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L’inceneritore? E’ di nuovo spento? Lasciamolo dormire e risparmiamo milioni

Martedì 20 Settembre 2016 — 17:48

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Sembra che Aamps, zitta zitta, abbia spento un’altra volta l’inceneritore, fino alla fine di ottobre, per le solite costosissime manutenzioni del suo “prezioso” ferrovecchio, che stando al piano industriale (pag. 47) pesa sul bilancio per circa 6 milioni di euro l’anno, pari a circa 128 euro per ogni tonnellata di rifiuto indifferenziato prodotto a Livorno.
Nel frattempo le strade non si stanno riempiendo di rifiuti abbandonati: la nostra monnezza viene tranquillamente conferita in discarica, ad un costo mediamente inferiore e con un vantaggio ambientale non indifferente, dato che la cenere tossica dell’inceneritore finisce comunque in discarica ma dopo che tutto il resto è stato ridotto in fumo e fatto respirare agli ignari cittadini, che poi si ammalano dando la colpa alla sfortuna.
Non si può dire quindi che l’inceneritore non si può spegnere senza danneggiare i conti, questo è confermato dal fatto che molte altre aziende italiane hanno spento per sempre i loro forni dedicandosi al riciclo e ricavandone un beneficio economico. In una fase di risanamento di fronte al Tribunale questo è un concetto da tener presente!
Nell’ipotesi di un immediato spegnimento dell’inceneritore, dunque, l’azienda risparmierebbe denaro pubblico, l’inquinamento diminuirebbe in modo consistente, i lavoratori Aamps dedicati all’impianto farebbero quello che stanno facendo (?) in queste settimane di blocco, o magari verrebbero ricollocati in altri servizi, anziché assumere altre decine di persone in fase pre-fallimentare (come prevede il piano industriale).
Non solo, dedicandosi seriamente alla raccolta differenziata ed al riciclo, Aamps potrebbe far calare la produzione di rifiuti indifferenziati dell’80% e la produzione totale di rifiuti del 30%, come è successo altrove. Il risparmio per lo smaltimento sarebbe di almeno 5 milioni l’anno, più altri 4 milioni l’anno di risparmio per la raccolta e il trasporto, più gli ulteriori ricavi per la vendita del materiale differenziato per almeno 3 milioni l’anno: parliamo quindi di una generazione di liquidità totale ulteriore di circa 12 milioni l’anno, capace di ripianare i debiti concordatari in meno di 3 anni.
L’Aamps ha fatto questi calcoli? Ha valutato queste opzioni come gli aveva ufficialmente chiesto di fare il sindaco? Se è possibile spegnere subito l’inceneritore, figuriamoci se non si può programmare una sua graduale dismissione. In ogni caso appare sempre più assurda e anti-economica l’ipotesi di una continuazione dell’attività a pieno regime, sfruttando la monnezza importata da fuori Livorno.

Andrea Romano – Resistere! Azione civica

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9 commenti

 
  1. # francesco

    Ottima riflessione e quale migliore occasione di questa per parlarne : martedì 27 settembre: il Coordinamento provinciale Rifiuti Zero Livorno ed il presidente di Zero Waste Italy, Rossano Ercolini, ospiteranno il prossimo 27 settembre (ore 21, auditorium presso circoscrizione 1, via Gobetti) il prof. Paul Connett, lo scienziato che ha sconfitto la lobby degli inceneritori in USA, per un incontro con la cittadinanza.

  2. # lev

    Romano concordo quasi su tutto ma non mi dica che le discariche sono ambientalmente compatibili! L’unica soluzione e’ differenziare e riciclare…non so quando…a Livorno brontolano per mezzo secchio d’organico…

    1. # andrea

      Non voglio essere frainteso: la discarica non è certo il massimo, ma è solo un’opzione provvisoria sicuramente meno pericolosa, cancerogena e inquinante dell’inceneritore, che fa sparire solo alla vista la spazzatura (perché ce la fa respirare!).
      Attualmente Livorno, bruciando 78mila tonnellate all’anno (tra roba nostra e altrui), butta in discarica circa 23mila tonnellate di ceneri tossico-nocive, come residui dell’incenerimento.
      Invece, con una differenziata al 78% (obiettivo già previsto da Aamps) e chiudendo l’inceneritore, butteremmo in discarica meno di 10mila tonnellate di frazione secca non riciclabile, che andrebbe poi sempre più riducendosi man mano che si perfeziona il riciclo.
      Il vantaggio economico, ambientale e sanitario è evidente.

  3. # Morchia

    Leggo sempre volentieri le uscite di questo fantasista del ciclo dei rifiuti, mi fanno schiantare dal ridere. Peccato che poi c’è gente che ci crede…

    1. # andrea

      carissimo, a lei avevo già risposto tempo fa, mi chiese i dati dei corrispettivi della rivendita del riciclo e prontamente glieli presentai
      in mancanza di argomentazioni concrete, le chiedo cortesemente di astenersi da commenti offensivi: non si tratta di “fantasie” ma di documenti e dati concreti

      1. # Morchia

        Mi scuso, non volevo essere offensivo, ma non condivido la sua rappresentazione dei fatti. Dal computo dei rifiuti che andrebbero in discarica, non tiene conto di quelli derivanti dal trattamento della frazione differenziata (78%) che non è direttamente reimpiegabile. Mi spiego: il recupero della carta, che tra tutte le frazione è quella che ha un maggior rendimento, produce comunque dei rifiuti che vanno in discarica (vedi scarti del pulper, peraltro oggetto di un traffico di rifiuti proprio in toscana scoperto dalla DDA di Firenze nei giorni scorsi). Lo stesso vale per la plastica e ancor di più per il multimateriale. Questo non è certo il luogo per affrontare certi argomenti in modo serio, però sarebbe auspicabile un po’ meno strumentalizzazione politica di certi argomenti che toccano la sensibilità delle persone, e questo non vale certamente solo per Lei, anzi…. Questo è un mio personalissimo parere che non vuol convincere nessuno, ma anche questa crociata contro i termovalorizzatori, da tecnico, continuo a non condividerla. Evidentemente gli impatti ambientali di una discarica o degli impianti che recuperano rifiuti sono meno conosciuti.

        1. # andrea

          È in fase di definizione un progetto, denominato Eco pulp plast, per trasformare anche il pulper in materiale isolante per l’edilizia. Rifiuti-zero è sempre in evoluzione, per questo parlavo qui sopra della discarica come soluzione provvisoria, man mano che si perfeziona il riciclo.
          Tra l’altro la maggior parte degli scarti da riciclo non va in discarica ma negli inceneritori, ma è un problema risolvibile se aumenta la qualità del materiale differenziato.
          Purtroppo l’impatto ambientale degli inceneritori è molto più grave di quello prodotto dagli altri impianti, da qui la necessità della “crociata” (oltre al fatto che costano uno sproposito).
          Nessuna strumentalizzazione politica da parte mia, da anni sono fuori dalla politica e non intendo rientrarci. Ho solo indicato dati e informazioni presenti nei documenti diffusi da Aamps e da altre aziende del settore, sono pronto a confrontarmi con chiunque voglia approfondire.
          Grazie per l’attenzione e lo scambio di opinioni!

    2. # lev

      Ma la morchia e’ riciclabile?

      1. # Morchia

        No. Si appiccica e non la levi più