoranti vittorie, ma, appunto come il grande romano, a traghettare una società invecchiata e stantia in una società moderna, organizzata, privata di assurdi privilegi che la nobiltà cercava assurdamente di conservare. Nuova società che, pur nelle peripezie seguite al congresso di Vienna, ha finito per imporsi in tutta Europa, in paesi vincitori e vinti. Se dal punto di vista militare il confronto con Cesare è plausibile, non possiamo dimenticare che, dal punto di vista legislativo, Napoleone non ha niente da invidiare al grande Giustiniano. Se questi poté avvalersi dell’opera di Triboniano, il codice napoleonico è attribuito, nel suo complesso, a François-Denis Tronchet, Jean-Étienne-Marie Portalis e Félix-Julien-Jean Bigot de Préameneu, anche se, in verità, il vero ispiratore del progetto era Jean-Jacques Régis de Cambacérès; era quest’ultimo un notorio omosessuale (al punto che le malelingue dell’epoca gli attribuirono una relazione con il giovane ufficiale Bonaparte) per cui non poteva apertamente figurare fra gli autori del monumento giuridico napoleonico. Va, pure, sottolineato come l’Imperatore, reduce dalle vittoriose campagne belliche partecipasse personalmente alle sedute del Consiglio di Stato mitigando gli eccessi rivoluzionari sul diritto di famiglia, rivalorizzandovi il ruolo maschile. Anche in questo caso, vinti o vincitori, ancor oggi quel codice è d’ispirazione alla civiltà giuridica europea, così come molte istituzioni amministrative e scolastiche da lui realizzate, senza dimenticare la Scuola Normale di Pisa da lui istituita il 18 ottobre 1810. Pur essendo Napoleone essenzialmente un artigliere, era dotato di un grande genio per le attività di logistica e sussistenza del suo immenso esercito: non trascurava nulla di ciò che servisse per campagne anche lunghe ed estenuanti.
Il concetto di cibo inscatolato e conservato per essere consumato a discrezione è oggi, per noi, nozione comune, eppure il primo ad averne avuto l’intuizione fu proprio Napoleone il quale bandì un concorso nel mese di giugno del 1810, per creare un sistema adatto a conservare i cibi da portare nelle campagne militari. A vincerlo fu il cuoco Nicholas Appert il quale, pur non conoscendo nulla di microbiologia (scienza che oltretutto a quel tempo non esisteva), sigillò il cibo in una scatoletta dopo averlo riscaldato a temperatura elevata eliminandone l’aria. Appert fu premiato dall’Imperatore con la somma, all’epoca cospicua, di 12.000 franchi. Com’è intuitivo, la circolazione dei veicoli, cavalli, carri, ma anche pedoni avveniva a mano sinistra onde avere la disponibilità del braccio dominante destro (nell’ottanta per cento della popolazione) per aggredire o difendersi agevolmente. Ancor oggi treni, navi ed aerei circolano tenendo la mano sinistra, ma, nel 1792, Robespierre, per ribaltare la disposizione di Bonifacio VIII che, per regolare l’imponente circolazione del primo anno santo del 1300, aveva codificato la circolazione a sinistra, impose ai francesi di tenere la mano destra; misura che, tuttavia, rimase piuttosto negletta. Durante le campagne belliche gli eserciti iniziarono ad utilizzare le mongolfiere per osservare gli spostamenti del nemico e Napoleone intuì immediatamente che, se avesse disposto la marcia delle sue truppe a destra avrebbe potuto indurre in errore gli osservatori e così fece, con successo. Il blocco continentale attuato per danneggiare i traffici commerciali inglesi si rivelò dannoso anche per la parte continentale sotto il controllo imperiale: lo zucchero di canna, proveniente per lo più dalle Americhe, non arrivava al continente e Napoleone promosse attivamente gli studi per l’estrazione dello zucchero dalle barbabietole, dando vita a duecento anni di arte pasticcera. Taccio, perché altri lo hanno fatto già fatto meglio di me, la rivoluzione che, nel breve soggiorno elbano, Napoleone riuscì a realizzare, limitandomi all’accertato aneddoto secondo cui per individuare il percorso più agevole attraverso un impervia collina, fece legare una corda alla coda di un mulo che tacciò il percorso migliore.
Tuttavia, per non apparire ammiratori acritici del nostro occorre altresì sottolineare come le decisioni prese da un sol uomo, per quanto geniale, talvolta possono rivelarsi catastrofiche, esempio ne sia il non aver intuito le enormi possibilità del sommergibile di cui gli fu data dimostrazione nella Senna, e, soprattutto, l’utilizzo, per le divise della truppa di bottoni di stagno che il freddo della campagna di Russia distrusse, contribuendo non poco alla disfatta.

Riproduzione riservata ©