Falsi carabinieri truffano 90enne, arrestati con i gioielli sull’A1
Foto di archivio
I monili erano all'interno di un sacchetto nascosto nel sedile posteriore dell'auto, i tre sono stati fermati al casello di Orvieto. Fondamentale il coordinamento tra la polizia stradale di Orvieto e la questura di Livorno
Tre persone – un ragazzo e una ragazza poco più che ventenni e un uomo di 50 anni – sono state arrestate nei giorni scorsi sull’autostrada A1 dalla polizia stradale. I tre sono stati fermati dagli agenti della Polizia Stradale di Orvieto nei pressi del casello dell’omonima città. L’atteggiamento nervoso e le dichiarazioni contrastanti fornite in merito alla loro provenienza, uniti ai precedenti di polizia a loro carico, hanno indotto gli agenti ad approfondire i controlli. Nel corso degli accertamenti, nascosto nel sedile posteriore dell’auto, è stato rinvenuto un sacchetto contenente numerosi monili in oro, dei quali i tre non sono stati in grado di fornire alcuna spiegazione. Durante il controllo, gli agenti hanno inoltre raccolto elementi utili a ritenere che i tre provenissero da Livorno. Gli immediati contatti con la Questura della città toscana hanno consentito di apprendere che, nella stessa mattinata, una donna di 90 anni aveva denunciato di essere rimasta vittima di una truffa. Secondo quanto riferito, tre falsi carabinieri – due uomini e una donna – si erano presentati nella sua abitazione con la scusa di metterla in guardia sulle truffe ai danni degli anziani, convincendola successivamente a consegnare tutti i preziosi in suo possesso. Ricostruita la dinamica dei fatti, i tre sono stati arrestati e posti a disposizione della Procura della Repubblica di Terni, che ha richiesto e ottenuto nei loro confronti l’applicazione della misura cautelare dell’obbligo di dimora nei rispettivi luoghi di residenza. Nel comunicato stampa si precisa che “le evidenze informative e investigative sopra descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per gli indagati vige il principio di non colpevolezza fino a un accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna”.
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