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Sei quintali di hashish nascosti in 18 fioriere dentro ad un container: due arresti

All'interno dei vasi arrivati a bordo di una nave dalla Spagna erano stati occultati 850 panetti, tutti sigillati con cellophane, contenenti complessivamente oltre 613 kg di hashish

Giovedì 21 Gennaio 2021 — 12:25

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In manette, dopo accurate indagini, sono finite due persone. Lo stupefacente, imbarcato in Spagna e spedito a Livorno, avrebbe fruttato una somma, stimata dagli stessi indagati, tra i 2,5 ed i 3 milioni di euro

È durata circa un anno l’indagine, costantemente coordinata e diretta dalla procura della Repubblica di Livorno, svolta dalla Squadra Mobile di Livorno con la collaborazione dell’Ufficio di Frontiera Marittima della Polizia di Stato e del Reparto Antifrode dell’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) di Livorno, che ha consentito di arrestare in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Livorno, come si legge in un comunicato, due torinesi residenti nel capoluogo piemontese, S.M., classe 1971, domiciliato in provincia di Pistoia e M.A., classe 1984, entrambi gravemente indiziati di voler introdurre illecitamente oltre 600 kg di hashish dalla Spagna.
L’indagine prende le mosse da quanto accaduto l’11 novembre 2019, quando arrivò nel porto labronico, proveniente dalla città di Valencia, una nave che trasportava, tra l’altro, un semirimorchio il quale, a causa delle pessime condizioni del mare, aveva urtato contro altri rimorchi. Questo aveva causato il danneggiamento della gran parte del suo carico, tra cui 18 fioriere di grandi dimensioni.
Dopo l’arrivo della barca in porto, durante le operazioni di trasbordo delle fioriere su un altro semirimorchio non danneggiato e quindi idoneo a circolare, gli operatori portuali avevano notato che dall’interno di alcune delle fioriere danneggiate erano fuoriusciti alcuni panetti sigillati con cellophane trasparente ed avevano richiesto l’intervento della polizia.
I poliziotti avevano proceduto ad un approfondito controllo delle fioriere ed avevano accertato che al loro interno erano stati occultati 850 panetti, tutti sigillati con cellophane, contenenti complessivamente oltre 613 kg di hashish.
Grazie alla sinergia operativa tra la Squadra Mobile, il Reparto Antifrode dell’Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) di Livorno e la Polmare è stato possibile individuare il destinatario delle fioriere: S.M., titolare di una ditta avente ad oggetto la compravendita di vasi, che aveva nella sua disponibilità un capannone in un paese della provincia di Pistoia, dove avrebbe dovuta essere consegnata la fornitura di fioriere e località in cui pure disponeva di analogo capannone anche M.A., a sua volta titolare di una ditta avente un simile oggetto sociale.
Gli investigatori hanno effettuato quindi alcuni sopralluoghi che hanno confermato i loro sospetti: in realtà, entrambi i capannoni erano chiusi e non operativi e le ditte dei due “venditori di vasellame” erano da considerarsi nient’altro che “coperture” finalizzate all’importazione di consistenti quantitativi di droga dall’estero.
Immediatamente è stata avviata una complessa ed articolata attività investigativa caratterizzata da una stretta collaborazione operativa tra Squadra Mobile e Reparto Antifrode doganale, con utilizzo di banche dati, appostamenti, richieste di informazioni ed altri strumenti di indagine. E’ emerso quindi che entrambi questi due “commercianti”, nei giorni appena precedenti a quello dell’imbarco del semirimorchio a Valencia, si trovavano in Spagna, dove si ritiene si siano recati appositamente allo scopo di organizzare il trasporto in Italia delle  fioriere “modificate” per trasportare l’hashish a Livorno.
Il valore commerciale della merce oggetto della spedizione, al di sotto dei 5.000 euro, non poteva certamente giustificare il fatto che S.M. e M.A. avessero ritenuto di dover seguire di persona le operazioni di spedizione, recandosi in Spagna, ciò che invece risulta dalle intercettazioni, che evidenziano addirittura la conoscenza di come lo stupefacente fosse stato imballato lì.
Lo stupefacente avrebbe fruttato una somma, stimata dagli stessi indagati, tra i 2,5 ed i 3 milioni di euro. Entrambi gli indagati, risultati inseriti in maniera radicata nell’ambiente del narcotraffico ed in contatto con  narcotrafficanti internazionali, sono stati rintracciati, con la collaborazione delle squadre mobili di Torino e Pistoia, nelle loro rispettive abitazioni ed all’esito delle perquisizioni, nel corso delle quali sono anche state sequestrate due auto ritenute provento dell’attività illecita, sono stati accompagnati, rispettivamente, S.M. al carcere “La Dogaia” di Prato e M.A. al carcere torinese “Lorusso e Cotugno”.Entrambi hanno fatto ricorso al Tribunale per il Riesame di Firenze, ricorso che non è stato accolto. I provvedimenti cautelari sono stati quindi confermati, cosicché sono rimasti in carcere.

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