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Appropriazione indebita e autoriciclaggio: denunciate otto persone

I finanzieri, su ordine della Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di beni, collegato a fatti di appropriazione indebita aggravata per 270 mila euro e autoriciclaggio di capitali illeciti

Martedì 25 Luglio 2017 — 11:05

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Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Livorno, su ordine della Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione al sequestro preventivo di beni, collegato a fatti di appropriazione indebita aggravata e autoriciclaggio di capitali illeciti (come si legge in un comunicato inviato alla stampa il 25 luglio dalla Guardia di Finanza). Il provvedimento si inserisce nel medesimo contesto investigativo che aveva portato all’esecuzione, nel mese di maggio scorso, del primo sequestro preventivo disposto dallo stesso GIP del tribunale labronico per i reati di bancarotta fraudolenta per distrazione e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, commessi da cinque soggetti, tra loro legati da vincoli di parentela.
In particolare, erano stati sottoposti a vincolo cautelativo circa 370 mila euro in denaro contante, di cui 14 mila euro rinvenuti nelle abitazioni degli indagati e circa 350 mila euro contenuti in due cassette di sicurezza, somme frutto di distrazioni per circa 200 mila euro avvenute dalle casse di due società fallite operanti nel settore delle costruzioni edilizie. Le successive investigazioni, dirette dal pm Massimo Mannucci hanno consentito di appurare ulteriori fatti illeciti, commessi mediante l’utilizzo di altri tre soggetti giuridici (due con sede a Livorno e uno in provincia di Pisa), sempre operanti nel settore immobiliare e dell’edilizia, con il coinvolgimento a vario titolo di otto persone residenti a Livorno quattro delle quali già indagate nella prima fase delle indagini.
Più in dettaglio, tra il 2014 e il 2015, A.S e L.Z., rispettivamente amministratore e socio di una delle predette società livornesi, facevano fuoriuscire circa 140.000 euro dalle casse societarie al solo fine di acquistare all’asta giudiziaria promossa dal Tribunale di Livorno un appartamento che, una volta intestato a L.Z., veniva rivenduto a terzi al prezzo di 195.000 euro, con versamento, a dicembre 2015, del relativo corrispettivo su un conto corrente della stessa L.Z., appropriandosi così di somme di denaro della società. Parte di tale somma, circa 87mila euro, è stata utilizzata dagli stessi due indagati per compiere operazioni economiche e speculative di autoriciclaggio, in quanto, a novembre 2016, è stato emesso un assegno per l’acquisto di un’ulteriore unità immobiliare ubicata a Livorno, subito messa in vendita sul mercato al prezzo di 165.000 euro (continua sempre il comunicato).
Ulteriori condotte appropriative, pari ad euro 78.000, sono state commesse, in concorso tra loro e a vario titolo, dagli otto indagati (quali amministratori di fatto, di diritto o soci delle tre società, ovvero quali intestatari di conti correnti) utilizzando fittizie causali, tra cui “rimborso finanziamento soci” o “compravendita non andata a buon fine”, solo per giustificare somme di denaro da distrarre dalle società e utilizzare per scopi estranei all’attività di impresa.  In ragione di ciò, il Gip ha disposto, in connessione alla condotta di autoriciclaggio, il sequestro preventivo dell’unità immobiliare acquisita all’asta, in quanto prodotto o profitto del reato (valore pari a 165 mila euro), oltre ad un ulteriore garage e quote sociali per un valore di 30 mila euro.

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