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Agricoltura e legalità: la tavola rotonda di Coop contro caporalato e lavoro grigio

Un problema che affligge anche la costa livornese è il lavoro grigio. Per questo si è parlato dell'importanza di discutere di questo argomento e dare ai consumatori informazioni precise riguardo alla provenienza dei prodotti che comprano

Sabato 22 Maggio 2021 — 14:06

di Chiara Montesano

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Minin "Più eleviamo la qualità e più evitiamo la possibilità di costruire reti di sfruttamento"

Agricoltura e legalità, questo il tema della tavola rotonda organizzata dalle sezioni soci Coop di Carrara-Versilia-Livorno sui canali Facebook per parlare con degli esperti di caporalato, lavoro in grigio e sfruttamento nel settore agroalimentare. Ad aprire il dibattito è stato Daniele Orsini parlando della difficoltà dell’affrontare un problema come il caporalato e dell’importanza del discuterne per portare consapevolezza nelle persone. “Spesso siamo abituati a vedere il prodotto sulla tavola – afferma – ma non conosciamo aspetti di ombre e luci di quello che succede. È bene ricordarlo e discuterne. Non è facile districarsi nelle discussioni su prodotto e filiera“.

Presente anche il segretario nazionale di Legambiente Enrico Fontana: “Il 6% del business delle ecomafie è stato riscontrato nel settore agroalimentare. Questi però sono solamente i dati riscontrati grazie ai sequestri. Nel 2019 sono aumentati i controlli, ma sono aumentati anche i reati“. Fontana ha spostato quindi la discussione sulle leggi che tutelano il made in Italy e che tutelano “l’agro pirateria”. Una legge fondamentale è la legge 199 che è contro il caporalato e il lavoro grigio.

È proprio di caporalato e lavoro grigio che hanno discusso Michele Rossi, segretario generale Fiai CGL, e Leonardo Filippi, giornalista della rivista Left. Anche nel nostro territorio ci sono dei problemi di lavoro grigio, afferma Rossi: “Ci sono tanti lavoratori, sia extracomunitari che italiani, che in una busta paga hanno segnate 10 giornate ma che loro ne lavorano 15, 20, 24. Le giornate pagate sono al massimo dieci, le altre sono pagate al nero. Lo stiamo combattendo. Le 10 giornate sono quelle che servono per la disoccupazione agricola, quelle al grigio non hanno contribuzione, vengono pagate 4-5 euro l’ora. La nostra problematica è questa”. Ne parla Fillippi nel suo libro “Braccia rubate. Donne uomini e caporalato“: “Nel libro cerchiamo di ripercorrere il problema guardando a tutta la filiera, anche verso cosa c’è sopra e guardando anche la grande distribuzione organizzata”. Il giornalista ha parlato anche delle leggi anti-caporalato esistenti in Italia che nel corso degli anni non hanno però sortito l’effetto sperato. Adesso sono in attesa dei decreti legislativi riguardanti una legge delega contro le pratiche commerciali sleali.

Stefano Minin, Coordinatore Gruppo legalità ANCC-Coop ha poi parlato invece dell’importanza di rendere consapevole la popolazione: “Tutto può essere risolto con una legge penale. Se non partiamo dalla necessità di rendere pubblico il problema, condividerlo e costruire un percorso comune, non arriviamo da nessuna parte”. “Come Coop facciamo fare controlli a sorpresa da un soggetto terzo –  continua Minin – Nel 2015 abbiamo sospeso 4 filiere. Cerchiamo di finalizzare l’agricoltura con agricoltura di precisione. Più eleviamo la qualità e più evitiamo la possibilità di costruire reti di sfruttamento”.

Infine, Michela Arcangeli del presidio Libera Versilia, Marco Pacini del Presidio giovanile Libera Livorno e Rosy Bandiera, docente liceo classico Carducci di Viareggio, hanno dato le proprie testimonianze sui progetti che stanno portando avanti, principalmente con i bambini, per poter dare loro informazioni e sviluppare una coscienza critica sul tema delle mafie.

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