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Confcommercio: le imprese sono pronte a riaprire

Confcommercio ha inviato al prefetto Tomao una richiesta di aiuto per un calendario di riaperture più consono allo stato sanitario della nostra provincia

Mercoledì 29 Aprile 2020 — 16:17

“Senza dimenticare di ringraziare per l’egregio lavoro svolto dalla Prefettura in questi mesi, nonché per la disponibilità più volte mostrata verso i dubbi e le domande dei nostri imprenditori, abbiamo chiesto al prefetto di farsi parte attiva per sollecitare il Presidente del Consiglio dei Ministri, magari di concerto con altre Regioni, a modificare il calendario delle riaperture al pubblico delle imprese del nostro settore”. La presidente provinciale Confcommercio Livorno Francesca Marcucci illustra le ragioni che hanno spinto l’associazione di categoria a rivolgersi al prefetto. “Nessuno meglio delle istituzioni locali può articolare lo stato effettivo dei rischi e dello stato di preparazione, responsabilità e collaborazione alla limitazione del contagio che risulta dal territorio”.
E il direttore Federico Pieragnoli entra nel dettaglio di un calendario delle possibili riaperture. “Come Confcommercio ci sentiamo pronti a prevedere:
– al 4 maggio (anziché al 18 maggio) la riapertura di tutte le attività del commercio al
dettaglio sia in sede fissa sia su area pubblica;
– al 18 maggio (anziché al 1° giugno) la riapertura dei pubblici esercizi.
In questi due mesi di lock down gli imprenditori da noi rappresentati hanno dimostrato serietà e grande senso di responsabilità, rispettando le regole in essere e approntando tutte le precauzioni previste. Sono dunque perfettamente in grado di continuare a dare il loro contributo attivo nella gestione dell’emergenza sanitaria, anche nella ripresa della loro attività, che sarà ovviamente improntata alla massima sicurezza e alla tutela della salute propria, dei propri collaboratori e dei clienti. Una riapertura di queste imprese anticipata rispetto ai tempi annunciati dal presidente Conte verrebbe poi a correggere una evidente anomalia: attualmente sono infatti consentite attività e servizi potenzialmente più esposti ai rischi del contagio per il numero di persone coinvolte. Non si capisce dunque come possa nuocere alla salute pubblica la riapertura di piccoli negozi, di pubblici esercizi, parrucchieri ed estetisti dove l’ingresso dei clienti sarebbe comunque contingentato”. Conclude la presidente Marcucci: “Sottolineiamo la valenza sociale di una ripartenza delle imprese del terziario, per il ruolo che esse hanno nella promozione e diffusione, fra la cittadinanza, di comportamenti responsabili e rispettosi delle regole. Gli unici che, del resto, ci consentiranno di convivere con la pandemia in atto senza però rinunciare ad una qualità di vita accettabile”.

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