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Finanza: sospesa funzionario del tribunale

Lunedì 25 Luglio 2016 — 11:06

Peculato e di soppressione, distruzione e occultamento di atti giudiziari le ipotesi di reato

I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Livorno hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal gip Beatrice Dani di applicazione della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio o servizio di dipendente del Ministero della Giustizia nei confronti di un funzionario giudiziario del Tribunale di Livorno, per le ipotesi di reato di peculato e di soppressione, distruzione e occultamento di atti giudiziari.
Le indagini dirette dalla Procura della Repubblica (pm Massimo Mannucci) sono state eseguite dai militari delle Fiamme Gialle distaccati presso la Sezione di polizia giudiziaria della Procura stessa e hanno portato all’applicazione della misura cautelare nei confronti di una donna, di origine fiorentina ma residente nella Lucchesia, già in servizio presso la cancelleria delle esecuzioni mobiliari del Tribunale civile labronico. In particolare, le investigazioni, scaturite a seguito di una segnalazione inoltrata alla Procura dallo stesso Tribunale, hanno consentito di accertare che la donna, sfruttando il suo ruolo di pubblico ufficiale e avendone per ragioni del suo ufficio la disponibilità, si appropriava, sin dal 2005, di denaro contante, titoli di credito e di libretti di deposito bancario intestati a terzi, per una cifra complessiva di oltre 230mila euro.
Inoltre, nel corso delle perquisizioni – eseguite con l’apporto dei militari del locale Nucleo di Polizia Tributaria presso l’abitazione dell’indagata, gli uffici e l’autovettura in uso alla stessa – è stata rinvenuta copiosa documentazione giudiziaria, costituita prevalentemente da fascicoli giudiziari e altri atti pubblici, sottratta dalla medesima dagli uffici giudiziari dove la stessa ha prestato servizio nel tempo.
Sono emerse altresì responsabilità in capo all’indagata per ricettazione, in quanto la stessa è stata trovata in possesso di un documento di identità di un soggetto terzo, non coinvolto nelle indagini, nonché di truffa aggravata, per aver richiesto e ottenuto, con artifizi e raggiri, da una donna del 1937, la cifra di 30mila euro, costituente parte dell’eredità ottenuta da quest’ultima a seguito della morte della figlia.

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