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Inchiesta appalti, agli atti oltre 3000 pagine. Parlano le difese: “Impugneremo l’ordinanza”. In silenzio gli indagati

Gli indagati sono stati ricevuti la mattina del 31 agosto dai pm in procura per l'interrogatorio di garanzia. Tutti e tre (Stefanini, Fiaschi e Frugoli) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

venerdì 31 agosto 2018 18:00

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C’è un cd con oltre tremila pagine d’inchiesta, per la precisione 3274, depositato agli atti dagli inquirenti per l’indagine sugli appalti “pilotati” e per truffa allo Stato che ha visto l’arresto di Riccardo Stefanini (nella foto di Lanari con il suo legale Nicoletta Ricci), ex dirigente della protezione civile, di Emanuele Fiaschi, titolare della ditta individuale Tecnospurghie la misura cautelare interdittiva emessa nei confronti di Nicoletta Frugoli, rappresentante commerciale della ComunicaItalia. E’ questo quanto hanno potuto ritirare venerdì 31 agosto gli avvocati delle parti in causa dalla cancelleria del tribunale di Livorno in via Falcone e Borsellino. “C’è molto da studiare, leggere e capire”, rendono noto i legali entrati in possesso del materiale consegnato dalla squadra mobile ai pm (Ettore Squillace Greco e Giuseppe Rizzo). “Di queste tremila pagina molte, tra foto, richieste e permessi, non serviranno neanche ai nostri fini ma di cose da comprendere a fondo ce ne sono”, spiega raggiunto al telefono da Quilivorno.it, l’avvocato Francesco Chelini, difensore di Emanuele Fiaschi insieme al collega Eriberto Rosso del foro di Firenze. “Soltanto dopo uno studio approfondito potremo valutare la nostra strategia e il da farsi. Quello che è certo è che vorremo impugnare l’ordinanza che ha portato alla misura cautelare ai domiciliari il nostro assistito”. Dello stesso avviso anche l’avvocato di Riccardo Stefanini, Nicoletta Ricci, la quale fin dalle prime ore dopo l’arresto ha subito annunciato di volerci veder chiaro e di impugnare quanto prima la decisione del giudice.
Altro aspetto su cui la difesa di Fiaschi punta molto il dito è quel “brinderemo all’alluvione” rimbalzato sui media nazionali (dall’Ansa al Corriere della Sera) e che secondo quanto dichiarato dal capo della squadra mobile Salvatore Blasco in fase di conferenza stampa, sarebbe rimasto nella rete delle intercettazioni. “Ci tengo a precisare – spiega Chelini – che questioni relative all’alluvione non ce ne sono in questa inchiesta. Le contestazioni riguardano tutt’altro campo. Questa frase è stata tirata fuori, sempre se è stata detta veramente dal nostro cliente, perché forse faceva notizia e basta. Valuteremo il da farsi in ordine di ogni questione. Le contestazioni riguardano pochi episodi e anche dal punto di vista pecuniario si parla di un appalto da 34mila euro nei confronti di un fatturato milionario di un’azienda in salute”.
I tre indagati si sono presentati comunque la mattina presto di venerdì 31 agosto in via Falcone e Borsellino per l’interrogatorio di garanzia davanti ai pm e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere alle domande dei magistrati. “E’ stato tutto molto veloce – spiega Nicoletta Ricci – abbiamo preso il materiale depositato agli atti e ora, prima di qualsiasi mossa, dobbiamo prima capire approfonditamente ogni addebito mosso nei nostri confronti”.

Parlano le difese. L’avvocato Ricci per Stefanini – “Gli appalti non erano assolutamente pilotati nell’intento di favorire una persona in particolare, come sostiene l’accusa, in virtù di vincoli di amicizia – spiega l’avvocato Nicoletta Ricci, contattata al telefono da Quilivorno.it nell’immediatezza dei fatti – Le caratteristiche che le aziende dovevano avere per partecipare alle gare non è che fossero concordate a tavolino dallo Stefanini. Senza contare il fatto che non era lui che faceva i bandi. Anche su fatto che “scoraggiasse” gli altri eventuali concorrenti vorrei sottolineare che non c’era assolutamente una condotta volta a scoraggiare ma a chiarire alcuni aspetti legati al bando se ci fossero stati dei requisiti o meno. Requisiti stabiliti non certo da lui”.
L’avvocato Nicoletta Ricci ha incontrato la mattina del 29 agosto il suo cliente alla luce della notizia del suo nuovo arresto. “Mi sono recata a casa sua, dove da tre mesi sta scontando la misura degli arresti domiciliari per peculato – continua l’avvocato Ricci – abbiamo subito chiarito alcuni aspetti in attesa di leggere per filo e per segno l’ordinanza firmata dal gip. E poi ci tengo a dire un’altra cosa. Sembra che in quell’ufficio della Protezione Civile ci fosse solo Stefanini. Agli occhi della collettività sembra che tutto fosse gestito e firmato solo e soltanto dal mio assistito. Bene, non è compito mio parlare di altre persone ma vi posso garantire che non era così. Non credo che non avesse un capo, non credo che gestisse tutti i conti, che decidesse tutto lui. Se ci saranno delle responsabilità nei suoi confronti per leggerezze o assumendosi, per troppo zelo, anche responsabilità che non gli spettavano, sarà poi il tempo a dircelo”.

Parla la società ComunicaItalia –
Riceviamo e pubblichiamo un comunicato pervenuto alla redazione nel primo pomeriggio del 29 agosto da parte della società ComunicaItalia: “Nicoletta Frugoli e ComunicaItalia compaiono, sia pure marginalmente, in alcune notizie relative a una indagine della Procura di Livorno, che riguarda sostanzialmente altri soggetti e ha altri obiettivi. Desideriamo sottolineare che la stessa Ordinanza della Procura, di natura puramente cautelativa, dichiara che la esistenza dei  presupposti di un reato da parte della signora Frugoli è ancora da  accertare. Per parte nostra sappiamo per certo che tali presupposti non esistono nella realtà fattuale, e che la Procura lo confermerà dopo avere completato le indagini.  ComunicaItalia rivendica una tradizione di correttezza e trasparenza assoluta nei confronti delle Pubbliche  Amministrazioni, tale per cui non ha alcun timore di alcun accertamento da parte di chiunque. Di più: invita formalmente tutti gli organi di informazione presso la sua sede, della quale sono aperte porte e finestre, per consentire loro di  verificare direttamente con quale personale e con quali modalità opera”.

Parla la difesa di Emanuele Fiaschi –
“Abbiamo ricevuto questa mattina (mercoledì 29 agosto, ndr) tutto il materiale relativo all’ordinanza cautelare emessa nei confronti del nostro assistito Emanuele Fiaschi – spiega l’avvocato Francesco Chelini del foro di Livorno contattato al telefono da Quilivorno.it nell’immediatezza dei fatti – che stiamo leggendo per valutare il da farsi insieme al collega Eriberto Rosso con il quale stiamo conducendo la difesa del nostro assistito. Sono atteggiamenti addebitati in momenti di emergenza cittadina che noi dobbiamo però ovviamente valutare. Ci colpisce l’adozione del provvedimento per quanto si specifichino gravi indizi di colpevolezza per noi non sussisterebbero ragioni di emergenza di attualità per la misura cautelare. Ad ogni buon conto su quello prenderemo sicuramente posizione. Ci stupisce anche il risalto dato da ipotetiche affermazioni rese dal nostro assistito, non so apprese da quali fonti, secondo le quali lui avrebbe detto che brindava all’alluvione. Cosa che lui smentisce assolutamente. Andranno valutate attentamente perché Fiaschi chiaramente, ripeto, le smentisce fortemente e rappresenterebbero grave nocumento sia per lui che per l’azienda. Chiaramente adesso dovremo avere il tempo di accedere al resto degli atti perché con l’ordinanza e basta al momento si prende contezza solo di quelle che sono le accuse. Quando avremo preso conoscenza di tutto il resto rilasceremo delle dichiarazioni adeguate anche su questo versante e in maniera più compiuta. Si tratta comunque di un caso unico che riguarda un’azienda con un fatturato molto elevato con molti dipendenti e che inciderebbe ove fosse riconosciuto, di rilevanza penale, in percentuale minima. Quindi secondo me si è fatto, oltretutto, un polverone incredibile per un’azienda sana che lavora e che vuole continuare a lavorare in maniera serena. Il mio assistito è caduto dalle nuvole. Inoltre abbiamo visto che su testate nazionali è stato fatto un paragone “Livorno come l’Aquila”. Anche dove fosse vera, ma non credo proprio, questa sua affermazione il paragone mi sembra un tantino azzardato”.

La conferenza stampa del 29 agosto- “Brinderemo all’alluvione”. Lo ha detto nella conferenza stampa il capo della squadra mobile Salvatore Blasco riportando un passaggio dell’intercettazione che, per dirla letteralmente, riportando pedissequamente la frase ascoltata dagli inquirenti in fase di indagine è stata: “Si festeggia l’alluvione”. Parole, queste, dette nei giorni successivi ai tragici fatti accaduti a Livorno nel settembre 2017. Frase rimasta nelle maglie dei fascicoli, finiti sulle scrivanie dei pm, relativi alle tre misure cautelari per turbativa d’asta e truffa ai danni dello Stato (nella foto Lanari il questore Lorenzo Suraci al centro e i dirigenti Salvatore Blasco a sinistra e la portavoce della questura sostituto commissario Angela Amato a destra. Sul link in fondo all’articolo i video. Nomi e “ruoli” diffusi dalla questura nel corso della conferenza stampa del 29 agosto).
Ma non finisce qui. Secondo il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, curata in primo luogo dal procuratore capo della Repubblica di Livorno Ettore Squillace Greco, Riccardo Stefanini (ex coordinatore della Protezione Civile di Livorno) e Emanuele Fiaschi (titolare della ditta individuale Tecnospurghi“lucravano sistematicamente ai danni del Comune di Livorno”, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Ed emergerebbero luci ed ombre su appalti “pilotati” per la Tecnospurghi e “cuciti addosso”, come ha specificato il dirigente della Mobile Salvatore Blasco, a ComunicaItalia, società di Roma vincitrice dell’appalto sull’Allert System per la protezione civile, di cui rappresentante commerciale (colpita da misura cautelare interdittiva) è Nicoletta Frugoli di Viareggio.
Il questore Suraci e il dirigente Blasco – “Al momento – sottolinea il capo della Mobile, Salvatore Blasco – le misure cautelari sono scattate senza l’accusa e elementi probatori relativi alla corruzione“. “Questa – ha detto Suraci – è l’ennesima occasione che dimostra come il valore della legalità e del rispetto delle regole se fosse rispettato staremmo meglio tutti, sopratutto da un punto di vista economico specialmente quando si parla di gare pubbliche”.
Il blitz all’alba: i due arresti e la misura interdittiva – Nei confronti di Stefanini Fiaschi la polizia ha eseguito all’alba del 29 agosto, su ordine del Procuratore della Repubblica di Livorno, la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Inoltre è scattata la misura interdittiva del “divieto di esercitare qualsiasi ufficio direttivo e di rappresentanza, anche commerciale, delle persone giuridiche e delle imprese, per il periodo di un anno”, a carico di Frugoli.
Le indagini – Nel corso delle indagini sono stati sentiti numerosi testimoni e sono state effettuate perquisizioni nelle residenze degli indagati, estese anche alla sede della Protezione Civile di Livorno. Sono così emersi elementi probatori rilevanti circa il reato di turbativa d’asta in concorso rispettivamente tra Stefanini e Fiaschi per quanto concerne l’aggiudicazione della gara “Multiservizi” e tra Stefanini e Frugoli per l’aggiudicazione della gara “Allert System”. In sintesi, come è stato spiegato in conferenza stampa, l’ex coordinatore della Protezione Civile di Livorno, preposto alle gare d’appalto, “pilotava” le procedure per farle aggiudicare a Fiaschi e Frugoli. Nei confronti di Frugoli sono stati sequestrati alcuni scambi di e-mail dove i due si sarebbero messi d’accordo su quali caratteristiche inserire nel bando per “cucirlo” il meglio possibile addosso. Per quanto riguarda Fiaschi, invece, secondo quanto raccolto dalla squadra mobile, Stefanini avrebbe evitato che altri si presentassero alle gare di appalto sotto soglia dei 40mila euro destinate in realtà alla Tecnospurghi, facendo di fatto partecipare solo la ditta di Fiaschi, oppure facendo sì che gli elementi inseriti nei bandi combaciassero con le caratteristiche della società dell’imprenditore livornese.
“Gravi irregolarità” – Inoltre, le indagini hanno accertato gravi irregolarità compiute dall’ex impiegato pubblico nel “calcolare i costi degli interventi svolti dalla Tecnospurghi in occasione dell’allerta meteo per neve/ghiaccio del 25-26 febbraio e 1° marzo 2018”. Stefanini, con il concorso di Fiaschi, è stato illustrato, avrebbe “in sostanza artificiosamente aumentato orari e mezzi impiegati dalla ditta, gonfiando per migliaia di euro le spese sostenute dal Comune di Livorno”. In particolare “i lavori di spargimento di sale sulla strada, effettuati spontaneamente da un volontario, sono stati attribuiti alla Tecnospurghi a cui il Comune di Livorno ha pagato lavori mai eseguiti per un totale di 4500 euro“. Il rapporto tra Fiaschi e Stefanini si è sviluppato anche con “regalie varie, pacchi dono e cene offerte dall’imprenditore allo stesso Stefanini”.
Le anomalie sui prezzi – Nel corso dell’analisi del materiale documentale sequestrato sono emerse anche rilevanti anomalie nei prezzi fissati da Stefanini. “Prezzi anomali fissati a vantaggio del privato imprenditore e a danno dell’ente pubblico”. In tal modo ogni sacco di sale da disgelo da 20 kg è stato pagato dal Comune di Livorno 15 euro esclusa iva, mentre nel 2013 il Comune di Pisa ha pagato per un pacco di sale da 25 kg 3.35 euro compresa iva. Inoltre, per quattro zaini di rappresentanza contenenti piccoli accessori e donati alle scuole in occasione della manifestazione annuale indetta dalla Protezione Civile il Comune di Livorno ha pagato alla Tecnospurghi 1000 euro. Sulla base degli elementi di prova acquisiti il procuratore ha quindi chiesto per entrambi gli indagati la misura cautelare necessaria “anche per evitare l’inquinamento delle ulteriori prove che gli inquirenti stanno ancora raccogliendo e valutando”. La richiesta è stata accolta dal gip.
L’arresto per peculato – Il 30 maggio scorso Stefanini era già stato arrestato dalla squadra mobile di Livorno con la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico per il reato di peculato. In quel caso gli era stato contestato l’appropriazione di carburante per mezzi comunali e l’uso per fini privati di una auto di proprietà del Comune di Livorno (clicca qui).

Il sindaco: “Uno schiaffo a tutti noi” – “Gli arresti sono la prova che questa amministrazione e il sottoscritto in particolare hanno fatto bene a chiedere agli investigatori di accendere un faro su alcuni funzionari della protezione civile comunale. Grazie alle forze dell’ordine, chi voleva lucrare sul disastro dell’alluvione ora non brinda più. E’ vergognoso che un dipendente pubblico, di fronte a un evento tragico come l’alluvione dello scorso anno, abbia come priorità quella di favorire un imprenditore amico e pensi al proprio tornaconto personale, invece di aiutare i cittadini in ginocchio a rialzarsi. Una condotta sistematica, che ha moltiplicato i costi a carico del Comune e questo fa ancora più male: ogni euro regalato all’imprenditore amico, infatti, è un euro sottratto alla collettività, alla ricostruzione della città e alla sicurezza dei cittadini. Questo rappresenta un vero e proprio schiaffo a tutti noi, per primi ai familiari delle vittime dell’alluvione. Se tutto questo venisse confermato ci troveremmo di fronte a un comportamento inqualificabile per un funzionario pubblico, che, ricordo, è già stato sospeso da tempo dal servizio. Mi auguro che le indagini procedano nella maniera più rigorosa e rapida possibile in modo che tutte le eventuali condotte illecite vengano portate alla luce”.
E’ evidente che in caso di rinvio a giudizio di Stefanini, il Comune non solo si costituirà parte civile, ma chiederà anche un risarcimento per il gravissimo danno d’immagine.
Un danno arrecato alla città di Livorno, ai familiari di chi quella notte ha perso la vita e alla stessa Protezione civile comunale, dove lavorano professionisti irreprensibili, che ogni giorno si fanno in quattro per garantire la sicurezza dei cittadini”.

Cgil (Letizia Carmignani) – Come Cgil aziendale abbiamo appreso dalla stampa la notizia di un nuovo arresto del dipendente comunale addetto alla Protezione Civile, già ai domiciliari, per reati ancora più gravi e odiosi di quelli a lui contestati nei mesi scorsi. E’ una pagina triste e dolorosa per la città e, in particolare, per tutti i dipendenti pubblici che nei giorni dell’alluvione hanno profuso il proprio impegno, a fianco delle istituzioni e del volontariato, in favore della cittadinanza senza risparmiarsi. Ci addolora che questa vicenda, anche se circoscritta a un singolo, getti discredito sull’istituzione comunale, da sempre la più vicina ai cittadini, sui suoi uffici e su tutta una categoria di lavoratori che compie il proprio lavoro quotidiano con coscienza e onestà. Abbiamo fiducia nell’operato della magistratura e attenderemo che faccia piena luce sui fatti nell’interesse della cittadinanza e dei lavoratori comunali.

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