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Fiom: bacini, basta polemiche. Serve lavoro

Domenica 12 Marzo 2017 — 07:50

La segreteria della Fiom CGIL provincia di Livorno interviene in merito al dibattito sui bacini di carenaggio, chiedendo alla politica di concentrarsi a pungolare le Istituzioni nella ricerca di investitori che creino nuova occupazione, piuttosto che arroccarsi in sterili polemiche. “Riteniamo – esordisce Simone Puppo della segreteria Fiom – che la situazione occupazionale in città sia tale che occorra uscire da logiche partitiche strumentali volte ad accaparrarsi le simpatie di una parte debole, purtroppo consistente, della popolazione livornese, cioè i tanti che sono rimasti senza occupazione”. “A nostro avviso – prosegue Puppo – una buona pratica della politica dovrebbe essere quella di pressare affinché il territorio sia in grado di attrarre nuovi investimenti, piuttosto che portare avanti uno scontro riguardante ipotetiche colpe, una discussione tutta politica che non tiene conto di alcuni aspetti fondamentali: il rispetto dell’accordo di programma, gli ammortizzatori sociali al termine o già esauriti e il rispetto del Piano regolatore portuale”.
I metalmeccanici ribadiscono che non prenderanno mai parte a iniziative volte a dividere “Molto spesso abbiamo fatto appelli alla compattezza del territorio – sottolinea la Fiom CGIL Livorno – ma il quadro sembra peggiorare costantemente, rinnoviamo quindi l’invito all’unità Istituzionale, politica e sociale del territorio, che abbia l’obiettivo di portare avanti una discussione univoca sulle necessità occupazionali”.
In merito ai bacini, la Fiom chiede il rispetto delle procedure di evidenza pubblica “I bacini saranno assegnati a chi presenterà la migliore offerta – precisa la categoria – ben vengano nuovi soggetti imprenditoriali che non mettano, però, in crisi realtà occupazionali collaudate e positive e che promuovano, a loro volta, buona occupazione, tenendo particolarmente conto dei lavoratori locali”. Riqualificazione professionale dei lavoratori di Livorno, da tempo la Fiom chiede di attivare percorsi formativi per quanti hanno perso il lavoro, soprattutto nel settore della componentistica “Siamo stanchi – conclude Puppo – di confrontarci, soprattutto negli appalti, con aziende che comprimono il costo del lavoro e preferiscono non attingere dal bacino dei lavoratori locali, tralasciando, molto spesso, anche la qualità”.

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3 commenti

 
  1. # bruno

    sugli scali Cialdini fu deciso di far degradare tutte quelle possibilità di lavoro. Poi con quella enorme responsabilità ci vengono a pontificare che devono essere assegnanti a gente che li deve rimettere in efficienza con i loro soldi , però alle loro condizioni

  2. # rena

    A genova per agevolare le riparazioni navali hanno rinunciato a modifiche del waterfront della città così si può aiutare l’occupazione, quindi se si vuole ottenere posti di lavoro da questo settore non ci devono essere vincoli sulla gara

  3. # old pine

    Tutta stanchezza da lungo lavoro, di cui maestranze a spasso e città godono i frutti da tempo.
    Sarà sicuramente colpa di Nogarin ! Oppure no? Già, è vero, c’eravate voi e quelli a cui vi rivolgete, quelli dei corridoi.
    Se gl’imprenditori portano i loro soldi e la loro capacità di creare lavoro – capacità che il sindacato non ha – creando rete internazionale da cui il sistema porto può giovarsi, gli vanno stesi tappeti, come dicono a Milano dove se ne intendono, dove chi lavora ha davvero voglia di lavorare: ” Porte aperte a chi porta” senza stare a mettere giù ‘richieste anticipate’, ‘imponibili di mano d’opera’, ‘spartizioni ecc. L’Ikea faccia scuola a tutti quelli che sono rimasti a trenta anni fa, dopo oltre due anni di tira e molla regione-comune-sindacato senza concludere niente gli hanno firmato tutto mentre erano sul treno per andare via, hanno assunto un botto di gente!!!!! Perdendo due anni di occupazione! Chi resta nel sindacato faccia sindacato moderno, osservare i sindacati tedeschi fa bene!
    Occorre assecondare l’impresa senza calarsi i pantaloni e puntare con decisione sul personale locale (LIVORNESI)
    che non cercano un’occupazione, ma lavoro vero, che hanno voglia di lavorare!