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Addio a Dino Domenici,
il “re” del pane

Con Dino Domenici scompare un pezzo di storia della panificazione livornese che va dal successo del pane di Montenero al più recente pane Toscano DOP

Venerdì 8 Luglio 2016 — 16:05

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“Con Dino Domenici scompare un pezzo di storia della panificazione livornese che va dal successo del pane di Montenero al più recente pane Toscano DOP che l’azienda da lui fondata, e adesso portata avanti dalla famiglia (in particolare dai figli Marzio e Stefano), ha saputo accompagnare da protagonista nel lungo percorso di riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta”. A parlare è il direttore della Cna Marco Valtriani.
La storia di Dino si intreccia quindi con quella di tantissime famiglie livornesi e non solo che hanno assaggiato e gustato il suo pane. Premiato due anni fa proprio dalla Cna per la sua fedeltà ultratrentennale ai valori associativi (nella foto è a destra insieme al presidente onorario Enzo Catarsi), Dino, pur in pensione, non ha mai smesso di interessarsi dell’azienda e del suo pane: incontrarlo tra la farina, gli impasti ed i forni, ti trasmetteva tutta la passione per un mestiere duro ma di soddisfazione se fatto con il cuore. “Adesso il Panificio Domenici Dino srl che ha sede nel complesso artigianale di via Boccherini – continua Valtriani – è una realtà in espansione che ha conquistato importanti spazi di mercato anche nella grande distribuzione e nella pasticceria, senza mai abbandonare le sue classiche produzioni, ma integrandole ad esempio con la scommessa sul pane toscano a lievitazione naturale, prestandosi a corsi, sperimentazioni e studi anche universitari sulle tecniche di lavorazione, che hanno contribuito in modo determinante al percorso di riconoscimento europeo della DOP. Proprio recentemente il figlio Marzio Domenici è stato eletto presidente del consorzio guidato da Roberto Pardini, anch’esso legato alla Cna”.
Il presidente Cna Nocenti ed il direttore Valtriani hanno inviato alla famiglia un messaggio di cordoglio. Alla famiglia Domenici giungano anche le condoglianze di tutta la redazione di Quilivorno.it.

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12 commenti

 
  1. # Mia

    condoglianze alla famiglia

  2. # Barbara Picchi

    Grande uomo !!!
    R.I.P.

  3. # Chiara

    Ciao Dino….

  4. # Sabrina

    grande dispiacere! portava la schiacciata alle scuole elementari di montenero per la merenda e io lo aspettavo con impazienza, tanti anni fà. Sono vicina alla famiglia.

  5. # tapioca

    condoglianze alla famiglia

  6. # Alessandra

    Ciao dino…

  7. # Cantina del sole

    Condoglianze alla famiglia,
    Ciao Dino

  8. # marco62

    Condoglianze alla famiglia. Un grande uomo ci ha lasciato. R.P.I.

  9. # Maurizio Fraschetti

    Tutti i monteneresi se lo ricorderanno sempre con affetto,. Partecipo anch’io al dolore della famiglia, essendo impossibilitato a partecipare direttamente

  10. # lorena

    Anche se sono stata lontana ti ho sempre portato nel cuore. Per me ma penso per tutti sei stato un brav’uomo. Grazie e felice di averti conosciuto

  11. # roby53

    R.I.P. Sei stato un grande uomo
    Roberto Papini DITTA MOLO NOVO

  12. # Cive

    Un ultimo ricordo per mio zio, Dino Domenici.

    Ciao grande zio !
    In questi giorni così stancanti e pieni di tensione, il dispiacere immenso è sempre stato mitigato da tutte le persone che hai conosciuto e che mi hanno parlato di te, sono venuto a conoscenza di tante altre belle cose che non sapevo, ed il comune discorso di tutti è stato anche di evidenziare quante tonnellate di pane hai regalato, anzi, io direi che hai donato, perché il pane non si regala, il pane si dona.
    Grande nella stazza e grande di cuore, mancherai moltissimo, mi mancherà vederti nell’orto a cogliere i pomodori ed i carciofi “secolari” piantati da tuo padre, nonno Gino, mi mancheranno i tuoi commenti sul Livorno calcio, più che altro mi mancherà il clacson che suonavi quando arrivavi per consegnarci il pane, che da sempre anche a noi hai donato.
    Mi mancheranno quei momenti di confidenze e di sfogo, con te ogni volta c’era sempre qualcosa da imparare.
    Ripenso alla tua vita, perché a tredici anni già lavoravi per mantenere la famiglia, nonna Olga quando poteva partiva a piedi dal Castellaccio fino a Quercianella per lavorare, poi assisteva nonno già malato, e così hai avuto un’altra grossa responsabilità, anche quella di far crescere tua sorella, la mia mamma.
    Tu invece sempre a piedi partivi dal Castellaccio per andare a Montenero, nel forno di Tosca Conti, come era bello ! allora alimentato con le fascine di legno, e specialmente quando arrivava il freddo, o per risparmiare la fatica, eri adolescente e ti fermavi a dormire in una camera improvvisata adiacente il forno.
    Poi la voglia con la necessità di lavorare di più, la famiglia si era allargata, ma oltre al maggior reddito, oltre alla preparazione che un professionista ed imprenditore deve avere, la curiosità e la vera passione per un lavoro così importante, ti hanno portato a costruire tutto quello che hai fatto.
    Perché sei sempre stato lungimirante e precursore, mai ottuso, intelligente per affrontare le esigenze della società e dei mercati che cambiavano, il punto della tua forza è stato il potenziamento dei valori perduti, è stata la tradizione che hai imposto nel progresso.
    Mi spiace non averti detto una parola di più, tua nipote Annalisa, l’ha detto fino all’ultimo bacio che ti ha dato: zio resterai speciale ! Ma sei uscito dalla sala operatoria ed hai riconosciuto e salutato tutti, nonostante l’amputazione, con la tua forza di spirito avresti continuato a vivere senza alcuna depressione, sei stato tu a rasserenare chi ti stava vicino, eri contento, perché era stato risolto un problema che ti limitava. Poi quell’ictus ha complicato tutto, non sei più tornato vivo nella tua Montenero, nel tuo giardino in poltrona con le ciabatte, è stato un fulmine a ciel sereno, non ci siamo più visti.
    Nessuno si sarebbe aspettato una degenerazione così improvvisa.
    Io zio la sigla RIP non te la dedico, sarebbe una abbreviazione per te forse moderna, conoscendoti bene mi manderesti “a quel paese” per direttissima, allora ti scrivo DOP, di questa sicuramente conosci il significato e la senti più vicina.
    Perché se adesso l’Università di Pisa è interessata alla tua produzione, se hai inaugurato anche la scuola per la panificazione ed esiste la DOP, la denominazione di origine protetta, spero proprio che per sempre tu possa essere commemorato anche professionalmente, perché umanamente caro zio, hai lasciato un’eredità più grande di tutto il pane che hai sfornato !.
    Per la famiglia sarai un pensiero quotidiano, ed avendo visto quel mare di persone commosse che sono venute a salutarti per l’ultima volta, oramai sei una bella storia.
    Hai lavorato per settanta anni ! adesso se vuoi cerca di riposarti.
    Ciao grande zio ed infinitamente grazie per tutto !