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Al Museo Fattori ecco la mostra “Marge ed altri paesaggi” di Paola Di Bello

Mercoledì 26 Luglio 2017 — 15:25

Mediagallery

di Annalisa Castagnoli

Agli ex Granai del Museo Fattori in Villa Mimbelli, si inaugura venerdì 28 Luglio alle 17:30 “Marge ed altri paesaggi”, mostra personale della fotografa e videomaker Paola Di Bello, curata da Luca Panaro e realizzata dal Comune di Livorno in collaborazione dell’Associazione Culturale Blob ART e la Fondazione Livorno.
Milanese di adozione, Paola Di Bello è nata a Napoli nel 1961. Fotografa e video maker, si è formata nello studio del padre Bruno e, dopo anni di lavoro come sua assistente, ha iniziato a viaggiare in Europa. Al ritorno propone i suoi lavori fotografici alla Galleria Careof di Milano, dove nel 1990 espone la sua prima personale, mentre l’anno successivo vince una borsa di studio in Florida. Dal 2006 è titolare della cattedra di Fotografia dell’Accademia di Brera, dove dirige il Biennio specialistico di Fotografia. Ha ideato campagne fotografiche sul tema delle periferie urbane, delle favelas sudamericane, degli homeless e delle comunità Rom, viaggiando tra New York e Baghdad, Tokyo e Napoli, la Romania e Mirafiori. Ha esposto in numerosi musei e gallerie in Italia e all’estero, tra cui la 50a Biennale di Venezia, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, la galleria The Agency di Londra, il Museu Berardo di Lisbona, la Gamec di Bergamo, la Fotografins Hus di Stoccolma, l’Hunter College di New York, il MAXXI di Roma, il MART di Rovereto e la Biennale di Corea. Nel 2009 ha pubblicato Bildung, una quarantina di doppi ritratti di ragazze e ragazzi ripresi all’inizio e alla fine della scuola, e nel 2016 pubblica Works 84-16, la sua prima monografia con taglio retrospettivo a cura di Luca Panaro. Nel 2016 ha realizzato un progetto site-specific per Museo del Novecento di Milano, a cura di Gabi Scardi, e la Galleria Bianconi di Milano le ha dedicato nel 2017 una personale curata da Raffella Perna. Suoi lavori sono presenti nelle migliori collezioni d’arte. Dopo aver vinto il premio speciale “Fattori Contemporaneo” al Combat Prize 2016 per “la carriera artistica, l’indagine sulla fotografia e lo specifico sistema percettivo” con Marge (2016), la fotografa è pronta per essere ospitata nello storico complesso del Museo Fattori in un’esposizione che durerà fino a sabato 26 Agosto 2017.

Come si struttura la mostra Marge ed altri paesaggi?
“Io e il curatore Luca Panaro abbiamo deciso di sviluppare la mostra in due modi diversi ma connessi fra loro. Una parte, che sarà allestita in tre sale, è più prettamente antologica e comprenderà alcuni lavori che mettono in relazione paesaggio e architettura, paesaggio e percezione visiva. Concrete Island (1996-2001) serie fotografica dove protagonisti sono mobili e complementi d’arredo gettati e abbandonati ai bordi delle strade, oggetti che solitamente abitano interni domestici mentre adesso si trovano all’esterno. Io li fotografo nella loro posizione d’origine, capovolgendo piuttosto il paesaggio circostante attraverso un’azione destabilizzante. Ci sono poi quattro opere video: Video-Stadio (1997), Espèce d’Espace (2001), Il grande Piccolo (2004) e Le dodici fatiche di Marwa (2005), che indagano l’ambiguità del reale. Più che video in realtà sono “fotografie in movimento”.

E la seconda parte?
“Ci sarà poi un catalogo dedicato ad altri progetti come Strip (2005-2007), vere e proprie “strisce” realizzate scattando foto in successione, costruzione (architettonica) dopo costruzione, e incollate una dopo l’altra, proprio come nella realtà e Fuoricampo (1997) una serie anch’essa basata sull’indagine del paesaggio, dove scelgo di guardare ai luoghi periferici di Napoli tramite l’inquadratura offerta dalle porte dei campetti da calcio più o meno improvvisati e sparsi nella città. Nel catalogo sarà chiaramente presente anche Marge (2016), opera vincitrice del premio speciale “Fattori Contemporaneo” al Combat Prize 2016 ed in seguito acquisita nella collezione del Museo Fattori”.

Parliamo proprio di Marge (2016). Come è nato questo progetto e che cosa rappresenta?
“Spesso tagliamo le foto per riuscire ad inquadrare meglio il soggetto che si trova al centro. Questo processo comporta un’eliminazione dei margini che contornano le fotografie. Marge nasce quindi dal recupero dei tagli “abbandonati” di due differenti immagini e uniti assieme in un’unica composizione. L’occhio continua a vedere un paesaggio anche laddove è presente solamente un collage di due superfici accostate più o meno casualmente”.

Quindi è come se l’esigenza dell’occhio di costruire un paesaggio, un orizzonte, andasse al di là di ciò che realmente si vede, cioè un piano orizzontale vuoto e una porzione di cielo?
“Esattamente, il paesaggio continua a funzionare come tale, anche quando viene utilizzato soltanto il margine superiore e quello inferiore dell’immagine. Il catalogo quindi si svilupperà proprio sul tema del taglio come momento di riflessione sul fare immagine”.

 

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1 commento

 
  1. # Francesca

    Interessante questa mostra! Bell’articolo.. penso che farò un salto