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Pianificavano la rapina in banca: arrestati

L'indagine è partita circa un mese fa quando un carabiniere di Vicarello ha notato una targa sospetta nelle vicinanze dell'istituto di credito della frazione colligiana

Giovedì 28 Novembre 2019 — 12:10

di Giacomo Niccolini

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In manette sono finiti tre professionisti del crimine. Decisive le intercettazioni ambientali all'interno della loro auto. Nel loro covo armi e maschere in lattice

Un’auto con una targa sospetta, e già nota alle forze dell’ordine, vista passare vicino alla banca di Vicarello, istituto di credito che sarebbe stato poi il vero obiettivo della futura rapina, ha dato il via all’indagine (clicca qui per vedere il video fornito dai carabinieri). E’ proprio da lì infatti, che, grazie all’intuito investigativo di un carabiniere della stazione del territorio colligiano si è sviluppata l’inchiesta che ha portato all’arresto di tre rapinatori dall’importante curriculum criminale. “Per farvi capire – ha commentato il maggiore Michele Morelli – in un’intercettazione ambientale captata in fase di indagine due di loro, coetanei di 67 anni si vantavano sul numero di anni passati rispettivamente in carcere. Stando a quanto registrato uno sosteneva di essere stato 45 anni dietro le sbarre e quindi di battere il record dell’altro che aveva collezionato soltanto 43 anni di galera nella sua vita”.
Dei veri e propri professionisti del crimine dunque uno originario della provincia di Ferrara, uno della provincia di Spezia mentre il più giovane dei tre, 38 anni, di Isola Capo Rizzuto (Crotone). Un tridente che l’Arma dei carabinieri è riuscito a disinnescare prima che potesse fare ulteriori danni sul nostro territorio. “Nelle intercettazioni i due ultrasessantenni vantavano anche amicizie importanti in ambito criminale con dei nomi illustri della malavita organizzata – spiega il maggiore Morelli che ha diretto in prima linea le indagini – Durante i nostri ascolti, dopo un mese di pedinamenti in cui abbiamo anche ripreso i loro acquisti di calze da donna che probabilmente avrebbero indossato per la rapina, abbiamo sentito scarrellare una pistola. Per noi è stato il segnale che non potevamo più aspettare, non si poteva più andare oltre e rischiare che qualcuno si facesse male. Così abbiamo messo davanti alla banca una nostra pattuglia inducendoli a desistere dal colpo, seguendoli così e prendendoli poi con le mani nel sacco nel parcheggio vicino al loro covo in provincia di Pisa. Qua dentro, una sorta di garage-rimessaggio, tutto quello che potete vedere sul banco oggi: una pistola finta, riproduzione fedele di una Glock, delle munizioni vere, un taser, delle targhe rubate a stagno un mese fa e che avrebbero probabilmente utilizzato per i loro colpi, una maschera in lattice professionale, alcuni cappellini e berretti, dei guanti in lattice e un coltello a serramanico”.
Il tutto è andato in scena lo scorso venerdì 22 novembre e i tre sono finiti in manette, al momento detenuti al carcere Don Bosco di Pisa, con l’accusa di tentata rapina a mano armata, illecita detenzione di munizionamento e ricettazione. Tutti e tre hanno dei precedenti penali specifici per rapina ai danni d’istituti di credito.
Qui di seguito alcune delle intercettazioni ambientali che i carabinieri hanno registrato, e hanno fornito alla stampa in fase di conferenza, e riguardano le conversazioni avvenute all’interno dell’auto su cui i tre viaggiavano e con cui avrebbero compiuto la rapina. Le intercettazioni sono relative a quando i malviventi, passando davanti alla banca, hanno notato la pattuglia dei carabinieri posta proprio davanti all’ingresso con l’intento di scoraggiarli.
Rapinatore 1: “Mh … porca p***a … gli sbirri” – : Rapinatore 2: “Eh ne abbiamo tre … quattro … cinque (inc.) è qui madama … abbiamo anche i Carramba” – : Rapinatore 3: “vai, vai, vai” , e – : Rapinatore 1: “Ci è andata di c***o … porca p****a (inc.) … benedire  … ma ti rendi conto ? … potevano essere più indietro. Più avanti (inc.) proprio davanti lì. O l’hanno colpita!? o ci hanno già fatto …. meno male che non siamo arrivati prima, magari non c’erano e stava succedendo qualcosa, uscivamo stasera poi…. si mangiava li dentro.. (in carcere-N.d.R.).
I complessivi esiti delle investigazioni hanno confermato che i tre erano pronti a colpire, avendo già individuato i compiti di ciascuno: Rapinatore 1: allora io sto dietro le casse, ti stai nell’ufficio, del Direttore, e te… va beh poi ci vado io, ci devo andare con Lui, per far sbloccare il bancomat.. te magari stai con il personale, con i clienti – : Rapinatore 3: si ma non lì dentro, li metti in uno sgabuzzino, i cellulari, depositati.. : Rapinatore 1: no ma possono stare anche seduti e te ti metti dietro l’angolino dietro la porta – : Rapinatore 3: attenzione a quei orologi scuri che sono dei cellulari….

Dalle intercettazioni di questa indagine denominata dai carabinieri “Big Brolly” (il grande ombrello, proprio perché avrebbero voluto agire in una giornata di pioggia per sfruttare anche la copertura visiva fornita dagli ombrelli con cui si erano equipaggiati), si può intuire come i tre avessero in mente di effettuare una rapina complessa con tanto di uno della banda “addetto” a sequestrare i cellulari dei clienti.
“Un’operazione di cui andiamo fieri – ha commentato il comandante provinciale, il colonnello Massimiliano Sole – e che ha dimostrato ancora una volta il ruolo fondamentale dell’Arma che non è solo quello di reprimere ma che della prevenzione fa un suo punto di forza”.

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