Cerca nel quotidiano:


Alluvione, ok al piano per 30 milioni. Via di Popogna: riapertura a marzo

Le opere metteranno in sicurezza Livorno con un ritorno duecentennale: 10 milioni per il Rio Maggiore e Rio Ardenza. Rossi: nuovo sopralluogo a Montenero. Entro metà marzo si conta di riaprire la viabilità in un senso di marcia

Giovedì 8 Febbraio 2018 — 15:48

Mediagallery

Nel giorno in cui il commissario per il post alluvione si è recato a Livorno per un sopralluogo su alcuni cantieri, è arrivata la notizia che la Protezione civile nazionale ha approvato il piano dei lavori da 30 milioni di euro che permetterà di investire ulteriori risorse per la messa in sicurezza del territorio. Di questi, 10 milioni verranno utilizzati sul Rio Maggiore e sull’Ardenza, 8 per opere nell’area di Stagno e 12 tra spese di soccorso e altri interventi. I 30 derivano dai 17 milioni di euro recentemente stanziati dalla Regione e da altri 5 provenienti dal suo bilancio. Gli 8 destinati a Stagno sono invece di provenienza statale. È stato lo stesso commissario al post alluvione a darne conto, non nascondendo la propria soddisfazione, ed evidenziando come l’aver dato il via ad opere per 35 milioni di euro rappresenti un vero e proprio record nazionale, non senza aver osservato come qualche volta le cose possono anche andare bene, come in questo caso. Ha poi aggiunto che è sua intenzione arrivare entro la fine del mese ad appaltare tutti i lavori in somma urgenza, in modo che alcuni interventi siano completati entro marzo e altri entro la primavera. Si tratta di opere che mettono in sicurezza Livorno con un ritorno duecentennale, così come previsto dalla legge, ma ha detto di stare lavorando per un ritorno cinquecentennale, ovvero per un livello di sicurezza ancora maggiore.
Il commissario l’8 febbraio, al mattino, si era nuovamente recato in piazza delle Carrozze a Montenero, dove è stato raggiunto dal sindaco di Livorno. Ha notato come rispetto al sopralluogo precedente i lavori procedono, nonostante le difficoltà tecniche, con maggiore speditezza. Sul fosso Stingaio è previsto un investimento di 2,3 milioni di euro. È stata poi la volta del Rio Ardenza, oggetto di una doppia verifica: la prima nella zona della foce dove sono in corso lavori di risagomatura e ampliamento della sezione con i lavori che dovrebbero concludersi entro la fine di aprile. Non è mancata infine la visita ai cantieri attivi nella parte alta del Rio, oltre il ponte di via Remota.

86 i lavori conclusi, 54 i cantieri aperti – Sono 54 i cantieri attualmente aperti nei tre comuni colpiti dall’alluvione del 10 settembre scorso, per un importo totale di 19 milioni di euro. Sono invece 86 i lavori conclusi e soltanto 7, per complessivi 1,63 milioni di euro, i cantieri che devono ancora partire, ma si farà in modo di avviarli entro fine mese. Il fabbisogno complessivo ammonta a 95 milioni di euro, mentre sono circa 65 quelli disponibili, dei quali quasi 45 stanziati direttamente dalla Regione. È questo il quadro tracciato dal commissario per il post alluvione nel corso della conferenza stampa che ha tenuto a fine mattinata nei suoi uffici livornesi, presente anche l’assessore regionale alla Protezione civile, raccogliendo le sollecitazioni sia del consigliere regionale eletto a Livorno, con cui si è sentito, sia degli organi di informazione. Ha poi passato in rassegna alcune delle situazioni emergenti. Per via Popogna, la strada che porta a Gabbro, ha parlato con il presidente della Provincia. Le cose procedono, ed entro metà marzo si conta di riaprire la viabilità in un senso di marcia. Il commissario ha precisato che se gli enti attuatori non saranno in grado di avviare e ultimare i lavori, sarà il Genio civile e farlo.
In via di Salviano sono in corso le prove di carico, non ci sono particolari ritardi e si va verso la costruzione del previsto muro. Per il rio Maggiore il commissario ha detto che sono necessari interventi per la messa in sicurezza, per evitare che provochi altre morti: spetta ai tecnici individuare soluzioni adeguate. E poi passato ad esaminare la questione dei ritardi nei rimborsi ad imprese e famiglie, imputabili esclusivamente al Parlamento e al Governo che non hanno inserito, come richiesto dalla Regione, questi finanziamenti nella Legge finanziaria. Adesso il commissario, dopo aver scritto ai parlamentari in carica, scriverà ai candidati perché, se eletti, se ne facciano carico. Da parte sua la Regione ciò che poteva fare l’ha fatto, dando contributi fino a 8.000 euro dal proprio bilancio per 500 famiglie più indigenti e concedendo finanziamenti con il microcredito a 50 imprese. Il Commissario ha infine annunciato che darà il via ad incontri con tutti i direttori dei lavori e le imprese impegnate nelle opere, per esaminare e risolvere eventuali criticità. Ha poi avuto modo di parlare dei pagamenti con il sindaco di Livorno. I soldi ci sono. Si tratta di velocizzare i mandati di pagamento, osservando come tra i due ci sia accordo su tutte le principali questioni sul tappeto e annunciando che è sua intenzione di tornare a Livorno ogni 15 giorni per governare i problemi sul posto.

Riproduzione riservata ©

16 commenti

 
  1. # Luca Catone

    Il fatto di dire che si sta lavorando per una messa in sicurezza dei vari torrenti mi sembra una implicita ammissione che prima non erano in sicurezza, o sbaglio?!?

    1. # IURI

      La situazione a rischio era già nota e presente nelle mappe della Protezione Civile IN MANO AL SINDACO, come in tantissime zone dell’Italia. Ecco perché proprio in quei punti doveva essere attivato il piano di emergenza E DOVEVA ESSERE DAto L’ALLARME SUBITO mettendo in modo la “macchina” della Protezione Civile, che per legge è demandata ai primi cittadini, CON SMS, TELEFONATE, MEGAFONI CHE AVREBBERO DOVUTO ALLERTARE, invece di andare a schiacciare un bel pisolino. Nei comuni a pochi chilometri da noi l’allarme è stato lanciato e non stanno piangendo morti.

    2. # Anna Vacchio

      Ma tutti i soldi che si danno per la tassa sulle colline che fine fanno? Non dovevano intervenire prima e non dopo a disastro avvenuto?

    3. # Pippoooo

      Che fossero zone a rischio lo doveva sapere per forza in quanto capo della Protezione Civile, ma siccome la settimana prima del naufragio con l’allarme arancione lui si era attrezzato con le idrovore e non piovve a sufficienza, la notte delle bombe d’acqua, incessanti per ore, ha ritenuto non attivarle per niente fin da subito (parole sue) perchè l’allarme era “arancione” e “non si era accorto” che a Livorno incombeva un nubifragio devastante. Aveva sonno, che gli vuoi dire?

      1. # Anna Vacchio

        Ma se erano zone a rischio perchè per anni nessuno ha mai fatto nulla? ripeto dove sono andati a finire quella montagna di soldi che abbiamo versato con la tassa sulle colline se non venivano utilizzati per la messa in sicurezza dei torrenti?

    4. # Giulio

      Alle 21.39 il Comune e la Protezione civile furono allertate di “un forte sistema temporalesco”. Alle 23.08 c’è stato un altro monitoraggio, seguito ogni due ore da aggiornamenti sulla gravità del nubifragio. Il sindaco è andato a letto alle 11,30 senza attivare nessun allerta minimale. Ricordiamo che il comune ha una lista completa delle famiglie che abitano nei luoghi considerati a rischio (tutti gli 8 nostri cittadini che sono morti abitavano in queste zone già segnalate) e che in casi di emergenza come questi, il sindaco, ha il dovere di avvertirli, come hanno fatto TUTTI gli altri comuni, cosa che non è stata fatta a Livorno. Al comando della macchina dei soccorsi ci deve stare il sindaco per legge , è pagato anche per questo, la nanna poteva aspettare.

      1. # Anna Vacchio

        Continuo a chiedermi che fine abbiano fatto tutti i soldi versati con la tassa sulle colline per la manutenzione e messa in sicurezza dei torrenti affinchè non vi fossero esondazioni ma l’ unica risposta mi viene data è che il sindaco aveva sonno !!

        1. # Marco

          Ahahah, brava l’hai capito?

          1. # Anna Vacchio

            E tu cosa hai capito?

  2. # max

    Quanti discorsi pre-elettorali Sig. Rossi………..ma fatti, a vedere le opere lasciate li come in via del Giaggiolo-cassa di espansione in via dell’Uliveta, ZERO .

    1. # MARIO

      I soldi sono arrivati tempestivamente grazie all’immediato intervento di Rossi e si sta attivando subito, dobbiamo solo essere grati di questo! C’è chi fa polemiche inutili e arroganti e chi si rimbocca le maniche subito. Doveva aspettare l’esito delle elezioni per farti un piacere e lasciare in quello stato le zone a rischio? Queste cose non si possono sentire.

  3. # deluso

    Per ripulire il rio puzzolente da dove nasce c’è voluto 70 anni fino a quel giorno la mappa del sistema idrico non lo prevedeva nonostante gli anziani del posto continuarono a ripetere che c’erano ancora due chilometri di rio che erono completamente invasi dal bosco , dove erono i tecnici ??? Adesso passeranno altri 70 anni?

    1. # enzo

      Approvo, PS. Ci sarebbe da togliere tutto il materiale che era nel Rio.

    2. # Giulio

      Nel giugno 2017 il Comune aveva stanziato appena 80mila euro per i lavoro di pulizia di caditoie e collettori. INTERVENTI MI PORTATI TERMINE. Nella determina si legge che l’amministrazione comunale, «al fine di stabilire le clausole relative agli appalti, da aggiudicare durante un periodo pluriennale e riguardanti l’esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria» intendeva concludere un «accordo quadro con un unico operatore economico, sul quale basare l’aggiudicazione di appalti di durata annuale». Nei mesi successivi, da quanto risulta, l’accordo non ha avuto seguito e i risultati sono quelli che si sono visti: tombini non puliti e che non ricevono, caditoie intasate e altri disagi che hanno procurato un disastro annunciato.

  4. # enrico

    ok mettere in sicurezza i rii ma non dimentichiamo che ci sono alcuni tratti di strada letteralmente portati via dalle acque e che nell’emergenza sono stati riparati con soluzioni temporanee ma che non possono rimanere così

  5. # luccio

    come il ponte di via del giaggiolo sempre con sparti traffico come spallette e la strada fatta grazie all’esercito e completamente distrutta e un pozzo senza tappo con solo delle transennine speriamo che non rimanga nel dimenticatoio