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Arrestato in un locale con “coca”, hashish, soldi e due bilancine di precisione

In suo possesso, in seguito ad una perquisizione personale, sono state rinvenute delle dosi di cocaina e altre di hashish. Inoltre l'uomo aveva con sé 210 euro in banconote di piccolo taglio (20 e 10 euro) e una bilancina di precisione, mentre un'altra era riuscita a gettarla fugacemente in un cestino

Martedì 29 Marzo 2022 — 17:05

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Un tunisino di 38 anni, non regolare sul territorio italiano, è stato arrestato lunedì 28 marzo con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio dalla polizia in seguito ad una delle tante operazioni derivate dall’aumento del controllo del territorio in specifiche zone della città voluto dal questore Roberto Massucci.
In quest’occasione le squadre dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della questura di Livorno, dirette e coordinate dal vice questore Francesco Falciola, in collaborazione con il reparto Prevenzione Crimine di Firenze hanno messo le manette ai polsi ad uno spacciatore straniero. A notarlo, che si aggirava con fare sospetto all’interno di un locale della zona di piazza della Repubblica, sono stati proprio gli agenti. Alla loro vista l’uomo, innervosito, si è subito lanciato di rincorsa verso i bagni del locale dove, probabilmente, avrebbe cercato di disfarsi della “merce” che aveva indosso.
Grazie alla prontezza di riflessi dei poliziotti lo straniero non è riuscito a raggiungere la toilette e ha comunque cercato di disfarsi di alcune confezioni di cocaina lanciandole per terra. Addosso però, in seguito ad una perquisizione personale, sono state rinvenute delle dosi della stessa sostanza stupefacente (cocaina) e altre di hashish. Inoltre, in suo possesso, l’uomo aveva 210 euro in banconote di piccolo taglio (20 e 10 euro) e una bilancina di precisione, mentre un’altra era riuscita a gettarla fugacemente in un cestino.
Per questo il 38enne è stato arrestato e condotto nella mattina di martedì 29 marzo davanti al giudice per l’udienza preliminare per svolgere la conferma d’arresto e il rito per direttissima dove è stato condannato a sei mesi di reclusione, pena sospesa, e pratica passata in mano all’Ufficio Immigrazione per la relativa ed eventuale richiesta di espulsione dal territorio italiano.

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