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Addio Giorgio, una vita per la musica e per l’insegnamento

Giovedì 9 Aprile 2020 — 19:25

Giorgio Parasole aveva 32 anni e amava la vita, l'insegnamento e la musica. Scriveva anche poesie e i testi delle canzoni che cantava in un gruppo nel tempo libero

Il ricordo dei colleghi e degli amici: "Faceva emergere il meglio delle persone, una qualità unica. Era davvero una persona speciale, come non se ne trovavano facilmente"

di Giacomo Niccolini

I suoi occhi attenti su quel pentagramma, le lenti dei suoi occhiali pronte a riflettere il suo mondo, semplice e forte di emozioni, fatto per buona parte per gli altri. Le sue mani a rincorrere veloci le note che prendevano forma e cuore tramite il suo soffio di vita. Giorgio Parasole (nella foto tratta dal suo profilo facebook) era questo, musica e vita. O meglio vita e musica. Un solo connubio. Un modo di essere tutti i giorni attraverso il suo flauto traverso, quello strumento che, dopo il diploma con il massimo dei voti al Mascagni, lo aveva portato anche lontano da casa a Zurigo dove per due anni aveva frequentato un master di alta specializzazione con uno dei migliori al mondo in questo campo, Matthias Ziegler. L’altra grande passione era quella di poter trasmettere al prossimo. Una sorta di filo rosso con la musica, anch’essa comunicazione, voglia di connettersi e di sollevare gli animi. Ed è proprio con questo spirito che Giorgio si era affacciato all’insegnamento. Da tre anni a questa parte era infatti un insegnante di sostegno voluto bene e apprezzato proprio per il suo modo di stare accanto e connettersi. Creare empatia e tirare fuori il lato umano di ogni persona. Prima al liceo Classico, poi alle scuole medie Bartolena e infine all’istituto Vespucci-Colombo.
Aveva 32 anni. Troppo pochi davvero perché tutto finisse così. Un’emorragia cerebrale lo ha colpito la sera di venerdì 3 aprile. In un mattino assolato di giovedì 9 aprile l’uscita di scena. Ricoverato per alcuni giorni in ospedale, la lotta tra la vita e la morte, la sinfonia e il buio. Poi l’ultimo acuto, l’ultima nota affidata ad una poesia muta. Già, la poesia. Un altro campo dove eccelleva ma, come faceva per tutte le sue cose, non amava farlo pesare proprio per la sua schietta umiltà che lo ha sempre caratterizzato. “Una persona di una pazienza e una dedizione inaudita”, ricordano i colleghi con i quali ha trascorso le ultime settimane a scuola. “Faceva emergere il meglio delle persone, una qualità unica. Era davvero una persona speciale, come non se ne trovavano facilmente”. Scriveva poesie, scriveva versi e canzoni. E cantava in un gruppo per divertimento e passione. “Canzoni bellissime, testi unici. Come quel libro di poesie che abbiamo scoperto solo per caso avesse scritto”. Giorgio era così, emergeva un poco alla volta, quasi senza voler disturbare, in un crescendo di emozioni… proprio come sul “suo” pentagramma.

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