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Marcucci (Confcommercio): “Dopo due lunghi mesi di paralisi e miseria, ci aspettavamo di più”

Lunedì 27 Aprile 2020 — 16:18

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A noi imprenditori, che paghiamo ogni anno il 68,5% dei nostri ricavi allo Stato, anziché un risarcimento a fondo perduto proporzionale al fatturato perso, così come accade in altri paesi europei, una moratoria sui finanziamenti di almeno 12 mesi, l’annullamento di tutte le tasse del 2020,  è stato riconosciuto un assegno di 600 euro e l’unica possibilità di nuovi importanti debiti bancari senza alcuna reale agevolazione, perché le banche valutano il merito creditizio anche per i prestiti di 25.000 euro, applicano interessi di mercato e richiedono la firma a garanzia dell’imprenditore, anche laddove garantisce lo Stato.
Speranze fortemente deluse dal “Cura Italia”, ancor più deluse dal successivo Decreto Liquidità ed infine totalmente azzerate dal discorso di Conte sulla Fase 2:  fare joggin all’aria aperta è sembrato più urgente da dettagliare che non il lavoro di tanti piccoli imprenditori, del loro indotto, dei loro occupati. Le nostre attività resteranno bloccate per ancora molte settimane.
Rimandare al 18 maggio e fin’oltre il primo di giugno la riapertura del mondo del commercio e del turismo, significa decretarne la crisi irreversibile e per moltissime attività la fine immediata, con la conseguente enorme perdita di posti di lavoro ed il peggioramento di una crisi sociale già drammaticamente in atto. Ci servono subito i dettagli di un cospicuo sostegno alle imprese,  disposizioni precise sulle nuove modalità con cui dovranno operare. Per non generare rabbia e disperazione nella grandissima platea di imprenditori che rischia la chiusura è urgente dare risposte qualificate e puntuali.
Tasse del 2020 e del 2021, costi di accesso al credito, costo degli interessi richiesti dalle banche, moratorie estese. Questi sono i temi su cui ci attendiamo vengano prese decisioni. Le attività serrate, quelle che hanno visto azzerati o ridotti al minimo gli incassi, interi settori paralizzati con un prossimo futuro senza nessuna certezza: cosa dobbiamo dire a queste persone che dall’inizio dell’emergenza hanno mostrato grande compostezza e responsabilità? È il momento delle risposte o saremo abbandonati a noi stessi?

Francesca Marcucci, presidente Confcommercio Livorno

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